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Chi comanda ora in Vaticano? (Tutti gli uomini di Ratzinger)

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I cardinali Giovan Battista Re e Leonardo Sandri con monsignor Paglia
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LA FINANZA IN PARADISO

- CAMBIO ALLO IOR, LA BANCA DEL PAPA:
ANGELO CALOIA LASCIA DOPO 16 ANNI

- A CHI LE CHIAVI DELLA BANCA VATICANA?
IL CARDINALE BERTONE HA IN MENTE ETTORE GOTTI TEDESCHI (OPUS DEI)….



Ignazio Ingrao per “Panorama”


Tra qualche mese le chiavi della cassaforte del Vaticano potrebbero passare di mano.
Il «banchiere del Papa», Angelo Caloia (69 anni), sarebbe pronto a lasciare la presidenza dello IOR (Istituto opere di religione) dopo 16 anni.
Il sostituto più accreditato è Ettore Gotti Tedeschi. Cattolico di orientamento liberale, 62 anni, sposato con cinque figli, amico del cardinale Giovanni Battista Re e in ottimi rapporti con l’Opus Dei, Gotti Tedeschi attualmente cura gli interessi in Italia di una delle più importanti banche internazionali, lo spagnolo Banco Santander Central Hispano, oltre a far parte dei CDA della Cassa depositi e prestiti e del Sanpaolo-Imi.

Uomo di punta della finanza bianca, molto legato a Gianmario Roveraro
(il manager sequestrato e ucciso nel luglio 2006),

Gotti Tedeschi ha pubblicato un libro-intervista: “Denaro e paradiso”. Regista dell’operazione ai vertici della banca vaticana è il segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Ai primi di marzo, senza clamore, Bertone è stato infatti nominato presidente della commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior, in sostituzione di Angelo Sodano. Sono entrati a far parte della commissione tre nuovi cardinali: il francese Jean-Louis Tauran, l’indiano Telesphore Placidus Toppo e il brasiliano Odillo Pedro Scherer.
Escono il messicano Juan Sandoval Iniguez e lo statunitense Adam Joseph Maida (superiore della «missione sui iuris» delle isole Cayman).
Resta in carica l’italiano Attilio Nicora, presidente dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa). Dalla commissione cardinalizia dipende il Consiglio di sovrintendenza della banca presieduto, per l’appunto, da Caloia.

Per la poltrona dello Ior negli anni scorsi si era parlato di Hans Tietmeyer e di Antonio Fazio al posto di Caloia.
Stavolta però Bertone sembra deciso: sono già stati nominati il nuovo direttore dell’Istituto, Paolo Cipriani, e il suo vice Massimo Tulli. Resta da chiarire il ruolo di monsignor Piero Pioppo, che nel 2006 il cardinale Sodano ha voluto prelato dello Ior (la carica che fu di Donato De Bonis, braccio destro di Paul Marcinkus).

Lo IOR è il fulcro delle finanze vaticane:
130 dipendenti,
un patrimonio stimato di 5 miliardi di euro;
40 mila conti correnti (riservati a dipendenti vaticani, ecclesiastici e a una ristretta clientela selezionata)
con interessi medi annui che oscillano dal 4 al 12 per cento esentasse;
rilevanti investimenti esteri
(solo in titoli Usa avrebbe in portafoglio oltre 300 milioni di dollari).

A Caloia viene riconosciuto il merito di aver risollevato l’Istituto dopo lo scandalo del Banco ambrosiano.
Ma i cardinali gli rimproverano un’eccessiva autonomia, come quando corse in salvataggio dell’amico Giovanni Bazoli assediato dalla Mediobanca.

Infine un ultimo incidente:
lo scontro con Giovanni Mazzali, economo dei salesiani e presidente della Polaris investment Italia, società di gestione del risparmio etico dedicata agli enti ecclesiastici.


Ignazio Ingrao per “Panorama” 11 Aprile 2008
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4/22/2008 5:44 PM
 
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MEDIOBANCA HA IL SUO “AMBASCIATORE” IN VATICANO
– DIRETTAMENTE DA CAPITALIA, GERONZI HA PRELEVATO L’AVVOCATO SIMEON, CHE HA OTTIME RELAZIONI CON LA SANTA SEDE
– ADDIO AL “LAICISMO” DI CUCCIA…


Francesco Manacorda per “La Stampa”



Cesare Geronzi

© Foto U.Pizzi

Un ambasciatore in Vaticano per Mediobanca. Il mese scorso il presidente del consiglio di sorveglianza di piazzetta Cuccia, Cesare Geronzi, ha assunto direttamente dalla «sua» Capitalia, ormai fusa con Unicredit, l’avvocato Marco Simeon.

Trent’anni, ligure, strettamente legato alla Curia genovese, nel gruppo Capitalia Simeon aveva dal 2005 la responsabilità delle relazioni istituzionali, occupandosi in sostanza dei rapporti con la Santa Sede. Nelle stanze del Vaticano - assicura chi lo conosce - il giovane legale si muove con grande sicurezza.

Così anche negli uffici romani di Mediobanca, in piazza di Spagna, continuerà a svolgere, sempre sotto l’etichetta degli «affari istituzionali», lo stesso incarico. Ma qual è il valore aggiunto di una figura di questo genere per le attività di Mediobanca? «Non sta a me valutare la strategicità del mio incarico - risponde Simeon - diciamo comunque che ci sono dei valori che sono di difficile stima».

Il curriculum del nuovo manager di Mediobanca è del resto ricco di esperienze e incarichi significativi nel mondo cattolico.
Simeon è ad esempio Priore del Magistrato di Misericordia
, un’istituzione genovese nata nel 1419 e fin da allora presieduta dall’Arcivescovo della città, per occuparsi degli indigenti attraverso le donazioni di cittadini più facoltosi.
Tra le sue cariche anche quella di segretario generale della Fondazione per i Beni e le Attività Artistiche della Chiesa, che fa capo alla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa presieduta fino a pochi mesi fa dal genovese monsignor Mauro Piacenza e oggi guidata da monsignor Mauro Ravasi.

Proprio in quest’ultima veste Simeon è stato fra i promotori della «Rosa Mystica», una rosa speciale dedicata alla Madonna e prodotta anche sotto l’egida della Regione Liguria che punta a diventare il fiore ufficiale delle celebrazioni mariane.
Ma al di là dei rapporti e degli incarichi in ambito ecclesiastico, l’avvocato ha ottime relazioni anche in ambiti più secolari: è ad esempio segretario regionale per la Liguria della lobby italo-americana Niaf, nonché consigliere della Fondazione Carige, dove è stato nominato in quota centrodestra.


Marco Simeon

Per Mediobanca la scelta di un uomo specificamente addetto ai rapporti con il Vaticano rappresenta sia un «unicum» nel panorama delle banche d’affari italiane e straniere
sia un mutamento epocale rispetto alla tradizione dell’istituto. Nella distinzione - peraltro discussa - fra finanza cattolica e finanza laica, piazzetta Cuccia è infatti sempre stata considerata un caposaldo di quest’ultima.

E il nucleo fondatore di Mediobanca, composto da Raffaele Mattioli, Adolfo Tino, Enrico Cuccia e Ugo La Malfa, aveva tra i suoi tratti distintivi la vicinanza, o addirittura la militanza, nel Partito d’azione, assieme ad un approccio completamente laico nei rapporti lavorativi. Coordinate storiche che sono cambiate solo in una certa misura nel corso degli anni ma che adesso appaiono decisamente più lontane con l’arrivo di Geronzi al vertice di Mediobanca.

Il banchiere, infatti, ha notoriamente rapporti assai stretti con la Curia romana e con la Santa Sede.
Questo sia per formazione personale, sia alla luce della sua esperienza in Banca di Roma, per tradizione l’istituto di riferimento del Vaticano.
Una rete di contatti che, anche da piazzetta Cuccia, il nuovo presidente vuole mantenere più che mai.


Francesco Manacorda per “La Stampa” - 22 Aprile 2008
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5/19/2008 11:59 PM
 
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IL PAPA VUOLE ANTICIPARE LA SUCCESSIONE DI RUINI (CHE PRETENDE VESCOVO IL SEGRETARIO)
- UNICO INTOPPO: IL NOME DEL VICE-VICARIO. VALLINI NON NE VUOLE SAPERE DEL RUINIANO MORETTI
– SI ACCENDE PAGLIA…


Si accelerano le pratiche per l'uscita di scena del cardinale Camillo Ruini come Vicario a Roma del papa, l'ultimo pulpito rimasto a Sua Eminenza. Inizialmente l'annuncio del nome del successore, il cardinale di curia Agostino Vallini, era previsto per il 21 giugno, ma Ratzinger vuole anticipare. Il 9 giugno comincerà a Roma il grande convegno della diocesi del papa e in Vaticano vogliono approfittarne per annunciare il cambio.

C'è un unico intoppo: il nome del vice-vicario (in curialese: il "vice-gerente"). I ruiniani vorrebbero la conferma dell'attuale, il vescovo Luigi Moretti, il cardinale Vallini non ne vuole sapere. Alla carica punta il potente vescovo di Terni monsignor Vincenzo Paglia, il prelato della Comunità di Sant'Egidio: da lì a fare il salto verso la porpora cardinalizia il passo sarebbe brevissimo.

C'è anche un altro nome nella trattativa: prima di lasciare Ruini pretende la nomina a vescovo del suo ex segretario don Mauro Parmeggiani. Non è la prima volta che ci prova, ma gli impedimenti sono enormi. Uomo di mano del cardinale Ruini, su Parmeggiani, sussurrano, in Vaticano hanno accumulato un dossier alto così. Niente da fare.

Dagospia 19 Maggio 2008
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6/10/2008 2:39 AM
 
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Filippo Di Giacomo per “La Stampa”

Come spiegava Gioacchino Belli, la diocesi di Roma è quella del vicario di Cristo. Ma è anche quella del vicario del vicario. Ed anche quella dove preti e fedeli hanno come compagno di fatica soprattutto il vicario del vicario del vicario, cioè il vicegerente, il vescovo che a Roma regge la prima linea tra città e diocesi. Un ruolo cerniera che, in attesa dell’arrivo del cardinale Agostino Vallini, ancora prefetto del tribunale dove lavorava come «notaro» il Belli, la Segnatura Apostolica, veniva ripetutamente chiesto dalla base ecclesiale per monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni.

L’attuale vicegerente, monsignor Luigi Moretti, è dato in partenza per San Giovanni Rotondo, al posto dell’arcivescovo D’Ambrosio destinato alla successione di monsignor Ruppi a Lecce. Don Vincenzo Paglia, cresciuto con don Gigi Di Liegro e don Andrea Santoro, ha molti titoli per leggere l’identità reale della città e della diocesi di Roma.

Un ruolo che peraltro ha saputo assumere a Terni, diocesi della quale è dinamico e stimato pastore dall’aprile del 2000. Vederlo tornare a Roma è sembrato possibile, persino certo, fino alle elezioni di aprile. «Un vescovo», ci spiega monsignor Paglia al telefono, «deve saper parlare ai fedeli e al clero con una chiara visione della città e della diocesi; deve dimostrare di avere un progetto capace di interpretare ciò che la gente concretamente vive. Lo stesso vale per le autorità politiche: non possono più accontentarsi solo delle pratiche e delle emergenze quotidiane. Devono dimostrare di comprendere ciò che avviene nel Paese e nelle città, elaborando visioni politiche e agendo anch’essi all’interno di veri progetti».



Con un sindaco di destra e un programma come quello votato dall’elettorato dell’Urbe, un vicegerente che ha partecipato alla fondazione della Comunità di Sant’Egidio, che nei rom e negli extracomunitari vede solo sfide pastorali e sociali e non minacce, deve essere apparsa alle autorità della Santa Sede una sorta di corto circuito incombente nelle istituzioni cittadine. E, a quanto sembra, la scelta del cardinale Vallini è stata dirottata su monsignor Marcello Semeraro, attuale vescovo di Albano, ecclesiologo, molto vicino a quel movimento dei Focolari che nella curia romana è presente e molto sostenuto.

Nel cruciverba del post-Ruini, dunque, l’altroieri si è svuotata un’altra casella, con la nomina del cardinale Ennio Antonelli, finora arcivescovo di Firenze, a presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia. Se le voci sussurrate negli ultimi mesi sono esatte, è una casella che presto verrà occupata dall’arcivescovo Giuseppe Betori, attuale segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, da molti mesi in predicato per la sede toscana.

Firenze, patria di Oriana Fallaci e sede delle iniziative culturali e politiche di Marcello Pera, viene ritenuta ancora ambita da monsignor Rino Fisichella, rettore dell’Università Lateranense, che sui lungarni troverebbe una situazione più idonea di quella di segretario alla Dottrina della Fede per la sua vocazione di mediatore culturale.

Monsignor Ernesto Mandara, attuale vescovo ausiliare per il settore centro di Roma, andrà a Frosinone come coadiutore con diritto di successione del vescovo Salvatore Boccaccio, impedito per malattia, lasciando così l’ennesima casella vuota per una causa che sta molto a cuore al cardinale Ruini, la nomina a vescovo del suo ex segretario monsignor Mauro Parmeggiani, la cui destinazione a Tivoli ha portato molte carte e molte persone negli uffici del nunzio in Italia e delle autorità vaticane.


09 Giugno 2008
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10/10/2009 9:14 PM
 
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1- SE IN CASA NOSTRA È PARTITA LA CORSA AL QUIRINALE TRA MONTI, PRODI E BELLA NAPOLI, ANCHE OLTRETEVERE È INIZIATA LA GUERRA PER LA SUCCESSIONE A PAPA RATZINGER -

2- IL COLPO DI MANO DEL 6 GENNAIO (SETTE “CAPPELLI” CARDINALIZI SU DICIOTTO DISTRIBUITI AD ITALIANI “BERTONIANI”) CADE IN UN PERIODO IN CUI SI ACCAVALLANO LE VOCI DI POSSIBILI DIMISSIONI DELL’85ENNE BENEDETTO XVI IN TEMPI BREVI, ANCHE ENTRO IL 2012 -

3- ALCUNI CARDINALI, “IMBUFALITI” PER LA ZAMPATA DI BERTONE, PENSANO DI SCRIVERE UNA LETTERA PRIVATA A RATZINGER PER CHIEDERGLI DI SOSTITUIRE IL SEGRETARIO DI STATO -

4- I “BERTONIANI” NON ESCLUDONO A PRIORI CHE IL SEGRETARIO DI STATO POSSA SUCCEDERE A RATZINGA. GIA’ ORA BERTONE È DIVENTATO COME SODANO NEGLI ULTIMI ANNI DI WOJTYLA: UN “VICE-PAPA” CHE HA ACCENTRATO IL POTERE ECONOMICO NELLE SUE MANI -

5- IL CONTROPOTERE È GUIDATO DAI DUE ANGELI, IL CIELLINO SCOLA E IL “TRADITORE” BAGNASCO, PROTAGONISTI DELLA DOPPIA SCONFITTA SUBITA DA BERTONE NEGLI ULTIMI GIORNI: LA MANCATA ACQUISIZIONE DEL SAN RAFFAELE E LE DUE DIMISSIONI DELL’ISTITUTO TONIOLO, SEGNALE CHE LE NOMINE CARDINALIZIE SONO IL SUO CANTO DEL CIGNO

Massimo Franco per il "Corriere della Sera"

PAPA BENEDETTO XVIPAPA BENEDETTO XVI

L'idea di un «partito italiano» destinato a contare di più nel prossimo Conclave è suggestiva ma forse un po' azzardata. L'aumento numerico dei cardinali tricolori (30 su 120) prodotto dal Concistoro dell'Epifania ha lasciato dietro di sé una scia di frustrazioni e di veleni che contraddicono l'impressione iniziale.

Fra Vaticano e Cei, uno dei pochi giudizi unanimi riguarda la realtà di un episcopato dell'Italia diviso, senza un leader; e incapace di imporre un proprio candidato se il problema della successione a Benedetto XVI dovesse aprirsi in tempi brevi. Dopo i sette «cappelli» cardinalizi su diciotto distribuiti ad italiani il 6 gennaio, l'unica novità vistosa è l'ennesima vittoria della Curia romana.

Tarcisio BertoneTarcisio Bertone

Soprattutto, si indovina la rivincita del segretario di Stato, Tarcisio Bertone, sul vertice dei vescovi e sui propri avversari. Intanto, la troika che controlla l'economia e le finanze vaticane è sua. Domenico Calcagno, presidente dell'Apsa, amministra il patrimonio della Santa Sede; Giuseppe Versaldi è presidente della Prefettura degli affari economici; e Giuseppe Bertello presiede il Governatorato: tre neo-cardinali suoi fedelissimi.

Ma proprio da qui, le valutazioni comuni diventano analisi in qualche caso demolitorie di quanto è successo. È come se esistessero due poteri, in urto e quasi impermeabili l'uno all'altro: quello del Segretario di stato e quello di chi lo detesta. Con Benedetto XVI in alto, molto in alto rispetto a queste beghe.

GIUSEPPE BERTELLOGIUSEPPE BERTELLO

Eppure, il risultato del conflitto ormai pluriennale nelle gerarchie cattoliche italiane è una difficoltà che si scarica sul governo della Chiesa; e che nemmeno il pontefice è riuscito a placare del tutto, nonostante i richiami e gli ammonimenti, pubblici e privati. L'ultimo Concistoro è diventato una sorta di controprova dell'impossibilità di una tregua duratura.

Gli avversari di Bertone dicono che i nomi dei nuovi cardinali italiani sono frutto di una forzatura: un gesto di potere per monopolizzare una roccaforte strategica della Curia come i «ministeri economici», eliminando qualunque contrappeso; un passo indietro rispetto alla globalizzazione dell'episcopato; e un'arbitraria promozione dei «suoi».

ANGELO BAGNASCOANGELO BAGNASCO

Si parla di cardinali «imbufaliti» per l'operazione bertoniana. È circolata perfino la voce secondo la quale alcune eminenze di peso vorrebbero mandare una mozione riservata al papa per chiedere che Bertone sia sostituito. L'intenzione sarebbe quella di proteggere Benedetto XVI dalla «prepotenza» del suo collaboratore.

In realtà, un tentativo del genere fu già fatto in passato, inutilmente. Il rapporto fra il pontefice e il «primo ministro» vaticano è consolidato e indiscusso. E gli uomini più vicini al segretario di Stato presentano il Concistoro come una sorta di atto conclusivo del rinnovamento della Curia: «In piena sintonia con Benedetto XVI», precisano. Sostengono che il prossimo Conclave è un convitato di pietra usato strumentalmente. E confutano la tesi di un Bertone che promuove chi può assecondare le sue ambizioni future.

Cardinale ScolaCardinale Scola

L'idea che i cardinali ubbidiscano a chi li ha aiutati è effettivamente tutta da dimostrare. E finora, fra i «papabili» Bertone non appare mai. Una delle critiche più frequenti che gli vengono rivolte, tuttavia, è di avere provocato una mutazione del ruolo di segretario di Stato, facendolo diventare una sorta di «vice-papa». Il fenomeno si era già notato col predecessore, Angelo Sodano, negli anni della malattia di Giovanni Paolo II.

Si ripete ora, al settimo anno di pontificato dell'ottantaquattrenne Joseph Ratzinger. Ma, per quanto contestata, è un'evoluzione o involuzione del ruolo considerata quasi inevitabile. Fotografa rapporti di forza che nessuno è riuscito a scalfire. E i «bertoniani» non escludono a priori che il segretario di Stato possa succedere a Benedetto XVI: sebbene lo giudichino improbabile.

Angelo SodanoAngelo Sodano

In quanto Camerlengo, ricordano, amministrerebbe la sede vacante in caso di morte del papa. Aggiungono che è ben visto in Spagna e Sud America ed ha un curriculum sia curiale che «pastorale», come ex arcivescovo di Genova. Ma la sola ipotesi fa inorridire gli avversari. Per il modo in cui si muove, Bertone non riscuote grandi applausi.

I sostenitori attribuiscono l'ostilità che si tira addosso al fatto che sarebbe il parafulmine degli attacchi al papa; che non ha «immagine»; e che sta riformando in profondità la Curia. Gli avversari più severi lo bollano invece come uno dei peggiori segretari di Stato che il Vaticano abbia avuto. Lo accusano di provincialismo, e di avere abbassato il profilo e l'agenda internazionale della Chiesa cattolica.

cd31 papa giovanni paolo IIcd31 papa giovanni paolo II

Il fatto che all'ultimo concistoro non sia emerso nessun cardinale africano o sudamericano (tranne il brasiliano di Curia, Joio Braz de Aviz), è portato a conferma di questa analisi. La stessa Oceania, forse, si aspettava un riconoscimento, dopo il successo della Giornata mondiale della gioventù nel 2008 a Sidney, in Australia. E la mancata promozione dell'arcivescovo di Bruxelles, André-Joseph Leonard, è vista dai critici come un errore di sottovalutazione della capitale belga: sia perché ospita la Commissione Ue, sia per gli scandali sulla pedofilia che hanno colpito quell'episcopato. È difficile dire quanto pesino su giudizi così duri la delusione degli esclusi, o i contrasti per il primato in Italia fra Cei e Bertone.

San_RaffaeleSan_Raffaele

È stato notato maliziosamente che Versaldi era il candidato del segretario di Stato per la sede di Torino. La Cei gli ha preferito un altro. Ma Bertone lo ha portato in Curia e l'ha fatto diventare cardinale: prima dell'attuale arcivescovo di Torino. Non solo. A prima vista, l'esito del Concistoro bilancia la sconfitta del segretario di Stato per la nomina di Angelo Scola a Milano: l'ex Patriarca di Venezia era infatti osteggiato da Bertone.

Ma il versante più scivoloso, per lui, rischia di diventare quello del potere economico all'interno della Chiesa: da tempo un motivo di sarcasmi e di poco pie stilettate. L'ultimo episodio è stato la scelta di affidare allo Ior, la banca vaticana, il salvataggio dell'ospedale San Raffaele di don Luigi Verzé: una vicenda vissuta fin dall'inizio con perplessità.

Don VerzeDon Verze

Quando nei giorni scorsi la cordata vaticana si è sfilata da un intrico costosissimo e dai contorni inquietanti, a molti è parso di essere riemersi da un potenziale incubo; e allo stesso Bertone, sebbene avesse appoggiato l'operazione. L'opzione di abbandonare l'impresa è stata suggerita al papa dal cardinale Attilio Nicora, che da alcuni mesi presiede l'authority sull'attività finanziaria degli enti del Vaticano.

Ma promette di avere una coda di polemiche, con il segretario di Stato nell'occhio del ciclone. «Meno male che ne siamo usciti», avrebbe detto qualche giorno fa un cardinale tedesco. «Altrimenti, se mi avessero chiesto soldi per l'obolo di San Pietro, avrei risposto: "Perché non vendete il San Raffaele?"...».

 


    Fonte: Dagospia 12-01-2012
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1- BISIGNANI LO METTEVA ANCHE IN CURIA (LO ZAMPINO)! L’ENNESIMO PIZZINO DEI ‘CORVI’ VATICANI DENUNCIA LE TRAME DELLA P4 OLTRETEVERE CON IL LOBBYSTA A FARE DA MEDIATORE IN DUPLEX CON MARCO SIMEON, ORA CAPO DELLE RELAZIONI ESTERNE RAI, CHE VENNE CALDEGGIATO A BERTONE DAL PORPORATO MAURO PIACENZA
2- È VERO CHE “BERTONE È INTERVENUTO IN PRIMA PERSONA PER FAR NOMINARE SIMEON ALLA RAI-VATICANO” E CHE “CON L´AIUTO DELLO STESSO SIMEON BERTONE HA USATO LA SUA INFLUENZA PER FARE NOMINARE LORENZA LEI A DIRETTORE GENERALE DELLA RAI?”
3- PARE CHE MONSIGNOR RAVASI - RATZINGERIANO DI FERRO - SIA STATO SGUINZAGLIATO TRA LE MURA LEONINE PER COSTRINGERE ALLA TREGUA LE FAZIONI BELLIGERANTI. MA C’È ANCHE CHI LEGGE NELL’ATTIVITÀ MEDIATRICE DEL CARDINALE TELEVISIVO UN DOPPIO-GIOCO PER FAVORIRE LE AMBIZIONI PAPALINE DI TARCISIO BERTONE
4- SE LO SCOOP, CON DOCUMENTI INOPPUGNABILI, LO FA “IL FATTO” NON VALE, SE INVECE EZIOLO MAURO SPARA “UNA ANONIMA BOZZA”, ALLORA È TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA?

1- BISIGNANI LO METTEVA ANCHE IN CURIA (LO ZAMPINO) -
Orazio La Rocca per "la Repubblica"

vaticanovaticano

"La P4 in Vaticano". È l´inquietante titolo di un anonimo documento che circola nei palazzi pontifici provocando scompiglio, interrogativi e preoccupazioni tra le gerarchie d´Oltretevere. Una bozza di 50 righe al veleno con accuse di malaffare, furti e corruzioni rivolte a monsignori, vescovi e alti prelati.

Luigi BisignaniLuigi Bisignani

Vera e propria tangentopoli pontificia orchestrata - si legge nella bozza filtrata dal Governatorato e diffusa nei piani alti della Segreteria di Stato - da oscuri burattinai tramite il ramo vaticano della P4, l´associazione segreta per la quale nei mesi scorsi era stato arrestato - per reati commessi in Italia - Luigi Bisignani, che alla fine ha patteggiato un anno e sette mesi di reclusione dopo una condanna per associazione a delinquere, favoreggiamento, rivelazione di segreto e corruzione.

Bisignani nell´anonimo documento viene descritto come uno dei «membri della P4 che ha legami diretti con il Segretario di Stato», insieme a Marco Simeon, direttore delle relazioni internazionali della Rai e di Rai-Vaticano, protetto dal cardinale Bertone, e monsignor Paolo Nicolini, responsabile amministrativo del Governatorato e dei Musei Vaticani.

«Purtroppo è un quadro allarmante difficilmente smentibile, con tante verità e qualche eccesso, ma delineato in tutta la sua infernale drammaticità», confida in Curia un prelato di lungo corso, che sul ruolo della P4 vaticana ammette che «nessuno potrà negare che da troppo tempo ormai in Vaticano ci sono giri d´affari poco chiari e casi di corruzioni che nessuno ha avuto il coraggio di denunciare, ad eccezione dell´ex segretario generale del Governatorato, il vescovo Carlo Maria Viganò, inspiegabilmente alla nunziatura di Washington».

Marco SimeonMarco Simeon

Vicenda poco chiara a cui fa ampiamente riferimento il documento che - privo di timbro, senza firma - presenta Viganò come vittima di una congiura del "partito" dei prelati contrari alla sua voglia di "pulizia". «Su mandato del Santo Padre - si legge, infatti, nel documento segreto - nel 2009 monsignor Viganò viene inviato al Governatorato per fare pulizia. Scopre un sistema diffusamente corrotto e chiede aiuto al diretto superiore, il cardinale (presidente) Giovanni Lajolo e al Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, per mettervi ordine».

MONSIGNOR PAOLO NICOLINIMONSIGNOR PAOLO NICOLINI

Ma, «uomini legati alla P4 che mantengono legami solidi con il Segretario di Stato - accusa l´anonimo estensore della bozza - decidono che per salvaguardare i loro interessi debba essere allontanato. La calunnia è la loro arma e per paura e codardia lo stesso Lajolo si rifiuta di difenderlo». Da qui la decisione presa dai vertici pontifici di "promuovere" Viganò nunzio negli Usa, bloccandogli una sicura nomina cardinalizia.

«Che la Curia fosse vittima degli intrallazzi della cosiddetta P4 vaticana non è un mistero per nessuno. Quel che è ancora più grave - ammettono quei pochi monsignori che non nascondono la loro indignazione - è che certi personaggi colti nelle mani nel sacco agiscono ancora indisturbati in determinati istituzioni dove circolano tanti soli come i Musei vaticani e, per gli appalti, al Governatorato, dove ai nuovi assunti qualche ben noto monsignore pare che abbia imposto la cessione dei primi 2 stipendi, pena l´immediata perdita del posto di lavoro».

CARLO MARIA VIGANOCARLO MARIA VIGANO

Altri interrogativi: i rapporti tra Simeon («collegato con Bisignani») e i cardinali Bertone e Mauro Piacenza «non risalgono - si legge nella bozza - ai tempi in cui Simeon agiva per conto di Cesare Geronzi nel settore bancario ed aiutò la curia genovese in vari affari nel corso del mandato del cardinale Bertone?». Ed inoltre, è vero che «il cardinale Segretario di Stato è intervenuto in prima persona per far nominare Simeon alla Rai-Vaticano» e che «con l´aiuto dello stesso Simeon Bertone ha usato la sua influenza per fare nominare Lorenza Lei a direttore generale della Rai?».

CARDINALE MAURO PIACENZA jpegCARDINALE MAURO PIACENZA jpeg

Altro personaggio «chiacchierato», il direttore generale dell´ospedale Bambino Gesù di proprietà del Vaticano, Giuseppe Profiti, del quale nella bozza si ricorda di essere stato «condannato per turbativa d´asta e riciclaggio» di essere «amico diretto del cardinale Bertone e legato a Simeon» e che «ha manovrato per creare un polo di ospedali cattolici, il Bambin Gesù, Casa Sollievo della Sofferenza di san Giovanni Rotondo, il San Raffaele e l´Università Cattolica tramite l´Istituto Tognolo».

«Ma, in definitiva, perché Bertone protegge personaggi come Profiti e Simeon, ma fa mandare negli Usa Vigano?», si chiedono Oltretevere, dove tutto quel che sta succedendo viene fatto risalire «allo scontro che da mesi è in corso tra due fazioni contrapposto, la cosiddetta cordata dell´Accademia Ecclesiastica capitanata dall´ex segretario di Stato Angelo Sodano ed il "partito" pro Bertone, affiancato dai neo porporati Piacenza, Calcagno, Filoni...».

CESARE GERONZICESARE GERONZI


2- DAGOREPORT
La guerra di pizzini e dossier che sta intossicando il Vaticano si arricchisce di una nuova, gustosa pralina avvelenata. Una bozza anonima di 50 pagine, fatta circolare dai ‘corvi', svela i rapporti che il lobbysta del potere de' noantri, Luigi Bisignani, era solito intrattenere con le alte sfere vaticane (un rapporto che, come narra Gigi Nuzzi in "Vaticano SpA" è datato epoca Gardini-Enimont, tangentona che Wojtyla girò poi a Lech Walesa in Polonia per la caduta del comunismo, etc. etc.).

La filiera di potere porporato con cui in molti - tra cui anche Bisi - erano costretti a interfacciarsi aveva all'apice il Cardinale Cacciavillani che è stato, dal 1998 al 2002, presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, che gestisce i beni della Curia svolgendo il ruolo di vera e propria banca centrale del Vaticano.

PAPA Ranzinger Benedetto XVI  e CArdinale BertonePAPA Ranzinger Benedetto XVI e CArdinale Bertone

A fargli da braccio destro c'era il vescovo Giorgio Corbellini, all'epoca capo dell'Ufficio Giuridico del Governatorato e che dal 1993 - fino allo scorso settembre quando fu esautorato da Ratzinger - ha svolto il ruolo di Vice-Segretario Generale del Governatorato al fianco dell'arcivescovo Carlo Maria Viganò. A chiudere il triangolo c'era l'avvocato Carlo Carrieri, dell'ufficio legale di Santa romana Chiesa.

In questo meccanismo di relazioni, appalti e denaro si intromette il Papa quando - nel 2009 - spedisce Viganò al Governatorato con il compito di controllare le attività di business. La missione di ‘moralizzazione' - e qui siamo alla cronaca recente - è talmente efficace che il buon arcivescovo, su pressione di membri della P4 e di alcuni ‘falchi' vicini a Bertone, ad ottobre 2011 viene promosso-rimosso ed esiliato a fare il nunzio apostolico a Washington.

giuseppe profitigiuseppe profiti

E poiché Viganò non aveva alcuna voglia di ingoiare in silenzio l'amaro boccone di Bertone, un mese fa con la lettera inviata al Segretario di Stato e ripresa da tutta la stampa, ha messo in piazza cazzi, mazzi e intrallazzi dell'ente che controlla le gare e gli appalti del Vaticano: furti nelle ville pontificie coperti dal direttore dei Musei Vaticani, fatture contraffatte all'università Lateranense, interessi di un monsignore in una società che fa affari con il Vaticano, ammanchi per centinaia di migliaia di euro al Governatorato e frodi all'"Osservatore Romano".

Libro VaticanoLibro Vaticano

Last but least: Viganò spara alle parti basse, sotto la cintura, l'attuale capo delle relazioni esterne di viale Mazzini, Marco Simeon - che venne presentato a Bertone dal suo sponsor, il porporato Mauro Piacenza.

Dopo lo sputtanamento generale innescato dalle missive - messo poi a tacere da una generale levata di scudi a favore di Bertone e dall'accusa a Viganò di aver ‘venduto' le sue soffiate - i rapporti tra il Papa e il suo Segretario di Stato sono passati da ‘forzatamente civili' a pessimi. Spingendo le gole profonde d'Oltretevere a parlare di vera e propria "guerra aperta" tra il pastore tedesco e la fronda dei ‘giovani turchi' che scalpita per la successione.

Pare che Monsignor Ravasi - ratzingeriano di ferro - sia stato sguinzagliato tra le mura leonine per costringere alla tregua le fazioni belligeranti. Ma nel clima avvelenato che si respira sotto il colonnato di San Pietro c'è anche chi legge nell'attività mediatrice del cardinale televisivo un doppio-gioco per favorire le ambizioni di Tarcisio Bertone.

gianluigi nuzzigianluigi nuzzi

3- TRAVAGLIO: I ROSICONI DI "REPUBBLICA": SE LO SCOOP, CON DOCUMENTI INOPPUGNABILI, LO FA "IL FATTO" NON VALE, SE INVECE EZIOLO MAURO SPARA UN ANONIMO DOCUMENTO, ALLORA È TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA
marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano, 11 Febbraio 2012

In alcune redazioni molto supponenti e poco sportive, quando un altro giornale trova una notizia in esclusiva ("scoop"), invece di riprenderla per farla conoscere ai propri lettori citando la fonte, si fa come la volpe con l'uva (voce del verbo "rosicare"). Si va a caccia di qualcuno che smentisca per dire: "La notizia è falsa. Del resto, se fosse vera, la sapremmo anche noi, anzi l'avremmo saputa per primi".

Marco LilloMarco Lillo

L'altra sera, appena Santoro e Ruotolo hanno preannunciato lo scoop di Marco Lillo, i rosiconi si sono messi subito all'opera. La loro speranza era che il documento pubblicato dal Fatto fosse falso. Purtroppo padre Lombardi ha confermato che è autentico, anche se contiene "farneticazioni che non vanno prese sul serio". Ma allora perché far leggere al Papa farneticazioni da non prendere sul serio? Per fargli uno scherzo? Forse perché il mittente è un cardinale e riferisce le parole di un altro cardinale. Se ci sono cardinali farneticanti, forse è il caso di pensionarli. In ogni caso, per quel che riguarda il Fatto, una volta confermata l'autenticità del documento, nessun'altra "smentita" è possibile.

ezio mauro foto mezzelani gmtezio mauro foto mezzelani gmt

Se Romeo non ha detto quelle cose, o le ha dette ma non sono vere, qualsiasi smentita va indirizzata a chi ha inoltrato l'appunto al Papa (il cardinale Castrillón). Non certo al Fatto, che ha pubblicato un documento autentico. Punto. Ma i rosiconi non si perdono d'animo e giocano con le parole. Repubblica, per nascondere le parole "Fatto" e "quotidiano", si esercita in tripli salti mortali carpiati con avvitamento. Occhiello sul giornale: "In tv spunta un documento: ‘ Attentato al Papa'". Ecco com'è nata la notizia: è spuntata. Sito repubblica.it: "Notizie prive di fondamento". Il cardinale Romeo smentisce la rivelazione del Fatto". Smentisce? Romeo conferma persino il "viaggio privato in Cina a metà novembre". Smentisce "quanto gli viene attribuito". Ma va? Qualcuno poteva pensare che un cardinale ammetta di aver detto in giro che stanno per uccidere il Papa? Più correttamente il corriere. it evita la parola "smentita" e titola: "Il complotto (presunto) contro il Papa e il mistero di quel viaggio in Cina". Che è la vera materia del contendere. Invece il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, va in tv e dice che il documento non meritava quel risalto: cioè, in un paese dove anche i sospiri dell'ultimo ecclesiastico su qualunque argomento dello scibile umano finiscono su tg e giornali, un appunto consegnato da un cardinale al Papa su un complotto per eliminarlo va nascosto. Magari in un breviario.

VATICANOVATICANO VATICANOVATICANO

Certi vaticanisti sono letteralmente costernati dinanzi a questo oggetto misterioso chiamato "notizia". Andrea Tornielli della Stampa ammette che il documento è "autentico ma sconclusionato", poi però lamenta che "sia a disposizione dei media" (forse voleva dire "del Fatto"). Idem il messaggero. it: "Da qualche tempo a questa parte dalla Segreteria di Stato vaticana escono documenti riservati". Anche per il giornale. it lo scandalo non è il documento, ma la pubblicazione: "Il mistero del complotto per uccidere il Papa: chi ha dato il documento ai giornali?" (forse voleva scrivere "al Fatto"). Poi il sallustionline rivela che "il Vaticano stronca sul nascere lo scoop del Fatto" e conclude: "Non sappiamo cosa ci sia di vero nello scoop del Fatto". Ah, non lo sapete? Ve lo diciamo noi: è tutto vero e il Vaticano non stronca un bel nulla. Il sito dell'Unità non l'ha presa bene: "Se voleva attirare l'attenzione, il Fatto Quotidiano ci è riuscito... L'annuncio è stato dato in collegamento con Servizio Pubblico di Santoro (sostenuto dallo stesso Fatto)". Ecco perché il Fatto dà una notizia: per "attirare l'attenzione" (dev'essere per questo che, al contrario, l'attenzione sull'Unità è piuttosto al ribasso). Ed ecco perché Santoro la anticipa: perché è sostenuto dal Fatto. L'idea che un giornale e un giornalista diano una notizia perché è il loro mestiere, non sfiora neppure l'house organ del Pd. Meno male che c'è Libero, che stacca tutti di parecchie lunghezze: "Travaglio ‘ uccide ' il Papa. Vaticano: tutta fantasia". Ma forse si confonde con l'attentato a Belpietro.

VaticanoVaticano

4- DAGOREPORT DEL 25-01-2012
Senza limitarsi alle generiche affermazioni, riferisce il servizio de «Gli intoccabili», punta pure il dito su un personaggio che ritiene abbia avuto un ruolo nella vicenda che lo riguarda: Marco Simeon. Figlio di un benzinaio di Sanremo, è uno degli animatori della cooperativa sociale «Il Cammino», fornitrice di fiori del Papa. Considerato molto vicino a Bertone, è autore di una carriera fulminea, per gli standard italiani.

VaticanoVaticano

Prima a Capitalia, la ex Banca di Roma di Cesare Geronzi, banchiere con altissime aderenze vaticane. Quindi a Mediobanca, come capo delle relazioni istituzionali, sempre al seguito di Geronzi. Infine alla Rai, dove a quello stesso incarico aggiunge la direzione di Rai Vaticano. Interpellato da Nuzzi, risponde con una risata: «Non ne so assolutamente niente». E forse questo è solo l'inizio.


5- STRALCIO DALLA LETTERA DI VIGANÒ A BERTONE
Per quanto riguarda il Dott. Simeon, pur essendo per me più delicato parlarne atteso che dai media risulta essere persona particolarmente vicina a Vostra Eminenza, non posso tuttavia esimermi dal testimoniare che, da quanto personalmente sono venuto a conoscenza in qualità di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, il Dott. Simeon risulta essere un calunniatore (nel caso a mia precisa conoscenza, di un sacerdote) e che lui stesso è OMISSIS Ndr. Tale sua OMISSIS, Ndr mi è stata confermata da Prelati di Curia e del Servizio Diplomatico. Su questa grave affermazione che faccio nei confronti del Dott. Simeon sono in grado di fornire i nomi di chi è a conoscenza di questo fatto, compresi Vescovi e sacerdoti.

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VATICANO-ANO-ANO [SM=x44454]

- MENTRE BENEDETTO XVI PENSA ALLE MESSE IN... LATINO IN VATICANO BRULICANO LE AMBIZIONI DI BERTONE, SCOLA, BAGNASCO, RUINI IN PREDA AL DOPO-RATZINGER

- ED ECCO A VOI TUTTE LE CORDATE CARDINALIZIE, STILE “ROMANZO CRIMINALE”:

I “GENOVESI” (A FIANCO DEI BERTONIANI),

I “MILANESI” con Comunione & Fatturazione (che STRIZZANO L’OCCHIO ALLO IOR E ALL’OPUS DEI),

QUELLI DI “PROPAGANDA FIDE” (LEGATA A SODANO),

I GESUITI DEL “PAPA NERO”

E “I FOCOLARI” BUROCRATI…

Ignazio Ingrao per "Panorama"

PAPA RATZINGERPAPA RATZINGER TARCISO BERTONE Segretario di Stato VaticAno TARCISO BERTONE

Ricorrenza amara per Benedetto XVI lo scorso 15 febbraio: ha «festeggiato» i trent'anni di vita trascorsi nella Curia romana. Era il 1982 quando Joseph Ratzinger, chiamato da Karol Wojtyla a guidare la Congregazione per la dottrina della fede, a 55 anni lasciava l'amata Baviera per trasferirsi a Roma. Una carriera curiale iniziata tardi, con alle spalle una lunga esperienza di insegnamento e cinque, delicati anni alla guida della diocesi di Monaco.

Ricorrenza amara perché proprio dalla Curia in questi giorni sono arrivati nuovi dispiaceri per il Papa, con l'eco di vendette, dossier, fughe di notizie, talpe e corvi appostati nei Sacri palazzi. Un pontificato iniziato all'insegna della denuncia della sporcizia nella Chiesa che oggi non trova la forza di spazzare via complotti e giochi di potere. La verità è che, dopo 30 anni di vita di Curia e sette di pontificato, Ratzinger resta un papa straniero per il Vaticano.

IL CARDINALE ANGELO BAGNASCO jpegIL CARDINALE ANGELO BAGNASCO 

Straniero per indole e per scelta: estraneo alle cordate di cardinali e alle alleanze con il potere temporale, tutto proteso a ciò che giudica essenziale, cioè l'annuncio del Vangelo a un mondo scristianizzato. I problemi organizzativi e le carriere dei porporati per Ratzinger vanno in secondo piano.

CAMILLO RUINICAMILLO RUINI

Tuttavia, mentre il papa straniero, dall'alto della terza loggia del palazzo apostolico, guarda lontano al futuro della Chiesa e dell'umanità, al piano inferiore brulicano le ambizioni di porporati e monsignori concentrati sul presente. Benedetto indica la rotta della barca di Pietro, ma chi tiene in mano il timone e impartisce gli ordini all'equipaggio?

La risposta a questa domanda non è semplice. Il lento declino del lungo papato di Wojtyla, i problemi organizzativi lasciati irrisolti dal papa polacco globetrotter, le nuove divisioni emerse nel corso del pontificato di Ratzinger hanno reso la geografia della Curia sempre più complessa e indecifrabile. Panorama prova a offrire una bussola per cercare di comprendere chi comanda davvero oggi in Vaticano.

Cardinale ScolaCardinale Scola Angelo SodanoAngelo Sodano

Al vertice della piramide c'è il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Sua santità (cioè, letteralmente, braccio destro del papa) e camerlengo di Santa romana Chiesa. Con buona pace di tutti i suoi avversari, sarà lui a governare la sede vacante e a organizzare il conclave quando Benedetto XVI non ci sarà più. Settantasette anni compiuti, Bertone resterà a fianco del papa fino alla fine del pontificato, a meno che Ratzinger non decida altrimenti.

Il segretario di Stato può contare su un gruppo di fedelissimi a cui sono affidate le leve economiche e mediatiche della Santa sede: fra gli altri, i neocardinali Giuseppe Bertello, governatore della Città del Vaticano, e Giuseppe Versaldi, prefetto degli affari economici. Insieme con il direttore dell'Osservatore romano, Giovanni Maria Vian.

PADRE FEDERICO LOMBARDIMons.FEDERICO LOMBARDI Giovanni Maria vianGiovanni Maria vian

L'ex ordinario militare, Angelo Bagnasco, oggi arcivescovo di Genova e presidente della Cei, guida un'altra «divisione» cui fanno capo presuli e leader di associazioni e movimenti già legati al cardinale Camillo Ruini: il neocardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, i ministri Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi e il direttore di Tv 2000, l'emittente della Chiesa italiana, Dino Boffo.

Il duro antagonismo tra Bertone e Bagnasco nasce all'indomani della nomina del nuovo presidente della Cei, quando il segretario di Stato avoca a sé, con una lettera dai toni ultimativi, i rapporti con la politica italiana. Un vero affronto per quanti, nei vent'anni dell'era Ruini, avevano visto nella Cei l'interlocutore unico con il governo e i partiti.

In seno alla Curia romana si sono poi formate cordate legate dalla comune appartenenza geografica. È il caso del gruppo dei «genovesi», che solo in parte si ritrova a fianco dei bertoniani, e ha quale principale esponente il prefetto della Congregazione per il clero, il cardinale Mauro Piacenza, astro in ascesa al vertice dei Sacri palazzi e futuro protagonista del conclave.

NAVARRO VALLSNAVARRO VALLS

Il neopatriarca di Venezia, Francesco Moraglia, gli deve molto. E del gruppo dei liguri fa parte anche il neocardinale Domenico Calcagno, che ha preso il posto del cardinale Attilio Nicora al vertice della cassaforte del vaticano: l'amministrazione del patrimonio della sede apostolica. Proprio Nicora, allontanato da Bertone dalla guida dell'Apsa anche per i contrasti sul salvataggio dell'ospedale San Raffaele, è punto di riferimento per i «milanesi» in Curia. Tra questi il neocardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, e Luigi Mistò, influente prelato dello Ior, scelto personalmente da Nicora.

LORENZO ORNAGHILORENZO ORNAGHI

Chi pensa che l'ex segretario di Stato, Angelo Sodano, oggi decano del collegio cardinalizio, sia fuori dai giochi si sbaglia di grosso. Basta chiedere ai suoi fedelissimi, tra i quali il «papa rosso», Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli (De propaganda fide) e il cardinale Leonardo Sandri, a capo della Congregazione per le Chiese orientali.

Il «papa nero», Adolfo Nicolas (così è soprannominato il preposito generale della Compagnia di Gesù), guida la compagine dei gesuiti in Curia che annovera il direttore della sala stampa, padre Federico Lombardi, e il segretario dell'ex Sant'Uffizio, Luis Francisco Ladaria.

ANDREA RICCARDIANDREA RICCARDI

Dopo l'uscita di scena del portavoce del papa, Joaquin Navarro Valls, l'Opus Dei recupera terreno con l'influente cardinale Juan Luis Cipriani, il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, e il presidente della pontificia accademia per la vita, monsignor Ignacio Carrasco de Paula.

Cresce a vista d'occhio anche l'influenza dei prelati che provengono dal movimento dei Focolari, a cominciare dai cardinali Ennio Antonelli e João Braz de Aviz insieme con il sostituto della segreteria di Stato, Giovanni Becciu, motore della burocrazia vaticana.
per molti di questi gruppi il conclave è già cominciato.

L'ultimo papa che ha riformato e governato la Curia è stato Paolo VI. A 35 anni dalla sua morte molti si domandano se al successore di Benedetto XVI sarà affidato il difficile compito di riorganizzare lo stato maggiore del Vaticano o, più semplicemente, di ridurre drasticamente il peso della Curia a vantaggio degli episcopati e delle Chiese locali, come aveva chiesto il Concilio Vaticano II esattamente 50 anni fa.

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Un libro che uscirà tra pochi giorni nelle migliori librerie
e che sarà letto attentamente da molti appassionati degli intrighi vaticani:

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2/12/2013 12:44 PM
 
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Ed ora che Papa Benedetto XVI si dimette? [SM=x44466]
Quale Pontefice faranno elegger le Eminenze Grigie vaticane?
Sarà il turno del Cardinal Scola? Mons. Paglia? Oppure avremo un Papa nero? [SM=x44497]
Ma soprattutto, il tanto discusso Segretario di Stato Cardinal Bertone? Verrà sostituito? Da chi? [SM=x44473]
[SM=g1741324]
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Massimo Franco per il "Corriere della Sera":

RATZINGER PAPA BENEDETTO XVIRATZINGER PAPA BENEDETTO XVI

È difficile non percepire la scelta del Papa come l'esito di una lunga stanchezza. Non essendo riuscito a cambiare la Curia va via, sconfitto da un apparato ritenuto troppo incrostato di potere.

PAOLO ROMEOPAOLO ROMEO

Non essendo riuscito a cambiare la Curia, Benedetto XVI è arrivato ad una conclusione amara: va via, è lui che cambia. Si tratta del sacrificio estremo, traumatico, di un pontefice intellettuale sconfitto da un apparato ritenuto troppo incrostato di potere e autoreferenziale per essere riformato. È come se Benedetto XVI avesse cercato di emancipare il papato e la Chiesa cattolica dall'ipoteca di una specie di Seconda Repubblica vaticana; e ne fosse rimasto, invece, vittima.

È difficile non percepire la sua scelta come l'esito di una lunga riflessione e di una lunga stanchezza. Accreditarlo come un gesto istintivo significherebbe fare torto a questa figura destinata e entrare nella storia più per le sue dimissioni che per come ha tentato di riformare il cattolicesimo, senza riuscirci come avrebbe voluto: anche se la decisione vera e propria è maturata domenica.

Monsignor BettazziMONSIGNOR BETTAZZI

Quello a cui si assiste è il sintomo estremo, finale, irrevocabile della crisi di un sistema di governo e di una forma di papato; e della ribellione di un «Santo Padre» di fronte alla deriva di una Chiesa-istituzione passata in pochi anni da «maestra di vita» a «peccatrice»; da punto di riferimento morale dell'opinione pubblica occidentale, a una specie di «imputata globale», aggredita e spinta quasi a forza dalla parte opposta del confessionale.

Padre Georg GanswieinPADRE GEORG GANSWIEIN

Senza questo trauma prolungato e tuttora in atto, riesce meno comprensibile la rinuncia di Benedetto XVI. È la lunga catena di conflitti, manovre, tradimenti all'ombra della cupola di San Pietro, a dare senso ad un atto altrimenti inesplicabile; e per il quale l'aggettivo «rivoluzionario» suona inadeguato: troppo piccolo, troppo secolare. Quanto è successo ieri lascia un senso di vuoto che stordisce.

E nonostante la sua volontà di fare smettere il clamore e lo sconcerto intorno alla Città del Vaticano, le parole accorate pronunciate dal Papa li moltiplicano. Aggiungono mistero a mistero. Ne marcano la silhouette in modo drammatico, proiettando ombre sul recente passato. Consegnano al successore che verrà eletto dal prossimo Conclave un'istituzione millenaria, di colpo appesantita e logorata dal tempo.

E adesso è cominciata la caccia ai segni: i segni premonitori. Come se si sentisse il bisogno di trovare una ragione recondita ma visibile da tempo, per dare una spiegazione alla decisione del Papa di dimettersi: a partire dall'accenno fatto l'anno scorso da monsignor Luigi Bettazzi; e poco prima dall'arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, che si era lasciato scappare questa possibilità durante un viaggio in Cina, ipotizzando perfino un complotto contro Benedetto XVI.

PADRE GEORG GAENSWEIN CON PAPA RATZINGERPADRE GEORG GAENSWEIN CON PAPA RATZINGER

Ma la ricerca rischia di essere una «via crucis» nella crisi d'identità del Vaticano. Riaffiora l'immagine di Joseph Ratzinger che lascia il suo pallio, il mantello pontificio sulla tomba di Celestino V, il Papa che «abdicò» nel 1294, durante la sua visita all'Aquila dopo il terremoto, il 28 aprile del 2009. Oppure rimbalza l'anomalia dei due Concistori indetti nel 2012 «per sistemare le cose e perché sia tutto in ordine», nelle parole anodine di un cardinale.

PADRE GEORG E RATZINGERPADRE GEORG E RATZINGER

O ancora tornano in mente le ripetute discussioni col fratello sacerdote Georg, sulla possibilità di lasciare. Qualcuno ritiene di vedere un indizio della volontà di dimettersi perfino nei lavori di ristrutturazione dell'ex convento delle suore di clausura in corso nei giardini vaticani: perché è lì che Benedetto XVI andrà a vivere da «ex Papa», dividendosi col palazzo sul lago di Castel Gandolfo, sui colli a sud di Roma.

Angelo SodanoCardinal ANGELO SODANO

L'Osservatore romano scrive che aveva deciso da mesi, dall'ultimo viaggio in Messico. Ma è difficile capire quando l'intenzione, quasi la tentazione di farsi da parte sia diventata volontà e determinazione di compiere un gesto che «per il bene della Chiesa», nel breve periodo non può non sollevare soprattutto domande; e mostrare un Vaticano acefalo e delegittimato nella sua catena di comando ma soprattutto nel suo primato morale: proprio perché di tutto questo Benedetto XVI è stato l'emblema e il garante. «Il Papa continua a scrivere, a studiare. È in salute, sta bene», ripetono quanti hanno contatti con lui e la sua cerchia. «Non è vero che sia malato: stava preparando una nuova enciclica». Dunque, la traccia della malattia sarebbe fuorviante.

ETTORE GOTTI TEDESCHIETTORE GOTTI TEDESCHI

Smonta anche il precedente delle lettere riservate preparate segretamente da Giovanni Paolo II nel 1989 e nel 1994, nelle quali offriva le proprie dimissioni in caso di malattia gravissima o di condizioni che gli rendessero impossibile «fare il Papa» in modo adeguato. Ma l'assenza di motivi di salute rende le domande più incalzanti. E ripropone l'unicità del passo indietro. Il gesuita statunitense Thomas Reese calcola che nella storia siano state ipotizzate le dimissioni di una decina di pontefici.

Andrea RiccardiANDREA RICCARDI

Ma fa notare che in generale i papi moderni hanno sempre scartato questa possibilità. Eppure, gli scritti di Ratzinger non hanno mai eluso il problema, anzi: lentamente affiora la realtà di un progetto accarezzato da tempo. «I due Georg sapevano», si dice adesso, alludendo al fratello Georg Ratzinger e a Georg Gänswein, segretario particolare del pontefice.

Forse, però, colpisce di più che fosse all'oscuro di tutto il cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato e numero uno del Collegio Cardinalizio; e con lui altre «eminenze», che parlano di «fulmine a ciel sereno».

Giorgio NapolitanoGIORGIO NAPOLITANO

È come se perfino in queste ore si intravedesse una singolare struttura tribale, che ha dominato la vita di Curia con amicizie e ostilità talmente radicate da essere immuni a qualunque richiamo all'unità del pontefice.

Sotto voce, si parla del contenuto «sconvolgente» del rapporto segreto che tre cardinali anziani hanno consegnato nei mesi scorsi a proposito di Vatileaks, la fuga di notizie riservate per la quale è stato incriminato e condannato solo il maggiordomo papale, Paolo Gabriele. Si fa notare che da oltre otto mesi lo Ior, l'Istituto per le opere di religione considerato «la banca del Papa», è senza presidente dopo la sfiducia a Ettore Gotti Tedeschi. Rimane l'eco intermittente dello scandalo dei preti pedofili, che pure il pontefice ha affrontato a costo di scontrarsi con una cultura del segreto ancora diffusa negli ambienti vaticani.

E continuano a spuntare «buchi» di bilancio a carico di istituti cattolici, dopo la presunta truffa milionaria a danno dei Salesiani: un episodio imbarazzante per il quale il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha inutilmente cercato la solidarietà e la comprensione della magistratura italiana. È questa eredità di inimicizie, protagonismi, lotta fra correnti, faide economiche con risvolti giudiziari che sembra aver pesato più di quanto si immaginasse sulle spalle infragilite di Benedetto XVI. È come se avesse interiorizzato la «malattia» della crisi vaticana di credibilità, irrisolta e apparentemente irrisolvibile. Conferma il ministro Andrea Riccardi, che lo conosce bene: «Ha trovato difficoltà e resistenze più grandi di quelle che crediamo. E non ha trovato più la forza per contrastarle e portare il peso del suo ministero. Bisogna chiedersi perché».

UN GRUPPO DI FEDELI TRASPORTA UNA CROCE IN PIAZZA SAN PIETROUN GRUPPO DI FEDELI TRASPORTA UNA CROCE IN PIAZZA SAN PIETRO

Ma nel momento in cui decide di dimettersi da Papa, Benedetto XVI infrange un tabù plurisecolare, quasi teologico. Fa capire alla nomenklatura vaticana che nessuno è insostituibile: nemmeno l'uomo che siede sulla «Cattedra di Pietro». E apre la porta a una potenziale ondata di dimissioni. Soprattutto, addita al Conclave la drammaticità della situazione della Chiesa.

Dà indirettamente ragione a quegli episcopati mondiali, in particolare occidentali, che da mesi osservano la Roma papale come un nido di conflitti e manovre fra cordate che da tempo pensano solo alla successione. L'annuncio delle dimissioni avviene in coincidenza con l'anniversario dei Patti lateranensi; e nel bel mezzo di una campagna elettorale: al punto che ieri alcuni leader si chiedevano se interrompere per un giorno i comizi.

PAPA

Ma già si guarda avanti. Bertone ha chiesto di incontrare per una decina di minuti il capo dello Stato Giorgio Napolitano prima della festa in ambasciata di oggi pomeriggio. E il «toto-Papa» impazza, con le scommesse fuorvianti sull'«italiano» o il «non italiano». Stavolta, in realtà, sarà un Conclave diverso. Il sacrificio di Benedetto XVI, per quanto controverso, mette tutti davanti a responsabilità ineludibili. 

[Edited by Etrusco 2/12/2013 1:07 PM]
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mor03 cardinale tarcisio bertone

CHI FERMERA’ TARCISIO BERTONE I?
- BENEDETTO XVI LASCIA PER STOPPARE LA CORSA DI BERTONE AL SOGLIO? - LA NOMINA DI 6 CARDINALI NON BERTONIANI (E NON EUROPEI) A NOVEMBRE HA RIEQUILIBRATO IL CONCLAVE MA NON ABBASTANZA - PER CONTRASTARE BERTONE E IL SUO STRAPOTERE, RATZINGER POTREBBE AVER SCELTO DI PUNTARE SUL NEMICO DI TARCISIO, SODANO - IL PAPA HA SOFFERTO PER GLI SCANDALI E LE “EPURAZIONI” DI CHIUNQUE SI OPPONGA AL SEGRETARIO DI STATO…

dagospia
10:21mar 12febbraio


Carlo Tecce per il "Fatto quotidiano"

Tarcisio Bertone Il Segretario di Stato VaticAno Cardinal TARCISIO BERTONE

Un americano, un colombiano, un nigeriano, un filippino, un indiano e un libanese. Benedetto XVI ha nominato questi 6 cardinali a novembre: non europei, non italiani, non curiali. Il Papa aggiunse 6 pesi, non marchiati e non compromessi, per riequilibrare il conclave che pendeva, e forse ancora pende, in favore di Tarcisio Bertone, il segretario di Stato, presto camerlengo, cioè la figura che gestisce l'ordinaria amministrazione (e le casse) nei giorni di sede vacante.

Benedetto XVI non ha mai bocciato Bertone in pubblico, non ha mai scalfito un potere oscuro e reticolato: non poteva innescare una sonora guerriglia, già evidente con le fughe di lettere, i rapidi processi, la grazia al maggiordomo Gabriele. Cade il Papa, cade Bertone. E cadono quelli che formano il gruppo bertoniano, ricoprono cariche influenti e indossano il galero - la coppola cardinalizia - da un anno: Fernando Filoni (Propaganda Fide), Domenico Calacagno (Apsa, immobili), Giuseppe Versaldi (Affari economici), Giuseppe Bertello (Governatore vaticano), Antonio Vegliò, Francesco Coccopalmerio. Fa uno strano effetto sapere che il pontefice non ha avvisato in anticipato il collaboratore in teoria più vicino, in pratica più inaffidabile.

PAPA E PAOLO GABRIELEPAPA E PAOLO GABRIELE

Il teologo tedesco ha preferito consegnare le sue estreme confidenze ai due Georg: al fratello maggiore e al segretario Gaenswein. E poi ha coinvolto il Cardinale Angelo Sodano (e, pare, il presidente Napolitano il 4 febbraio), proprio il predecessore di Bertone, il punto di riferimento di quei porporati che si definiscono "diplomatici" perché lontani, anche fisicamente, dai movimenti vaticani. E non stupisce il silenzio di Bertone, che vede un sistema vacillare perché si azzera il 28 febbraio, e va compresa pure la rivelazione di padre Federico Lombardi: "Credo che Sodano fosse informato".

PADRE FEDERICO LOMBARDIPADRE FEDERICO LOMBARDI

Un'informazione che conteneva anche una rassicurazione precisa per coloro che, senza ipocrisia, capeggiati dai  Cardinali Leonardo Sandri (e Dionigi Tettamanzi) invocavano la sostituzione di Bertone.

Sodano non è soltanto il decano dei cardinali, il responsabile del collegio, ma è un protagonista che traduce le volontà di Benedetto XVI, le più recenti. Dal momento esatto in cui ha pensato di lasciare. L'Osservatore Romano indica lo scorso marzo: il viaggio sudamericano di Benedetto XVI tra Messico e Cuba. In apparenza, il periodo non era sciagurato, però prometteva tempeste: la cacciata di Ettore Gotti Tedeschi dal sempre misterioso Ior; il fragoroso avvento di Vatileaks; l'arresto di Paolo Gabriele.

DIONIGI TETTAMANZI E TARCISIO BERTONE jpegDIONIGI TETTAMANZI E TARCISIO BERTONE  

Ci voleva un'impugnatura vigorosa per tenere il Vaticano dritto e fermo, ma il manico lo teneva Bertone. E Benedetto XVI non ha potuto che proteggere i suoi amici più stretti: riconoscenza per il passato, speranza per il futuro. Le indagine di Vatileaks non hanno risparmiato padre Georg, che condivideva l'ufficio con Gabriele: Gaenswein è stato costretto a deporre in Tribunale, scena saliente di un processo e di un'inchiesta diretta da ossequiosi bertoniani. Il Papa aveva suggerito a Gaenswein di trasferirsi subito in Germania, di sviluppare studi e fede a debita distanza dal Vaticano, tant'è che la segreteria tedesca cercava un nuovo assistente.

Il prete non ha declinato l'invito, tornerà a casa con la livrea di arcivescovo, appuntata un paio di mese fa, però voleva assistere Ratzinger sino all'ultimo giorno con la papalina. Benedetto XVI non tollerava più, e anche il suo fisico ne soffriva, le epurazioni per giochi di banda, come quella di Carlo Maria Viganò, spedito a Washington per aver denunciato corruzione e malaffare. E non concepiva l'accanimento contro Gabriele, che aveva già perdonato a luglio - fu incarcerato a maggio - ma che ha ottenuto la grazia a dicembre, prima di Natale, con la visita in gendarmeria. Il Papa non voleva prolungare il suo pontificato e ha lavorato, in assoluto riserbo, per il prossimo erede di san Pietro.

 

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F-IOR F-IOR DI MISTERI - FRA TUTTI GLI SCANDALI CHE HANNO AFFLITTO IL PAPA, C’È SOPRATTUTTO UNA VICENDA CHE L’HA CONSUMATO E DA CUI È USCITO SCONFITTO: LO IOR, CON TUTTI I SUOI MISTERI - DALLA CACCIATA DI GOTTI TEDESCHI ALLA VICENDA DEL SAN RAFFAELE FINO ALLA BLACK LIST DI MONEYVAL, BENEDETTO XVI HA CERCATO DI RENDERE PIÙ TRASPARENTE L’ISTITUTO, MA IL CASO DELLA PRESUNTA TANGENTE SANTANDER-MPS DIMOSTRA CHE NON C’È RIUSCITO...

Antonio Vanuzzo per "Linkiesta.it"

BENEDETTO XVIBENEDETTO XVI

Sono passati quasi 8 anni dall'omelia di inizio pontificato di Benedetto XVI, ma le mura del Torrione Niccolò V, sede dello Ior, l'Istituto per le opere di religione, rimangono impenetrabili. Spesso chi vuole nascondere dei capitali sceglie di depositarli nei forzieri della banca vaticana. Fino a un paio di anni fa, racconta un testimone oculare a Linkiesta, i funzionari dello Ior adducevano ogni scusa possibile (la stampante che non funziona, la linea telefonica in riparazione) per non fornire alle autorità italiane i dati sui movimenti sospetti. Né la gendarmeria vaticana è stata particolarmente attenta a richiedere la dichiarazione doganale di esportazione di denaro all'estero per importi superiori a 10mila euro, in alcuni casi compilata in matita.

IOR istituto per le opere di religioneIOR ISTITUTO PER LE OPERE DI RELIGIONE

Proprio nei giorni scorsi un supertestimone ha raccontato ai pm Nello Rossi, Stefano Fava e Stefano Pesci l'apertura, nel 2009, di 4 conti riferibili a dirigenti del Monte dei Paschi di Siena presso la filiale Ior della Banca del Fucino di via Tomacelli a Roma, attraverso i quali sarebbe transitata parte dei soldi dell'acquisizione di Antonveneta. Un'eventualità smentita seccamente dal portavoce della sala stampa vaticana, Padre Federico Lombardi.

Banca del FucinoBANCA DEL FUCINO

Più difficile da dissipare l'alone di mistero che avvolge la banca vaticana dai tempi del crac del Banco Ambrosiano e del conto "Omissis" di Giulio Andreotti. Ci aveva provato 2 anni fa l'ex presidente Ettore Gotti Tedeschi, che da 20 anni cura gli interessi del Santander in Italia - la banca spagnola che cedette per 9,3 miliardi l'istituto padovano a Mps - con l'introduzione dell'Aif, l'autorità di vigilanza finanziaria presieduta dal cardinal Attilio Nicora, già presidente dell'Amministrazione del patrimonio della Santa Sede. Lo scatto in avanti che avrebbe consentito allo Stato della Città del Vaticano di entrare nella white list dei Paesi Ocse in materia di norme antiriciclaggio.

Il torrione Niccolò V, sede dello Ior  niccolovIL TORRIONE NICCOLÒ V, SEDE DELLO IOR NICCOLOV

Il percorso era iniziato il 17 dicembre 2009, quando il presidente della Commissione Europea Joaquin Almunia, allora Commissario agli Affari economici e l'arcivescovo André Dupuy, nunzio apostolico presso l'Unione europea, siglarono l'intesa con cui il Vaticano adottava l'euro, concordando l'impegno, da parte del Vaticano, a conformarsi alla normativa comunitaria antiriciclaggio. Il nuovo corso subì un'accelerazione per volontà dello stesso Ratzinger, che firmò la legge 127 Motu Proprio del 2010. Ma poi arrivò una progressiva frenata, fino a quando, il 26 maggio 2012, Gotti Tedeschi venne sfiduciato dal Consiglio di sovrintendenza, l'organo di gestione dello Ior.

GIULIO ANDREOTTI SULLA SEDIA A ROTELLEGIULIO ANDREOTTI SULLA SEDIA A ROTELLE

L'uscita forzata del banchiere piacentino - «Tutto è cominciato quando ho chiesto di avere notizie sui conti che non erano intestati ai prelati» ha scritto Gotti Tedeschi nel suo memoriale - va letta anche alla luce della ridefinizione degli equilibri all'interno della Curia romana, in seguito allo scandalo Vatileaks, che portò all'arresto dell'ex maggiordomo Paolo Gabriele, poi graziato.

L'inchiesta della Procura di Milano sul crac dell'Ospedale San Raffaele aggiunge un altro scossone. Alla fine del 2010, don Luigi Verzè, fondatore e padre-padrone del San Raffaele e grande amico di Silvio Berlusconi, è ormai vecchio e malato. E non sa più come sostenere il peso dei debiti accumulati con mirabolanti piani di espansione (e sprechi). Il San Raffaele ha accumulato un miliardo e mezzo di debiti, i creditori cominciano a spazientirsi. Si scopre che nel quinquennio 2005-2010 don Verzè ha varato investimenti per 600 milioni a fronte di un business ospedaliero che genera 379 milioni di liquidità.

Una mala gestione che polverizza ben 3,3 miliardi erogati dal pubblico, Regione Lombardia in testa, alla struttura ospedaliera di via Olgettina. Due uomini vicini vicini al movimento di Comunione e Liberazione, l'ex assessore alla Sanità lombarda Antonio Simone e il faccendiere Pierangelo Daccò finiscono nei guai. Si scopre che si sono spartiti, come ricostruito dall'Espresso, 30 milioni di euro in consulenze al San Raffaele, alla Fondazione Maugeri e al Fatebenefratelli.

ETTORE GOTTI TEDESCHIETTORE GOTTI TEDESCHI

In questa vicenda si inserisce il Cardinal Bertone, presidente della commissione cardinalizia dello Ior, che spinge perché la cordata composta dallo Ior e dalla famiglia genovese dei Malacalza - con la regia del bertoniano Giuseppe Profiti, presidente dell'Ospedale - intervenga nel salvataggio del San Raffaele, su cui c'è l'interesse dell'imprenditore della sanità privata Giuseppe Rotelli, proprietario di ospedali e cliniche. Si vagheggia un polo degli ospedali cattolici, e questo mentre molti ospedali cattolici versano in uno stato di crisi finanziaria da malagestione.

Attilio NicoraATTILIO NICORA

La Curia milanese, guidata dall'arcivescovo Angelo Scola, già patriarca di Venezia, e il mondo di CL (Comunione e Liberazione, ma anche la correlata Compagnia Delle Opere) danno segno di non gradire l'espansione vaticana in terra ambrosiana. Ma anche Gotti Tedeschi, da presidente della banca vaticana, si oppone: non vuole che allo Ior si crei un pericoloso precedente in stile "banca d'affari". Così la cordata voluta da Bertone, che inizialmente aveva messo sul tavolo 250 milioni e ha gestito la transizione, è costretta a farsi da parte, senza rilanciare sull'offerta di 405 milioni avanzata da Rotelli.

PAOLO GABRIELEPAOLO GABRIELE

A inizio 2012 è sempre Bertone, come rivelano i verbali interni pubblicati dal Fatto Quotidiano, a promuovere la linea non collaborazionista dell'Aif. Soprattutto sulla retroattività dei poteri ispettivi dell'organo di vigilanza. La presa di posizione del segretario di Stato vaticano snaturò l'impianto iniziale della normativa, scritta nell'aprile 2011 da Francesco De Pasquale avvocato cassazionista e da Marcello Condemi, docente all'Università Guglielmo Marconi di Roma. Ambedue sono o sono stati membri della delegazione italiana del Fatf, l'organismo internazionale che detta le linee guida in materia di antiriciclaggio. La nuova versione, che circoscrive i poteri ispettivi, viene criticata dal cardinal Nicora.

antonio-simone-assessoreANTONIO-SIMONE-ASSESSORE

«La nuova versione riforma in toto l'assetto istituzionale del sistema antiriciclaggio, ridefinendo compiti e ruoli dell'Autorità. Dall'esterno, anche se erroneamente, potrebbe essere visto come un passo indietro», disse il capo dell'Aif. La mossa non piacque nemmeno agli ispettori di Moneyval, l'organismo comunitario che monitora il rispetto dei sistemi internazionali antiriciclaggio, che a luglio scorso aveva promosso gli sforzi del Vaticano, ma con riserva sull'effettività del sistema, e in particolare sulla «base legislativa della vigilanza».

PIERANGELO DACCO'PIERANGELO DACCO'

Dal canto suo, il Governatore della Bankitalia, Ignazio Visco, ha ingaggiato una vera e propria guerra per rendere trasparenti i conti della Santa Sede. È l'Unità di informazione finanziaria, l'intelligence finanziaria italiana che opera in forma autonoma sotto la Banca d'Italia, a individuare i 23 milioni depositati da anonimi su un conto aperto dallo Ior presso la sede romana del Credito Artigiano. I soldi erano diretti alla J.P. Morgan di Francoforte e alla Banca del Fucino.

Per questa vicenda sono stati indagati l'allora presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e il direttore generale Paolo Cipriani. Alle rogatorie della Procura di Roma, che conduce l'inchiesta, il Vaticano non ha mai risposto. Dal canto suo, il governatore della Bankitalia, Ignazio Visco, ha ingaggiato una vera e propria guerra per rendere trasparenti i conti del Vaticano.

VITTORIO MALACALZAVITTORIO MALACALZA

A inizio 2013 è sempre la Banca d'Italia a imporre uno stop a Deutsche Bank Italia (banca di diritto italiano controllata dal gruppo tedesco) ad operare all'interno del Stato del Vaticano attraverso un sistema di pagamenti elettronici (bancomat). L'autorizzazione, chiesta solo nel 2012, è stata negata da Bankitalia. Anche in questo caso il motivo sarebbe legato al possibile lavaggio di soldi sporchi.

LOGO MONEYVALLOGO MONEYVAL

Dallo Ior passarono anche le presunte tangenti pagate da Diego Anemone per lisciare l'allora capo della protezione civile, Guido Bertolaso, in cambio di una corsia preferenziale negli appalti per il G8. È la vicenda della "cricca", che coinvolge Don Evaldo Biasini, economo della Congregazione del Preziosissimo sangue. Biasini è risultato titolare di 13 conti allo Ior e faceva da cassiere informale di Anemone. Nel caso è stato coinvolto anche l'ex provveditore ai Lavori pubblici del Lazio Angelo Balducci, amico del cerimoniere pontificio monsignor Francesco Camaldo, per quindici anni segretario particolare del vicario di Roma, il cardinale Ugo Poletti.

Don Evaldo BiasiniDON EVALDO BIASINI

Secondo gli inquirenti fu proprio Camaldo a fare da intermediario tra Balducci, Anemone e lo Ior. La vicenda, siamo nel 2010, si interseca con l'inchiesta aperta allora dalla Procura di Perugia sulla Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli (la Propaganda Fide), che gestice un patrimonio immobiliare significativo. E Balducci è anche membro del comitato saggi della Congregazione.

CamaldoCAMALDO

L'ultima tegola è la presunta tangente MPS, che sembra essere transitata su conti aperti allo Ior. Arriva a 4 mesi dalla nomina di René Bruelhart, quarantenne avvocato svizzero di Friburgo, a superconsulente vaticano «di tutte le questioni relative all'antiriciclaggio e per la lotta al finanziamento del terrorismo». Una figura strategica anche per un altro motivo. Bruelhart è a capo della Delegazione del Liechtenstein presso Moneyval. A parole, lo 007 elvetico ha promesso pulizia, ma finora, spiegano i ben informati, ha agito con estrema cautela. Forse troppa. La linea della trasparenza di papa Ratzinger è stata sconfitta sotto le mura del Torrione che ospita lo Ior. [SM=x44464] 
Il successore di Benedetto XVI dovrà passare anche da qui «per governare la barca di Pietro».

[Edited by Etrusco 2/12/2013 6:56 PM]
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- CHE DOLO-IOR PER BERTONE! - IL SEGRETARIO DI STATO CONTAVA DI METTERE LE MANI SULLA “BANCA DI DIO” SOSTITUENDO GLI “SCOMODI” NICORA E TAURAN CON I CARDINALI CALCAGNO E SANDRI PER POI PROCEDERE ALLA NOMINA DEL NUOVO PRESIDENTE - E INVECE LA PATATA BOLLENTE ORA FINIRÀ NELLE MANI NEL NUOVO PAPA - PER IL DOPO-GOTTI TEDESCHI SI IPOTIZZA UN BANCHIERE STRANIERO: TOCCA ARCHIVIARE LA SCARSA TRASPARENZA E LE OPERAZIONI FINANZIARIE SPERICOLATE… -

Carlo Marroni per il "Sole 24 Ore"

Tarcisio BertoneTARCISIO BERTONE

Era uno dei primi punti nell'agenda curiale delle prossime settimane. La nomina del nuovo presidente dello Ior - carica vacante dopo il licenziamento traumatico del 24 maggio 2012 di Ettore Gotti Tedeschi, in carica dal settembre 2009 - era ormai data per scontata entro fine febbraio, ma ora tutto torna in alto mare. L'annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI riporta il dossier finanziario vaticano tra i punti che dovrà affrontare il futuro papa, e in modo anche molto energico visto che la crisi ai vertici della banca vaticana era stata una delle note dolenti dello scorso anno.

CAMPAGNA ELETTORALE PER IL PROSSIMO CONCLAVE TARCISIO BERTONE DA QUINK jpegCAMPAGNA ELETTORALE PER IL PROSSIMO CONCLAVE TARCISIO BERTONE DA QUINK JPEG

Sul controllo delle finanze vaticane e sulle nuove norme relative alla trasparenza (varate nel 2010 e modificate nel 2012) si era consumato uno scontro molto duro, culminato con la pubblicazione di documenti con cui il cardinale Attilio Nicora - presidente dell'Autorità di informazione finanzaria (l'Authority interna alla Curia preposta alla trasparency), ma anche consigliere Ior - lamentava il cambio delle norme, in senso considerato meno "stringente". Lo scontro fu con il cardinale Tarcisio Bertone, che presiede la commissione cardinalizia della banca: la vicenda culminò con l'uscita improvvisa di Gotti.

ETTORE GOTTI TEDESCHIETTORE GOTTI TEDESCHI

Licenziamento che a quanto risulta fu contestato - anche se voci interne hanno sempre provato a ridimensionare questo scontro - nella commissione cardinalizia da Nicora e dal cardinale curiale francese Jean-Louis Tauran. A quanto risulta una riunione dei cardinali del consiglio Ior ci sarebbe stata nel corso dell'ultimo fine settimana e un braccio di ferro si sarebbe consumato tra chi voleva un totale cambio alla guida dell'Istituto e chi invece tiene a mantenere lo status quo.

TauranTAURAN

Del resto già negli ultimi giorni era emerso che Bertone aveva in animo un cambio più sostanziale allo Ior, con l'uscita proprio di Nicora e Tauran e la loro sostituzione con i cardinali Domenico Calcagno - presidente Apsa, vicino a Bertone - e forse del cardinale Leonardo Sandri. Questo rimpasto nel comitato degli "azionisti" avrebbe fatto da preludio alla nomina del nuovo presidente: nessun nome è emerso fino ad oggi con chiarezza, ma di certo è dato per scontato che non sarà un italiano (lo era sempre stato fin dalla fondazione nel 1942).

Un europeo, probabilmente un belga, con una formazione di banchiere a tutto tondo. Era stata quindi esclusa la promozione del consigliere Carl Anderson, Supremo Cavaliere di Colombo, un potente finanziere Usa che a maggio era stato il protagonista del licenziamento di Gotti, con un documento sconvolgente per contenuti e modalità, in nove punti d'accusa, che rimarrà nella storia delle "crisi" vaticane.

Attilio NicoraATTILIO NICORA

Il consiglio di sovrintendenza è da maggio retto dal vice, il tedesco Ronaldo Haerman Shmitz, ex Deutsche Bank, e gli altri membri sono lo spagnolo Manuel Soto Serrano (di derivazione Santander) e l'italiano, il notaio Antonio Maria Marocco. È possibile una nomina nei prossimi giorni?

CARDINALE DOMENICO CALCAGNOCARDINALE DOMENICO CALCAGNO

La sede vacante inizia l'1 marzo, e da allora il Camerlengo, cioè lo stesso Bertone, assume i poteri, che tuttavia risultano essere solo poteri ordinari. Al di là della nomina del nuovo presidente, si attende però allo Ior un periodo di profonda revisione, o comunque di intervento sostanziale. Infatti, nonostante gli sforzi proclamati sul fronte della trasparenza, i problemi (in questo caso di tutte le finanze vaticane) continuano a fioccare: l'ultimo è la revoca a fine anno da parte della Banca d'Italia dell'autorizzazione a Deutsche Bank Italia a gestire i bancomat Oltretevere.

IL CARDINALE ARGENTINO LEONARDO SANDRI jpegIL CARDINALE ARGENTINO LEONARDO SANDRI JPEG

Con Via Nazionale il braccio di ferro è ormai un fatto acquisito, dopo l'inchiesta del 2010 che portò al sequestro dei 23 milioni, poi sbloccati. Da allora i rapporti finanziari Italia-Vaticano sono stati molto complicati e hanno portato alla chiusura di tutti i conti nella banche italiane (i fondi principali sarebbero ora a Londra).

In Vaticano, poi, gli uomini ex Bankitalia - che erano stati assunti per dare corpo alle nuove istituzioni di controllo interne - sono stati "promossi" ad altro incarico, ed è salito un nuovo gruppo dirigente, tra cui spicca l'avvocato svizzero Brülhart. Nel Torrione Niccolò V, sede storica dello Ior, sotto la guida del direttore generale Paolo Cipriani starebbe procedendo lo screening dei conti correnti, 33mila ufficialmente, e sugli intestatari, che per regole interne non possono essere estranei al Vaticano.

ANTONIO MARIA MAROCCOANTONIO MARIA MAROCCO

L'obiettivo è l'ingresso nella white list del'Ocse dei paesi virtuosi, ma l'obiettivo al momento pare decisamente lontano. In pù lo Ior negli ultimi anni è stato interessato da operazioni che - secondo i critici - lo avrebbero allontanato dal suo core business.

Nell'estate 2011 infatti entrò nella gestione del San Raffaele, con l'obiettivo di acquistarlo e integrarlo con il Bambino Gesù, l'ospedale pediatrico d'eccellenza di Roma (operazione poi naufragata). Sul piatto furono messi 250 milioni: Bertone vedeva di buon occhio l'operazione, ma vi fu una decisa opposizione da parte di molti prelati, tra cui, si disse, i cardinali Scola e Bagnasco.

Cardinale ScolaCARDINALE SCOLA

Infine c'è il dossier giudiziario, che vede intrecciarsi vari filoni: il nome dell'Istituto è tornato di prepotenza agli onori delle cronache in occasione del caso Monte Paschi e l'acquisto di Antonveneta, su cui è stato ascoltato a Siena lo stesso Gotti Tedeschi nella sua veste di rappresentante del Santander. È stato ipotizzato che vi fossero dei conti segreti dentro il Torrione legati a personaggi coinvolti nel caso Mps, ma da padre Lombardi la scorsa settimana è arrivata una smentita. In ogni caso la magistratura di Roma indaga, e risultano quattro rogatorie, due italiane e due internazionali.

IL CARDINALE ANGELO BAGNASCOIL CARDINALE ANGELO BAGNASCO
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PRIMI VALZER DI TOTO-PAPA 
- ITALIANI IN FERMENTO PER TORNARE AL SOGLIO DI PIETRO DOPO 30 ANNI: IL CIELLINO ANGELO SCOLA IN POLE, SEGUITO DA RAVASI - LA VIA “STRANIERA” PORTEREBBE ALL’AUSTRIACO SCHÖNBORN, IL CANADESE OUELLET E L’AMERICANO DOLAN - ATTENZIONE AI ‘TERZOMONDISTI’: BEN QUOTATI IL FILIPPINO TAGLE, L’HONDUREGNO MARADIAGA E IL BRASILIANO SCHERER - IN CURIA TUTTI D’ACCORDO: PER UNA “COABITAZIONE” MORBIDA CON RATZINGER SERVE UN PONTEFICE GIOVANE…

Marco Ansaldo per "la Repubblica"

Un Papa forte. E, possibilmente, giovane. Questo è il profilo che, dopo le dimissioni di Benedetto XVI, il Conclave già riunito a marzo per eleggere il successore di Joseph Ratzinger, ricercherà come il più adatto per il prossimo Pontefice. Perché adesso, dopo la scelta dirompente annunciata dal Papa tedesco, la partita passa ai cardinali che si riuniranno in totale isolamento dal mondo nella Cappella Sistina.

ANGELO SCOLA ARCIVESCOVO DI MILANO jpegANGELO SCOLA ARCIVESCOVO DI MILANO JPEG

Il radar degli osservatori si concentra sui nomi dei possibili candidati, e tra i ben informati in Vaticano c'è chi dice che i posizionamenti dei diversi fronti sono cominciati da settimane, quando qualcuno aveva fiutato che le dimissioni di Benedetto XVI potevano diventare davvero una realtà.

BENEDETTO XVIBENEDETTO XVI

IL CONFRONTO
La partita si giocherà, così com'è stato nei due Conclavi precedenti, e fin da subito, fra i cardinali italiani e gli altri. Il polacco Karol Wojtyla ruppe una tradizione lunga 500 anni, che assegnava il Papato sempre e costantemente a Pontefici italiani. E dopo di lui la palla passò a un tedesco, Joseph Ratzinger appunto. Sono così decenni, adesso, che non solo molti prelati ma tantissimi fedeli si aspettano il ritorno a un Papa italiano.

Bagnasco AngeloBAGNASCO ANGELO

GLI ITALIANI
E il nome più forte di tutti, quello considerato come il front runner, il candidato in prima fila, è quello dell'arcivescovo di Milano, Angelo Scola. Una candidatura pesante, la sua, perché sostenuta non solo da una certa parte dei porporati italiani, ma forse ancor più da quella degli stranieri, vista l'opera di grande attenzione svolta da Scola su vari scenari internazionali, in primis quello mediorientale con la sua fondazione Oasis, già al tempo in cui era Patriarca di Venezia.

Di una forte esposizione mediatica gode poi il cardinale Gianfranco Ravasi, che Ratzinger - il quale pure non interverrà al Conclave ma ne seguirà i lavori, e la sua influenza non potrà infine non contare - apprezza come presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Poca la sua esperienza pastorale, ma saldissima quella manageriale e soprattutto teologica. L'iniziativa felice del Cortile dei gentili, forum di incontro con personalità laiche, gli ha portato i favori di moltissimi fedeli che lo vedrebbero come una scelta di primo livello.

CARDINALE TARCISIO BERTONECARDINALE TARCISIO BERTONE

Una possibile soluzione di compromesso può essere quella dell'arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, il quale nello scontro più volte profilatosi con il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, ha mostrato una forte tenuta, ritagliandosi spazi di intervento consistenti per affermare il suo pensiero tanto religioso quanto politico.

In realtà, però, la Chiesa italiana ha anche altri possibili papabili, anche se con meno chance: in Curia il capo del dicastero per il clero, Mauro Piacenza, genovese come Bagnasco, giovane, capace, e già segnalato anche come possibile segretario di Stato. Ma anche l'arcivescovo di Firenze, di grande esperienza pastorale e di gestione, Giuseppe Betori.

CARDINALE MAURO PIACENZA jpegCARDINALE MAURO PIACENZA JPEG

Bertone, che d'ora in avanti agirà da cardinale camerlengo, cioè da gestore ufficiale della sede vacante, potrà contare sui voti dei suoi fedelissimi. E in Curia negli ultimi anni ne ha portati diversi. Ma forse, alla vigilia dei 79 anni ormai da compiere, sarà lui stesso a scegliere un candidato fra i suoi uomini.

GLI STRANIERI
Il profilo che il Conclave ricercherà, dopo le dimissioni di Benedetto, sarà soprattutto quello di un Papa saldo da un punto di vista teologico, sperimentato sotto il profilo pastorale, e in età da sostenere un Pontificato di buona durata: l'esempio classico è quello di Wojtyla, eletto a "soli" 58 anni. E allora tra gli stranieri, c'è un cardinale che molti considerano come perfetto sotto questa visuale: quello dell'austriaco Christoph Schönborn, domenicano, già allievo di Ratzinger, così come lo stesso Scola, e arcivescovo di Vienna.

Anche se il Papa in carica, Benedetto XVI, non si esprimerà certo in sede elettorale nel Conclave, la sua influenza, trovandosi ancora in vita - e questo è un aspetto del tutto inedito - potrebbe rivelarsi come determinante.

CARDINALE ANGELO COMASTRICARDINALE ANGELO COMASTRI

Poi c'è il filone del continente americano. E qui sì un nome importante è quello del canadese Marc Ouellet, poco conosciuto dal pubblico, ma prelato che incontra il Papa quasi tutti i giorni nella sua veste di prefetto della Congregazione per i vescovi, e quindi ben conosciuto in Curia. C'è Timothy Dolan, arcivescovo di New York, conservatore ma capace di mostrare duttilità nei temi religiosi e politici, uomo ricco di humour e di dinamismo che nei recenti Concistori ha saputo ritagliarsi l'attenzione dei media internazionali.

Altro profilo è quello del cardinale cappuccino Sean O'Malley, che a Boston ha risollevato una situazione resa assai drammatica non solo dagli abusi ma anche dagli insabbiamenti del suo predecessore Bernard Law. 
Infine il cardinale Jose Horatio Gomez, arcivescovo di Los Angeles, di origini messicane.

CARDINALE ANGELO SODANOCARDINALE ANGELO SODANO

GLI OUTSIDER
Tra i latinoamericani buone possibilità vengono assegnate al brasiliano (di origine tedesca) Pedro Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo. Ma anche all'honduregno Oscar Maradiaga, uomo di grandissima finezza intellettuale, forte anche da un punto di vista politico, e che molti considerano santo, attuale presidente della Caritas. E poi l'italoargentino Leonardo Sandri, oggi a capo del dipartimento per le Chiese d'Oriente. Non ultimo il cardinale messicano Javier Lozano Barragan, presidente emerito del Pontifico consiglio della pastorale per gli Operatori sanitari.

MONSIGNOR GIANFRANCO RAVASI jpegMONSIGNOR GIANFRANCO RAVASI JPEG

Nell'area caraibica spicca il volto del cardinale Jaime Ortega, arcivescovo dell'Avana, personalità che sta che sta contribuendo con la propria azione alla transizione dell'isola dal regime comunista verso una serie di aperture in campo economico e sociale.

In Africa occhi sul ghanese Peter Turkson, presidente del Pontifico consiglio di Giustizia e Pace, sul guineiano Robert Sarah presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, e sul nigeriano Francis Arinze, prefetto emerito della Congregazione per il Culto divino. Nome che si fa infine tra i porporati asiatici è quello del filippino Luis Tagle, metropolita di Manila: molti osservatori lo accreditano di un carisma che talvolta paragonano al primo
Wojtyla.

DOMINIQUE MAMBERTIANGELO BECCIU NUNZIO APOSTOLICO A CUBALUIS ANTONIO TAGLE ARCIVESCOVO DI MANILA jpegJORGE MARIO BERGOGLIO ARCIVESCOVO DI BUENOS AIRES jpegLAURENT M PASINYA METROPOLITA DI KINSHASA jpegPETER ERDO ARCIVESCOVO DI BUDAPEST jpegMARC OUELLET jpegTIMOTHY DOLAN ARCIVESCOVO DI NEW YORK jpeg
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LA GUERRA BERTONE-NICORA - PRIMA DI LASCIARE LA SEGRETERIA DI STATO, TARCISIO DEVE COPRIRSI LE SPALLE IN 2 MOSSE:
1) PIAZZARE ALLO IOR IL SUO FEDELISSIMO CARLO MARIA MAROCCO
2) RIMUOVERE IL “NEMICO” NICORA O DALLA GUIDA DELL’AUTORITÀ ANTI-RICICLAGGIO, OPPURE DALLA COMMISSIONE CARDINALIZIA CHE CONTROLLA LA “BANCA DI DIO”
- IN QUESTO MODO IL DISEGNO DI TARCISIONE SI CHIUDE: RICONDURRE SOTTO IL SUO CONTROLLO SIA L’AIF CHE LO IOR…

Marco Lillo per il "Fatto quotidiano"

CARDINALE NICORA jpegCARDINALE NICORA JPEG

Sarà ricordato per i rotoloni di contanti sotto le tuniche questo Conclave. I cardinali in arrivo da tutto il mondo dovranno portare le mazzette di banconote, se vorranno fare acquisti dentro le mura Leonine, perché i pos dei bancomat della Santa Sede continuano a essere bloccati da gennaio. La Vigilanza della Banca d'Italia negli incontri delle scorse settimane ha posto un aut aut al nuovo direttore dell'AIF, l'autorità antiriciclaggio vaticana, René Brulhart. I soldi non devono più passare per lo IOR, ma direttamente dal conto della Deutsche Bank Italia Spa, soggetta alla Vigilanza di Bankitalia.

CARDINALE TARCISIO BERTONECARDINALE TARCISIO BERTONE

Il Vaticano però ha risposto picche perché non vuole rendere controllabili da Bankitalia i reali intestatari dei flussi e pensa di poter scavalcare l'Italia con una mossa astuta: il bancomat sarà riaperto e appoggiato estero su estero su una banca extracomunitaria non soggetta al controllo di Bankitalia né dell'Europa.

Quella dei rotoloni di contante e dei pos fermi non è l'ombra più lunga dello scandalo IOR che si allunga sulla successione al soglio di Pietro. Nella scelta di Joseph Ratzinger di abbandonare la carica ha giocato un ruolo importante anche la sua sensazione di essere troppo debole per arginare la "mattanza" portata avanti nel settore del controllo delle finanze vaticane dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone.

Mattanza, più che lotta, è il termine giusto per descrivere l'andazzo degli ultimi mesi confermato ancora ieri dall'ultima indiscrezione: il Segretario di Stato ha comunicato informalmente durante i colloqui bilaterali con l'Italia di volere approfittare dei pochi giorni di pieni poteri rimasti per nominare il nuovo consiglio di sovrintendenza e il nuovo presidente dello IOR, la banca del Vaticano.

GOTTI TEDESCHIGOTTI TEDESCHI

Bertone presiede la commissione cardinalizia che sovrintende allo IOR, della quale fa parte anche il suo rivale, il cardinale Attilio Nicora. Nove mesi dopo la rimozione del presidente Ettore Gotti Tedeschi, più vicino a Nicora e al Papa, Bertone sta per piazzare un suo fedelissimo al suo posto.

Il favorito era un ex compagno di studi di Bertone, l'avvocato torinese Carlo Maria Marocco. A dicembre però l'ex notaio, membro dell'attuale Consiglio di sovrintendenza dello IOR, è stato nominato presidente della Cassa di Risparmio di Torino e ora si fa il nome di Pellegrino Capaldo.

L'altra partita fondamentale per Bertone è quella dell'Autorità antiriciclaggio, l'AIF. Dopo essere stato sostituito nel 2011 con il bertoniano monsignor Domenico Calcagno alla guida dell'APSA, l'amministrazione del patrimonio Santa Sede, Nicora rischia ora di essere rimosso anche dalla presidenza dell'AIF. Bertone potrebbe far valere il doppio incarico di Nicora come ragione di incompatibilità per farlo fuori o dalla presidenza dell'organismo antiriciclaggio AIF o dalla Commissione cardinalizia che controlla lo IOR. Si completerebbe così il disegno che mira a ricondurre sotto il suo controllo l'AIF e lo IOR rimuovendo gli uomini più collaborativi con le autorità italiane.

Gotti Tedeschi ha dovuto lasciare la presidenza dello IOR non certo per il coinvolgimento del banchiere nell'inchiesta della procura di Roma - come erroneamente è stato scritto - ma per una ragione opposta. Insieme al cardinale Attilio Nicora e all'ex direttore generale dell'AIF Francesco De Pasquale, Gotti era il fautore dell'inserimento di una normativa più seria in materia di antiriciclaggio. Lo IOR per decenni si è comportato in Italia come una fiduciaria che scherma i reali proprietari dei fondi, talvolta politici corrotti o criminali comuni dotati della sponda Oltretevere.

CARLO MARIA MAROCCO jpegCARLO MARIA MAROCCO JPEG

La Procura di Roma ha indagato nel 2010 il direttore generale dello IOR Paolo Cipriani e Gotti Tedeschi proprio per violazione della normativa formale antiriciclaggio. Ma Gotti, a differenza di Cipriani, si è mostrato collaborativo con la Procura e Bankitalia, un atteggiamento sgradito Oltretevere.

Nel dicembre del 2010 Benedetto XVI vara una legislazione antiriciclaggio severa e crea l'AIF, un'autorità antiriciclaggio per dialogare con l'UIF italiana. Comincia lo scambio di informazioni tra AIF e le procure italiane, attraverso l'UIF. Per far capire che fa sul serio, il Vaticano nomina come direttore generale dell'AIF un ex funzionario dell'UIF di Bankitalia, l'avvocato Francesco De Pasquale e come presidente proprio il cardinale Nicora.

A quel punto lo IOR e l'antiriciclaggio diventano il teatro dello scontro tra la fazione dei "vincenti" capeggiata dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e i "perdenti" del cardinale Nicora. A gennaio del 2012 Bertone si riprende i poteri ispettivi sullo IOR. L'autorità di Nicora e De Pasquale non può più ficcare il naso nei conti IOR per poi riferire ai pm italiani.

TOMMASO DI RUZZA jpegTOMMASO DI RUZZA JPEG

A maggio viene messo alla porta il presidente IOR Gotti Tedeschi, favorevole alla normativa più severa. Alla fine del 2012 salta il direttore generale AIF, De Pasquale retrocesso a semplice consigliere AIF. Al suo posto arriva René Brulhart, svizzero ma soprattutto ex capo dell'autorità omologa di un paradiso fiscale come il Liechtenstein. Non proprio un segnale di severità.

Il cardinale Attilio Nicora sente stringersi il cerchio intorno. Con la scusa della sua doppia carica (controllore, in qualità di presidente AIF e controllato, in qualità di membro della commissione cardinalizia dello IOR) Bertone si accinge a farlo fuori. Un problema che invece non viene rilevato per un altro membro dell'AIF, Giuseppe Dalla Torre, che è presidente del Tribunale del Vaticano.

ANTONIO FAZIOANTONIO FAZIO

Intanto si avanza un nuovo uomo forte all'AIF: il genero di Antonio Fazio, proprio lui l'ex governatore della Banca d'Italia. Si chiama Tommaso Di Ruzza, è assunto come impiegato ma è stato subito proposto come vicedirettore dell'AIF. Una nomina saltata proprio per l'opposizione del cardinale Attilio Nicora. Nato nel 1975 ad Aquino e presidente del circolo Tommaso d'Aquino, Di Ruzza è membro del Pontificio consiglio per la giustizia e per la pace.

L'arcivescovo Mamberti e il governatore emerito suocero Antonio Fazio, insieme al vescovo Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace erano presenti alla tre giorni organizzata dal Circolo San Tommaso nel luglio 2012. Non è diventato vicedirettore ma è stato nominato vicario del direttore. In molti davano per probabile la rimozione di Nicora e l'ascesa del giovane e bravo Di Ruzza al posto di Brulhart nel lungo periodo. Poi sono arrivate le dimissioni del Papa.

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LE DIMISSIONI DI RATZINGER NASCONO IL 17 DICEMBRE 2012:
E’ QUANDO I 3 CARDINALI DELLA COMMISSIONE SUI “CORVI” (HERRANZ, TOMKO E DE GIORGI) GLI CONSEGNANO L’ULTIMA PARTE DEL DOSSIERONE SU “VATILEAKS”
- LEGGENDO IL RAPPORTO, DAVANTI A TUTTE LE MANOVRE DI POTERE DELLE PORPORE E IL MARCIO DELLA CURIA, BENEDETTO XVI CONFIDA AL FRATELLO GEORG L’INTENZIONE GETTARE LA MITRIA…

Lancio stampa di "Panorama"

papa ratzinger benedettoPAPA RATZINGER BENEDETTOPAPAPAPA

È il 17 dicembre 2012. Il Papa ha appena ricevuto il presidente palestinese Abu Mazen. Negli uffici del Pontefice, da un altro ingresso, entrano tre cardinali, i membri della commissione d'inchiesta su Vatileaks: portano la seconda parte del rapporto sulle indagini.

È un rapporto voluminoso, pieno di interviste e interrogatori, dai quali emergono una diffusa resistenza al cambiamento e molti ostacoli alle azioni volte a promuovere la trasparenza chiesta dal Papa.

Inizia quel giorno, secondo la ricostruzione descritta da Panorama nella storia di copertina che il settimanale propone in edicola da domani, giovedì 14 febbraio, il travaglio che ha portato Joseph Ratzinger ad annunciare al mondo la sua intenzione di abdicare a partire dal prossimo 28 febbraio.

Il pontefice esce duramente dall'incontro con i porporati. Trova la forza di parlarne soltanto con suo fratello, Georg. Si confida ammettendo, forse per la prima volta, di avere scoperto un volto della curia vaticana che non aveva mai immaginato. E poco prima di Natale inizia a pensare segretamente alle sue dimissioni. 

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DON MASSIMO FRANCO: A MEZZO “CORRIERE” MANDA UN AVVISO AI NAVIGATI DELLE MURA LEONINE:
“LO SCONCERTO SULLA FACCIA DEI CARDINALI PIÙ INFLUENTI RACCONTA UN POTERE CHE VACILLA
E UN ALTRO CHE, DOPO AVERE ATTESO PER 8 ANNI LA RIVINCITA, COMINCIA A PREGUSTARLA”

- “IN QUELL'ESPRESSIONE,FARE PULIZIA’, SI AVVERTE UN'ECO MINACCIOSA
PER CHI HA SFRUTTATO LA DEBOLEZZA DI RATZINGER
. LA MINACCIA È GIÀ STATA MEMORIZZATA, PER PREPARARE LA RESISTENZA”…

Massimo Franco per il "Corriere della Sera"

papa ratzinger benedetto Gli interrogativi e i timori della Chiesa dopo l'annuncio delle dimissioni di Papa Ratzinger. Il Pontefice diventerà «invisibile», affiora l'ipotesi che lasci il Vaticano. «E adesso bisogna fermare il contagio...». Il monsignore, uno degli uomini più in vista della Curia, ripercorre le ultime ore vissute dal Vaticano come se avesse subito un lutto non ancora elaborato. E ripete, quasi fra sé: «Queste dimissioni di Benedetto XVI sono un vulnus:una ferita istituzionale, giuridica, di immagine. Sono un disastro».

Così, dietro le dichiarazioni di solidarietà e di comprensione nei confronti di Josef Ratzinger, di circostanza o sincere, affiora la paura. È l'orrore del vuoto. Di più: della scomparsa dalla scena di un Pontefice che per anni è stato usato come scudo e schermo da molti di quelli che dovevano proteggerlo e ora temono i contraccolpi della fine di una idea sacrale del papato.

BENEDETTO XVI RATZINGER jpegBENEDETTO XVI RATZINGER 

Sono gli stessi che adesso avvertono l'incognita di un successore chiamato a «fare pulizia» in modo radicale; e a ridisegnare i confini e l'identità del Vaticano proprio cominciando a smantellare le incrostazioni più vistose. Le dimissioni vissute come «contagio», dunque. E commentate nelle stanze del potere ecclesiastico come un possibile «virus» che potrebbe mandare in tilt il sistema.

«Se passa l'idea dell'efficienza fisica come metro di giudizio per restare o andare via, rischiamo effetti devastanti. C'è solo da sperare che arrivi un nuovo Pontefice in grado di riprendere in mano la situazione, fissare dei confini netti, romani, impedendo una deriva». Lo sconcerto che si legge sulla faccia e nelle parole centellinate dei cardinali più influenti raccontano un potere che vacilla; e un altro che, dopo avere atteso per otto anni la rivincita, comincia a pregustarla.

Eppure, negli schieramenti che si fronteggiano ancora in ordine sparso, non ci sono strategie precise. Si avverte solo il sentore, anzi la convinzione che presto le cose cambieranno radicalmente, e che una intera nomenklatura ecclesiastica sarà messa da parte e rimpiazzata in nome di nuove logiche tutte da scrivere.
Ma sono gli effetti di sistema che fanno più paura: e non solo ai tradizionalisti.

Un Papa «dimissionabile» è più debole, esposto a pressioni che possono diventare schiaccianti. Il sospetto che la scelta di rottura compiuta da Ratzinger arrivi dopo un lungo rosario di pressioni larvate, continue, pesanti, delle quali i «corvi» vaticani, le convulsioni dello IOR, la «Banca del Papa», e il processo al maggiordomo Paolo Gabriele sono stati soltanto una componente, non può essere rimosso.

L'interrogativo è che cosa può accadere in futuro, avendo alle spalle il precedente di un Pontefice che si è dimesso. Da questo punto di vista, l'epilogo degli anni ratzingeriani dà un po' i brividi, al di là del coro sulle sue doti di «uomo di fede». La voglia di proiettare immediatamente l'attenzione sul Conclave tradisce la fretta di archiviare una cesura condannata a pesare invece su ognuna delle scelte dei successori.

I Cardinali Bertone e BagnascoI Cardinali che si stanno facendo guerra: BERTONE VS BAGNASCO

Il massimo teorico dell'«inattualità virtuosa» della Chiesa che si fa da parte perché ritiene di non avere più forza a sufficienza evoca un peso intollerabile, e replicabile a comando da chi in futuro volesse destabilizzare un papato. Sembra quasi una bestemmia, ma la carica pontificale, con la sua aura di divinità, appare «relativizzata» di colpo, ricondotta ad una dimensione drammaticamente mondana.

È come se la secolarizzazione nella versione carrierista avesse sconfitto il «Papa timido» e distaccato dalle cose del mondo; e le nomine controverse decise in questi anni da Josef Ratzinger si ritorcessero contro il capo della Chiesa cattolica. Rispetto a questa realtà, c'è da chiedersi che cosa potrà fare il «successore di Pietro» e di Benedetto XVI per ricostruire la figura papale.

Il vecchio paradigma è franato; il prossimo andrà ricostruito non da zero, ma certamente da un trauma difficile da elaborare e da superare. E questo in una fase in cui la Chiesa cattolica si ripropone di «rievangelizzare» l'Europa, diventata ormai da anni terra di missione; di ricristianizzare l'Occidente contro la doppia influenza del «relativismo morale» e dell'«invasione islamica».

CARDINALE NICORA jpegCARDINALE NICORA 

Così, nel Papa che si ritrae con un gesto fuori dal comune, schiacciato dall'impossibilità di riformare le sue istituzioni, qualcuno intravede una metafora ulteriore: una tentazione a ritrarsi che travalica i confini vaticani e coinvolge simbolicamente l'Europa e l'Occidente.

Le dimissioni di Benedetto XVI, il «Papa tedesco», finiscono così per apparire quelle di un continente e di una civiltà entrati in crisi profonda; e incapaci di leggere i segni di una realtà che li anticipa, li spiazza, e ne mostra tutti i limiti di analisi e di visione: a livello religioso e civile. I detrattori vedono in tutto questo una fuga dalle responsabilità; gli ammiratori, un gesto eroico, oltre che un bagno di umiltà e di fiducia nel futuro.

CARDINALE ANGELO SODANOCARDINALE ANGELO SODANO

La sensazione è che per ricostruire, il successore dovrà in primo luogo destrutturare, se non distruggere. In quell'espressione, «fare pulizia», si avverte un'eco minacciosa per quanti nella Roma pontificia hanno sfruttato la debolezza di Ratzinger come «Papa di governo». La minaccia è già stata memorizzata, per preparare la resistenza.

I distinguo appena accennati e le divergenze di interpretazione fra L'Osservatore Romano e la Sala Stampa Vaticana sul momento in cui Benedetto XVI avrebbe deciso di lasciare, sono piccoli scricchiolii che preannunciano movimenti ben più traumatici. Scrivere, come ha fatto il quotidiano della Santa Sede, che Benedetto XVI aveva deciso l'abbandono da mesi, significherebbe allontanare i sospetti di
dimissioni provocate da qualcosa accaduto di recente, molto di recente, nella cerchia dei collaboratori più stretti. [SM=x44499]

E l'approccio e il ruolo in vista del Conclave dell'attuale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e del predecessore Angelo Sodano, già viene osservato per decifrare le mosse di schieramenti avversari. E sullo sfondo rimangono le inchieste giudiziarie che lambiscono istituzioni finanziarie vaticane come lo IOR.

ANGELO SCOLA ARCIVESCOVO DI MILANO jpegANGELO SCOLA ARCIVESCOVO DI MILANO 

Di fronte a tanta incertezza, l'uscita di scena del Pontefice, annunciata per il 28 febbraio, è un elemento di complicazione, non di chiarimento. «Non possono esserci 2 Papi in Vaticano: anche se uno di loro è formalmente un ex», si avverte. La considerazione arriva a bassa voce, come un riflesso istintivo e incontenibile. Mostra indirettamente l'enormità di quanto è accaduto 2 giorni fa.

E addita il problema che la Santa Sede si troverà ad affrontare nelle prossime settimane: la convivenza dentro le Sacre Mura fra il successore di Benedetto XVI e lui, il primo Pontefice dimissionario dopo molti secoli. Il simbolismo è troppo potente e ingombrante per pensare che Ratzinger possa diventare invisibile, rinchiudendosi nell'ex convento delle suore di clausura, incastonato in un angolo dei Giardini Vaticani. Eppure dovrà diventare invisibile: il suo futuro è l'oblìo.

La presenza del vecchio e del nuovo Pontefice suscita un tale imbarazzo che qualcuno, come Monsignor Rino Fisichella, non esclude novità; e cioè che l'abitazione definitiva di colui che fino al 28 febbraio sarà Benedetto XVI, alla fine sia individuata non dentro, ma fuori dai cosiddetti Sacri Palazzi. Il Vaticano, però, è l'unico luogo dove forse si può evitare che venga fotografato un altro uomo «vestito di bianco», gli incontri non graditi, o controllare che anche una sola parola sfugga di bocca a un «ex» Pontefice: sebbene il Papa resterà tale anche dopo le dimissioni.

«Ma il popolo cattolico», si spiega, «non può accettare di vederne 2». Il paradosso di Josef Ratzinger sarà dunque quello di studiare e meditare, isolandosi in un eremo nel cuore di Roma proprio accanto a quel potere vaticano che ha cercato di scrollarsi di dosso nel modo più clamoroso.

D'ora in poi, seguire i suoi passi significherà cogliere gli ultimi gesti pubblici di una persona speciale che sa di entrare in una zona buia dalla quale non gli sarà permesso di riemergere. Al di là di tutto, la sensazione è che molti, ai vertici della Chiesa cattolica, abbiano una gran voglia di voltare pagina; e che lo sconcerto causato dal gesto di Ratzinger e l'affetto e la stima profonda nei suoi confronti siano bilanciati dal sollievo per essere arrivati all'epilogo di una situazione ritenuta ormai insostenibile.

Probabilmente, qualcuno non valuta con sufficiente lucidità che Benedetto XVI non era il problema, ma la spia dei problemi del Vaticano; e che usarlo come capro espiatorio non cancellerà tutte le altre questioni rimaste aperte non soltanto per sue responsabilità. I 16 giorni di interregno che separano dal 28 febbraio, in realtà, segneranno uno spartiacque di secoli. E dimostreranno presto quanto abbia perso vigore non il Papa, ma alcune vecchie logiche. Almeno, Josef Ratzinger ha avuto il coraggio di vederle e rifiutarle.

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3/14/2013 10:07 AM
 
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I cardinali Sodano e Bertone
Angelo Sodano (Isola d'Asti, 23 novembre 1927) è un cardinale e arcivescovo cattolico italiano, già cardinale segretario di Stato Vaticano. Attualmente è decano del Collegio Cardinalizio.

Critiche e aspetti controversi 

Angelo Sodano è stato un sostenitore di Marcial Maciel, il sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo, condannato dalla Santa Sede nel 2006 per gli atti di pedofilia compiuti su seminaristi della sua congregazione e per averne successivamente assolti alcuni in confessione, delitto punito dal diritto canonico con la scomunica latae sententiae. Resta un sostenitore dei Legionari di Cristo[1][2].

Nel 2010 l'arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, accusò Sodano d'aver bloccato nel 1995 la creazione di una commissione di inchiesta sugli abusi sessuali di cui era stato accusato il suo predecessore Hans Hermann Groer[3]. Nello stesso anno, in occasione della messa pasquale in piazza San Pietro, Sodano ha definito "chiacchiericcio" il clamore mediatico sollevato sulla gestione dello scandalo dei preti pedofili, suscitando le proteste di alcune delle vittime di abusi[4].

Pedofilia nel clero Ricorso alla Corte Penale Internazionale 

Nel settembre del 2011 il gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili Snap (Survivors network of those abused by priests[5]) e il Centro per i diritti costituzionali (Center for Constitutional Rights[6]) hanno depositato presso la Corte Penale Internazionale dell'Aia un ricorso[7], in cui accusavano Papa Benedetto XVI, il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale William Levada, di crimini contro l'umanità[8] per una presunta copertura di reati commessi da sacerdoti contro i minori[9][10][11].

Nel febbraio del 2012 il ricorso è stato ritirato dallo stesso legale proponente, l'avvocato Jeff Anderson. Secondo il legale della Santa Sede, l’avvocato Jeffrey S. Lena, il ritiro del ricorso ha provocato «l’archiviazione immediata della causa, senza che sia necessaria una sentenza in merito emanata dalla corte». Sempre secondo Lena: «Hanno ritirato tutto perché sapevano che avrebbero perso se avessero continuato a perseguire il caso. Non volevano una pronuncia negativa da parte del giudice» che avrebbe fatto giurisprudenza.[12][13].


 Tarcisio Pietro Evasio Bertone (Romano Canavese2 dicembre 1934) è un cardinale e arcivescovo cattolico italiano. È statoSegretario di Stato Vaticano dal 2006 al 28 febbraio 2013 quando, a seguito della rinuncia al ministero petrino da parte di papa Benedetto XVI, è cessato dall'ufficio conformemente ai canoni del Codice di Diritto Canonico. Dal 2007 ricopre la carica dicamerlengo di Santa Romana Chiesa, in forza della quale ha gestito gli affari correnti della Santa Sede durante il periodo di sede vacante che si è protratto fino alla fine del conclave del 2013, nel corso del quale è stato eletto papa Francesco, successore diBenedetto XVI, attualmente papa emerito.

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