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Morto il grande Carlo Giuffré Avrebbe compiuto tra poco i 90 anni

Ultimo Aggiornamento: 05/11/2018 01.01
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Marco Giusti per Dagospia



Perdiamo anche Carlo Giuffré. Avrebbe compiuto 90 anni il prossimo 3 dicembre. Grande protagonista della scena teatrale italiana del secolo scorso e della nostra commedia degli anni ’60 e ’70. Lo dobbiamo certamente ricordare a teatro in coppia col fratello Aldo, o nella compagnia di Eduardo De Filippo o con la Compagnia dei Giovani negli anni ’60, in tv, ne “I Giacobini” di Edmo Fenoglio o in “Le avventure di Laura Storm”, ma anche in tanti film e filmetti adorabili.



Non ci sarà un altro Silver Boy come lui, il protagonista di Basta guardarla commedia stracult di Luciano Salce sul mondo dell’avanspettacolo, dove è pazzamente innamorato della Riketta Rikk di Maria Grazia Buccella e se la vede con la gelosissima Mariangela Melato. Con tutte e due canterà il celebre “Coccoricò”, sorta di parodia musicale del gallismo italiano. Per non parlare del Vincenzo Macaluso di La ragazza con la pistola di Mario Monicelli, l’infame che ha disonorato la protagonista Monica Vitti che arriva fino in Inghilterra per ucciderlo.



O del protagonista un po’ buzzanchiano del folle Bella, ricca, lieve difetto fisico, cerca anima gemella di Nando Cicero. Lui avrebbe certamente preferito venir ricordato per le sue interpretazioni più alte, come La pelle di Liliana Cavani, assieme al suo amico Marcello Mastroianni, o Desiderio di Anna Maria Tatò, o Pinocchio di Roberto Benigni, dove fu Geppetto.



Personalmente lo preferisco nelle tante commedie e commediacce anni ’70 che faceva un po’ per soldi un po’ quando aveva tempo libero dalle stagioni teatrali, La signora gioca bene a scopa?, una delle prime commedie sexy di Edwige Fenech, La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono, La supplente con Carmen Villani, La ragazza alla pari con Gloria Guida. Ma ne fece talmente tante…



Come Lando Buzzanca era arrivato alla commedia sexy partendo da solide basi teatrali, mischiandole poi con situazioni da pochade che presentava il cinema del tempo, aiutandosi con la presenza di bellissime partner femminili e di grandi caratteristi. E il pubblico italiano adorava vederlo ridicolizzato come gallo nazionale perennemente in crisi rispetto alle situazioni piccanti più assurde.



Steno ce lo presenta coprotagonista, assieme a Renato Rascel, del folle Il trapianto, dove possiamo immaginare quale parte del corpo offrano i due, ma anche nel più riuscito Cose di cosa nostra, dove è invischiato in fatti di mafia. Assieme al fratello Aldo, Carlo era entrato nel 1947 nella compagnia di Eduardo e proprio Eduardo lo porterà al cinema nei suoi film dei primi anni ’50, Napoli milionaria e Filumena Marturano. Bravo, di bell’aspetto, con una gran voce, il cinema lo prese subito nei ruoli più disparati. Così lo troviamo in una serie di film napoletani canterini interpretati da Giacomo Rondinella, …




E Napoli canta! di Armando Grattini, Napoli terra d’amore di Camillo Mastrocinque Roberto Rossellini lo chiamò per un piccolo ruolo ne La macchina ammazzacattivi, Mario Camerini lo chiamò per Primo amore, ma Pietro germi gli offrì un ottimo ruolo in Il ferroviere, che fu forse la sua prima vera interpretazione al cinema. Fu protagonista per la prima volta, nel ruolo del compositore Salvatore Gambardella, di Quando tramonta il sole con Maria Fiore e Giacomo Rondinella, film ormai rarissimo.



Lo troviamo anche protagonista, assieme a Virna Lisi e a Sergio Fantoni, di Caterina Sforza, la leonessa di Romagna di Giorgio W. Chili, altro film invedibile da anni. Nel più ricco Madame Sans Gene con Sophia Loren, ebbe il ruolo di Jerome Bonaparte e, contemporaneamente, lo troviamo in tv nel fondamentale “I Giacobini”. All’epoca dei film a episodi fu molto richiesto, e in Bianco, rosso, giallo, rosa di Bruno Baratti fu protagonista maschile di tutti gli episodi assieme a star come Anita Ekberg, Yoko Tani, Maria Grazia Buccella.




Fu forse il ruolo di Vincenzo Macaluso in La ragazza con la pistola di Mario Monicelli nel 1968 a riproporlo all’attenzione dei registi di cinema. Ebbe così molti ruoli importanti, in Ninì Tirabusciò, ancora con la Vitti, e, soprattutto la doppietta di Basta guardarla di Luciano Salce e di Cose di cosa nostra di Steno. Gianni Grimaldi lo chiamò in sostituzione di Lando Buzzanca, nel momento dello scoppio della sexy siciliana, per Le inibizioni del dottor Gaudenzi, dove recitò assieme a Françoise Prevost e Katia Christine.



Molto amato in Francia dopo il successo di Basta Guardarla, fu protagonista di Perché mamma ti manda solo di Richard Balducci con Bernadette Laffont e Jane Birkin. Ma fu con Bella, ricca, lieve difetto fisico, cerca anima gemella e con tutte le altre commedie erotiche italiane del tempo che diventò un nome di sicuro successo al botteghino.




Ebbe qualsiasi partner negli anni ’70, Edwige Fenech, Gloria Guida, Carmen Villani, anche Laura Gemser, in Voglia di donna. Con Salce tornò a recitare nel curioso Riavanti, marsch!, a genere ormai finito. Dai primi anni ’80 si dedicò quasi esclusivamente al teatro, ma lo troviamo in pochi, ma ottimi film, come La pelle di Liliana Cavani, Son contento di Francesco Nuti, Tre colonne in cronaca di Carlo Vanzina, Pinocchio di Roberto Benigni, fino alla sua ultimissima apparizione in Se mi lasci non vale, diretto nel 2016 da Vincenzo Salemme.



Forse non interpretò le commedie di Eduardo come volevano i puristi, ma fu attore di grande popolarità, in grado di riempire ogni sera i teatri e di portare avanti testi e personaggi del suo maestro. Fu anche attore di cinema meno ovvio di quanto si credesse al tempo. Lo notiamo perfino dai suoi strepitosi doppiaggi, cito solo Antonio Cifariello in Pane, amore e… di Dino Risi e Philippe Noiret in Il comune senso del pudore di Alberto Sordi. E ancora lor icordo con affetto quando, ormai un po’ malandato, cantò assieme a Maria Grazia Buccella il “Coccoricò” di Basta guardarla a Stracult.

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Un altro pezzo del grande vecchio Cinema Italiano

parliamoci chiaro

gli attori di oggi non valgono un cazzo [SM=x44450]

qualche d'uno si salva ma qualche d'uno proprio
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