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L'OMBRA DEI RASNA - Il mistero degli Etruschi

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L'emancipazione delle donne etrusche:
1

La condizione sociale della donna etrusca rappresenta un caso unico nel panorama del mondo mediterraneo.
Lo storico romano Tito Livio racconta che la donna etrusca “esce spesso per essere esposta agli sguardi degli uomini senza arrossire”; partecipa ai giochi, alle cerimonie e ai banchetti. A tal proposito Aristotele afferma che “gli Etruschi banchettano con le loro mogli, sdraiati sotto la stessa coperta”, cosa che ai romani e ai greci sembrava scandalosa poiché ai loro banchetti venivano ammesse solo le prostitute. Alla donna etrusca era inoltre concesso di sedersi vicino ad altri uomini e bere.

La posizione di rilievo occupata nella società è testimoniata, in mancanza di documenti scritti, da reperti archeologici, in particolare iscrizioni e rilievi funerari. Il ritrovamento nei corredi femminili di morsi di cavallo e di carri evidenzia la libertà di movimento delle donne dell’aristocrazia etrusca. Le pitture della tomba Tarquinese delle Bighe, invece, testimoniano la partecipazione della donna etrusca a manifestazioni pubbliche: in un fregio sono raffigurate varie gare sportive e tra il pubblico si riconoscono matrone e giovinette sedute tra il pubblico; in particolare sembra proprio una matrona in prima fila a dare inizio alle gare con un cenno.

Un ulteriore esempio del rilievo femminile in ambito etrusco è la formula onomastica bimembre. Le donne romane erano individuate dal solo nome gentilizio in quanto il prenome era considerato intimo e di sfera privata. Sulle iscrizioni vasali etrusche, invece, compaiono sia il nome di famiglia che il nome proprio, a testimonianza della volontà di affermare la propria identità da parte delle matrone. Il nome poteva essere tramandato ai figli accanto a quello del padre e veniva mantenuto dopo sposate.

Sapevano leggere e scrivere e risultavano proprietarie di botteghe e un’iscrizione ritrovata a Tarquinia attesterebbe addirittura la presenza di una donna magistrato. La società etrusca era, quindi, sostanzialmente paritaria o comunque teneva la donna in una posizione di rilievo e privilegio.

Quando l’Etruria entrò in contatto con il mondo greco-romano e l’influenza culturale si fece sentire in modo deciso non solo nelle arti ma anche sui costumi, le donne etrusche persero la propria libertà e indipendenza
ritrovandosi in una condizione del tutto simile a quella delle matrone romane dell’età arcaica: prive di diritto, sottomesse all’uomo e chiuse in casa.

Veronica Iorio

La donna nelle civiltà antiche

 


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1/24/2016 12:46 PM
 
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Fanum Voltumnae
Questa è una riproduzione della cartina di Filippo Ameti del 1696 dove si nota molto bene, tra San Lorenzo Vecchio e Bolsena (Viterbo), un luogo dove viene riportata questa scritta "ruderi templi".

Questa indicazione precisa, rimarca in maniera evidente che in quel luogo esistevano dei resti di costruzioni antiche, forse etrusche o comunque facenti parte di qualcosa di importante al punto da segnalarle. Comunque la ipotesi sostenuta del gruppo Archeologico Turan (foto con visione area di una ipoterica struttura), non può essere sottovalutata. C'è da segnalare, ricordarsi sempre che ad Orvieto secondo alcuni archeologi ci sarebbe l'ipotetico Fanum Voltumnae. Dopo 15 anni di scavo non sono riusciti a trovare una struttura simile a poter ospitare i giochi sportivi, che nel rescritto di Spello sono più volte descritti.
In una frase dell'editto sottolineava la sua ubicazione.......il luogo sacro e i giochi di svolgevano "APUD VOLSINIOS", che significa "VICINO PRESSO BOLSENA": Ora una scoperta così importante mi domando daranno l'autorizzazione di fare dei saggi di scavo?
[Edited by Etrusco 1/24/2016 12:47 PM]

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2/16/2016 11:30 AM
 
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Oltre 2000 anni fa gli etruschi erano già capaci di fare grandiose opere di ingegneria idraulica per prevenire inondazioni e dissesti idrogeologici,
una capacità che ai giorni nostri non siamo più capaci di mettere in pratica...

Roma (RM) - loc Isola Farnese - Ponte Sodo

Non si tratta di un ponte quanto di una galleria artificiale scavata nei materiali vulcanici (piroclastiti e ignimbriti) in epoca etrusca e probabilmente rimaneggiata in epoca romana.

La galleria è lunga poco meno di 100 metri, alta mediamente 6-8 metri e larga 6-7. Sulla volta della galleria si aprono a distanze intermedie dai due imbocchi due pozzi rettangolari, restanti dalle attività di scavo ed estrazione dei materiali della prima galleria “pilota”, successivamente ampliata e squadrata.

Il termine “ponte sodo” non è esclusivo di questo sito, ma caratterizza quelle opere di ingegneria idraulica destinate a regimentare i corsi d’acqua, evitarne gli esondamenti e favorirne l’attraversamento (della stessa categoria fanno parte i cosiddetti “ponte terra”).

A questo scopo veniva scavata una galleria nel fianco del versante di una valle fluviale facendo “ingrottare” il corso d’acqua. In questo modo nel tratto sovrastante era possibile attraversarlo e veniva ampliata la portata complessiva del reticolo idrografico. Sulla volta della galleria si aprono due pozzi, restanti dalle attività di scavo ed estrazione dei materiali della prima galleria “pilota”, successivamente ampliata e squadrata.


Entra all'interno della grandiosa opera etrusca con il video di Go Outdoor, i video di Tesori del Lazio: LINK...


[Edited by Etrusco 2/16/2016 11:32 AM]

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Home > Bolsena tra Etruschi e Romani. Fonte: Ministero dei Beni Culturali ...


Evento associato a: 24/25 SETTEMBRE 2016: GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO


Bolsena tra Etruschi e Romani. Alla scoperta delle radici storiche dell’antica città di Volsinii

Locandina
Locandina
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Durante le giornate del 24 e 25 settembre dalle ore 10 alle ore 12, presso l’area archeologica di Poggio Moscini, i soci del Gruppo Archeologico Velzna illustreranno le attività di volontariato svolte nel territorio.
I cittadini di Bolsena, visitatori e turisti, insieme ai volontari del Gruppo Archeologico potranno inoltre partecipare al lavoro in svolgimento presso il sito archeologico sperimentando in prima persona una prova sul campo per entrare in contatto con la “materia archeologica” e condividere l’esperienza formativa e culturale che ne deriva.


Redattore: LEONARDO PETOLICCHIO
Informazioni Evento:

Data Inizio: 24 settembre 2016
Data Fine: 25 settembre 2016
Costo del biglietto: Ingresso ed attività gratuite
Prenotazione: Nessuna
Luogo: Bolsena, Area archeologica di Volsinii
Orario: Sabato 24: ore 8:00-14:00 (attività 10:00-12:00) Domenica 25: apertura straordinaria 9:00-13:00 (attività 10:00-12:00)
Telefono: 06 67233000
E-mail: enrico.pellegrini@beniculturali.it
Sito web
 
 
Dove:
 
Area archeologica di Volsinii
Proprietà: Ente MiBAC
Indirizzo: Via Orvietana 01023 - Bolsena (VT)
Telefono: 06.3226571
E-mail: enrico.pellegrini@beniculturali.it
Sito web

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   Bolsena tra Etruschi e Romani. Alla scoperta delle radici storiche dell’antica città di Volsinii

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VOLSINI VELZNA non è Orvieto ma è Bolsena.
Questa cartina presenta il solito errore storico, Volsini è il nome romano della città ubicata sulla riva del lago di Bolsena.Qui in questa rappresentazione viene indicato con questo toponimo Orvieto. Siamo sempre alla solita interpretazione sbagliata di un pensiero accademico sostenuto da una piccola parte. Si continua a sostenere un dettato storico che reca un ulteriore danno alla verità storica del popolo Etrusco. Confondendo l'antica città ETRUSCA Velzna (Bolsena) con Orvieto. Una domanda agli "abili" sostenitori della tesi Orvieto uguale a Velzna, questa capitale sacra e politica del popolo ETRUSCO quanto GRANDE poteva essere? Oppure quanto PICCOLA poteva essere? Sapete quante necropoli ORVIETO HA? E QUANTO SONO GRANDI? Sono appena due, quelle ubicate sotto la rupe.Poi pur di sostenere l'impossibile si vanno a cercare altre necropoli a diversi chilometri da Orvieto fino ad "appropriarsi" di necropoli sulle colline del lago di Bolsena (COMUNI DI BOLSENA E CASTELGIORRIO E SAN LORENZO NUOVO).
Seconda domanda forse qui non esiste risposta perchè ancora la devono cercare....Quale motivo o motivi sacri avete individuato in Orvieto per sostenere la tesi che quel luogo sia stato per il popolo Etrusco l'area sacra del Fanum Voltumnae e la sua capitale sacra? Risposta: non ci sarà mai, esiste solamente una grande "forzatura" su Orvieto sostenere a tutti i costi anche una verità storica priva di fondamento, .....non dobbiamo riscrivere la storia.....oramai è stata già scritta. Giusta o sbagliata bisogna andare avanti con questo pensiero.......Invece io e altri sosteniamo:"una cosa è certa sarà il tempo e i nuovi studiosi giovani o meno che porteranno avanti la verità su questo argomento."

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9/15/2017 12:55 PM
 
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Progetto Bisenzio:
conferenza di chiusura della campagna di ricognizione archeologica di superficie 2017




Bisenzio 2017, Filedwalking (Photo A. Babbi)

Anche quest’anno, a conclusione delle ricognizioni archeologiche di superficie 2017, saranno pubblicamente illustrati i risultati preliminari delle attività di ricerca sul campo del Progetto Bisenzio dirette dal Dr. Andrea Babbi (Römisch-Germanisches Zentralmuseum Mainz). La relazione scientifica sarà questa volta arricchita dal contributo degli studenti della Scuola Primaria “Umberto Pannucci” di Capodimonte e della Scuola Secondaria di Primo Grado di Marta. Gli allievi introdurranno l’incontro ed illustreranno le riflessioni scaturite dall’attività didattica appositamente pianificata dalla Dr.ssa Veliana Olivieri e dal Dr. Babbi. Tale attività ha avuto luogo presso il Museo della Navigazione a conclusione della ricognizione del 2016, ed è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione dei membri dell’Associazione di promozione sociale ‘La Porticella’ di Capodimonte.

L’evento, che avrà luogo venerdì 22 settembre alle ore 18:30 presso “La Cascina” (Scuderie Farnesiane) a Capodimonte (VT), costituirà dunque un’importante occasione d’incontro e dialogo tra la comunità, le nuove generazioni e i ricercatori, utile anche per favorire la tutela e delineare possibili modi di fruizione del prezioso e fragile patrimonio culturale di Bisenzio.

Comunicato Stampa Progetto Bisenzio 2017

2017.09.22 Programma relazione alla cittadinanza campagna 2016 progetto DFG Bisenzio (Andrea Babbi)

Ubicazione delle Scuderie farnesiane: via della Cascina, strada laterale a destra del Museo della Navigazione.

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[Edited by Etrusco 9/15/2017 12:56 PM]

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9/29/2017 11:53 AM
 
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VERTUMNO E VOLTUMNA
Le due principali divinità etrusche


Vertumno, tra le maggiori divinità del popolo Etrusco, è ricordato per una sua statua di bronzo, asportata dal Fanum Voltumnae e portata a Roma, come diversi storici latini nei loro scritti ricordano. L’esercito romano sconfisse definitivamente il popolo etrusco, arrestando la sua storia e la sua religione con la distruzione della città di Velzna nel 265 a.C. La statua di Vertumno, da Volsinii venne portata in un quartiere di Roma ( vicus tuscus), era ubicata in un tempio nell’area di Volsinii e Varrone definiva il dio come “DEUS ETRURIAE PRINCEPS”. Vertumno, era paredro di una altra divinità in età etrusco-romana conosciuta come Voltumna (identificata in Norzia, la dea Fortuna). Il libro di Cesare Morelli avente come titolo “ Volsini Etrusca”, pone molto bene il significato e il termine di questa divinità etrusca di Vertumno. Vertere, girare, cambiare, mutare, sono parole tutte con uno stesso significato;per esempio, il percorso di un qualsiasi oggetto in movimento può vertere, girare, cambiare o mutare direzione. Se ci riferiamo a un astro come il sole, il concetto è molto chiaro. Questo significato si addice molto bene riguardo al movimento in cielo del sole, specialmente delle date solstiziali o equinoziali. Il sole, arrivato in un punto del suo percorso, per alcuni giorni si “ferma”. “Solstizio”, significa che il sole sta fermo, la luce del giorno è per un breve periodo identica, per poi lentamente iniziare a decrescere. Il termine girare, vertere, cambiare gli si addice molto bene. Oppure nei diversi processi di maturazione di frutti, fiori, foglie e vegetali. Su questo processo camminano anche le stagioni e su questo percorso scorre il “tempo”. Tempo del percorso del sole, tempo delle stagioni, tempo del ciclo lunare. Tutti i popoli antichi avevano bisogno di conoscere il tempo e i ritmi dei diversi cicli delle stagioni e degli astri. La casta sacerdotale aveva il compito di segnare e misurare il tempo. Perché il tempo era reputato figlio di divinità che dimorano nel cosmo, perché è dagli dèi che nasce il tempo eterno. Misurare e conoscere il tempo era il modo principe per poter redigere un calendario sacro e agrario, era anche sviluppare un senso di conoscenza matematica e astronomica.

Il rito del “clavus annalis” che si svolgeva a Bolsena presso il tempio della Dea Norzia, era molto importante. La storia di un popolo non cammina solo su strade facilmente percorse da testi scritti ma viaggia anche su percorsi come quello del rito di Bolsena. Sarebbe troppo facile per tutti conoscere la storia solamente attraverso testi letterari, ma il rito del popolo etrusco del Clavus infixio è la testimonianza “scritta” che traspare se si riesce a capire l’importanza religiosa e sacra nel misurare il tempo. Il tempo era legato al grande valore sacro della creazione e del creato.

Voltumna (la luna) e Vertumno (il sole), divinità con il nome romanizzato che cosa volevano dire nel loro specifico significato? Nel nome e nei simboli sono racchiusi dei messaggi più profondi e i significati di un pensiero religioso. Vale a dire Vertumno, come Voltunmna-Norzia, era in relazione all’agricoltura e ai suoi prodotti. Queste divinità erano patrone dei frutti della terra: per Vertumno soprattutto la coltivazione delle vite, il dio dell’autunno e dell’equinozio, per Voltumna, dea della rinascita della vegetazione e dell’equinozio di primavera, la produzione del grano, l’acqua e la fertilità della terra. Queste divinità le ricordavano gli Etruschi nelle loro feste religiose al Fanum Voltumnae, sulle sponde del lago di Bolsena, divinità legate al ciclo delle stagioni e del sole. La principale celebrazione era in occasione del matrimonio tra Voltumna (la luna) e Vertumno (il sole),che si svolgeva al Fanum Voltumnae e cadeva molto probabilmente nel solstizio estivo il 24 di giugno, quando si effettuava il rito del clavus annalis, al tempio di Norzia ed era anche l’inizio della raccolta del grano.

La medesima tradizione la troviamo in Mesopotamia,dove sempre il 24 di giugno era il giorno del matrimonio tra il Sole e la Luna. Lo stesso giorno, il 24 di giugno veniva festeggiato a Roma dal re Servio Tullio, nel VI secolo a.C. la solenne festa di “Fors Fortunae” sulle rive del Tevere. VERTUMNO, divinità come tanti scrittori latini (Ovidio nel testo Metamorfosi XIV, Properzio in Elegie IV,2,) hanno ricordato era un’importante divinità etrusca, dio dei raccolti di fine estate e della vegetazione. Questa divinità avrebbe insegnato al popolo etrusco a coltivare la vite. Sicuramente la coltivazione combinava con la vendemmia e guarda caso cade nell’equinozio di autunno, con la fine della raccolta dei maggiori prodotti della terra. In sintesi queste potrebbero essere state le maggiori feste del popolo etrusco legate a queste due divinità, anche in occasione degli equinozi. Ora ritornando all’importanza di Vertumno e Voltumna , unite nel loro significato, creavano un armonioso fondamento all’interno della religione etrusca. Sono l’espressione religiosa più vera, in quanto davano benessere e ricchezza a un popolo. Ricchezza, prima dell’avvento della moneta non era altro che i prodotti della terra e la sua fertilità.

Il dualismo è stato sempre uno degli elementi di valutazione di un qualsiasi processo filosofico e religioso. Sole e luna, giorno e notte, luce e buio, freddo e caldo, maschio e femmina, fuoco e acqua, positivo e negativo, abbondanza e carestia, erano nella realtà una similitudine del territorio vulcanico, territorio ricchissimo di questo dualismo, necessario perché tutti vivevano in simbiosi di questo dualismo. In conclusione, in tutte le religioni arcaiche esisteva solo un tema fondamentale: la creazione degli esseri viventi e del mondo, la fertilità della terra e i suoi prodotti e questo gli Etruschi ce lo hanno insegnato e dalle loro ceneri è nato poi il cristianesimo. Dove Voltumna fu sostituita da Santa Cristina (patrona di Bolsena) e Vertumno da San Giovanni Battista (la presenza di San Giovanni Battista ed Evangelista intorno al lago di Bolsena conta ben 11 chiese e arriva a 18 in un raggio leggermente più ampio).
A cura di luigi catena 28.09.17


foto 1 chiesa di San Giovanni in Val di lago, comune di San Lorenzo Nuovo, probabile sito del tempio di Vertumno;
foto 2 Immagine di Santa Cristina di Bolsena;
foto 3 statuina di bronzo di Norzia rinvenuta a Bolsena presso il tempio di Norzia ,loc. Pozzarello;
foto 4 Vertumno mosaico del II sec.d.C. museo di Madrid.

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Mi Rasna

Cercare di descrivere le sensazioni che proviamo in questo momento, dopo la giornata di ieri, per noi e' veramente difficile.
Ci sarebbero tantissime cose da dire e non ce la caveremo con un semplice "grazie a tutti".

Se chiudete gli occhi e fate passare velocemente le scene che ieri abbiamo girato tutti insieme, vi rendete conto di una cosa:

Ieri, persone provenienti da tre regioni diverse, si sono incontrate in una delle città simbolo degli Etruschi: hanno cacciato, coltivato, estratto ferro, commerciato, danzato, suonato, celebrato riti, protetto i propri confini e combattuto. Tuttobsotto gli occhi attenti e vigili dell'ammiraglio, circondato dai suoi migliori guerrieri.

Non so voi ma per noi, questa, si chiama magia e ieri, dopo millenni, gli Etruschi, lo spirito degli Etruschi, è rinato, per un solo giorno e in una location incantevole.

Vedete, molti pensano che il successo del progetto "Mi Rasna" sia il fatto che abbiamo coinvolto le istituzioni attraverso la promozione del territorio e del suo patrimonio e , vi confessiamo (con un pò d'emozione negli occhi ripensando a ieri) che il vero successo di "Mi Rasna" è la valorizzazione di uno dei beni più intimi e profondi sul quale l'intera storia si è basata: i rapporti umani.

Rapporti che, una volta stretti, difficilmente si divideranno.
Ecco, ora possiamo dirlo: grazie a tutti!

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UNA INTERPRETAZIONE SULLA VOCAZIONE SACRA: “le aiole”del lago di Bolsena”.


Potrebbe sembrare uno scritto non utile per una ricerca sul significato e sulla funzione delle “aiole” costruite nel periodo protostorico, sulle rive del più grande lago vulcanico d'Europa, il lago di Bolsena. Leggendo alcune considerazioni, fornite da diversi libri pubblicati da studiosi e ricercatori in archeologia, antropologia, antropologia religiosa, etnologia e altri sulla stessa linea, in merito alla definizione di un determinato spazio sacro, da parte di tutti i popoli antichi, si scoprono non solo molti indizi, ma soprattutto delle indicazioni utili alla vocazione sacra del lago di Bolsena dal periodo protostorico, al periodo etrusco fino al cristianesimo. Partiamo dal binomio basilare, “acqua e fertilità”, sono valori precisi, come in questo caso, un terreno è fertile se vi è dell’acqua, indicano in maniera pregnante e ricco di significato quel determinato luogo specifico. Praticamente si sottolinea, un territorio con le sue caratteristiche peculiari e particolari, dalle quali qualsiasi studioso di storia delle religioni comprenderebbe questo importante concetto basilare. Così come ci racconta l’antropologo e storico delle religioni, Julien Ries a pagina 39, del libro "Alla ricerca di Dio: La via dell'antropologia religiosa" volume 1 Jaca Book- , egli scriveva: “….lo storico delle religioni coglie il sacro perché esso si manifesta. E’ attraverso la fenomenologia della manifestazione ch’egli comprenderà la natura del sacro…”, il Ries prosegue nell’esternare il suo pensiero così: “…Il teologo orienta la sua riflessione sul divino, sulla natura divina, sul Dio….invece lo storico delle religioni, invece al contrario, si volge alle ierofanie, numerose ed eterogenee. Ne prende il maggior numero possibile, ne esamina la struttura e la morfologia al fine di cogliervi le modalità del sacro e di individuarne i contenuti…”. Grande concetto esplicativo del Ries, sul rapporto “natura e sacro”, come proprio nel binomio “fertilità e acqua”. Perchè l’acqua e la terra fertile, sono degli esempi del grande valore della “vita”, necessari e utili a tutti gli esseri viventi. E’ proprio su questi elementi che si esalta il valore di queste caratteristiche particolari di un determinato spazio, dove il sacro si manifesta, con tutta la sua potenza e la sua meraviglia rispetto all’ordine delle cose. Perché acqua e terreno fertile erano quegli elementi basilari su cui un popolo passò, da nomade come raccoglitore e cacciatore, a stanziale come allevatore, coltivatore e addomesticatore. Cioè come indicato nel libro di Jacques Cauvin (1930-2001 archeologo studioso di preistoria) “ La nascita delle divinità, nascita dell’agricoltura”-Jaca Book seconda edizione 2010- E’ l’approccio dell’uomo, nella sua forma di essere non più nomade ma stanziale, cioè dalla fase di predazione alla fase di produzione e di sussistenza. Il territorio del lago di Bolsena erano presenti queste due fasi, perché era un territorio ricco di selvaggina stanziale e di fauna ittica. Erano presenti nei fitti boschi l’orso, lo stambecco e il cinghiale nella fauna selvatica, i mammiferi più grandi, invece nel lago di Bolsena era ricchissimo di pesce e anche di grossa taglia come la trota di lago e il luccio che potevano arrivare a pesare anche più di 20 kg. Quindi l’uomo del Paleolitico Superiore che viveva sulla riva del lago in forma semi nomade, ma con l’arrivo dell’agricoltura sotto le attività di semina, allevamento degli animali, insieme alle attività di caccia e pesca le popolazioni divennero tutte stanziali. Proprio la lunga permanenza in quei determinati territori e con l’arrivo di popoli dall’Anatolia, portatori di un concetto di civiltà diverso dalla civiltà appenninica, si scopre la metallurgia ( le prime miniere di rame), la lavorazione dei metalli, la creazioni di forni per la fusione dei metalli, l’ingegneria idraulica, con la bonifica di diversi luoghi paludosi, l’astronomia, il culto della madre terra il tutto succede intorno al IV millennio con la nascita di un popolo che oggi viene chiamato la Civiltà di “Rinaldone”. E’ una località chiamata Rinaldone, vicino Montefiascone, dove furono rinvenute delle sepolture, nei primi del ‘900, e un insediamento di questo popolo dal quale prende il nome “Facies culturale o civiltà di Rinaldone”. E’ proprio in quel periodo storico nel eneolitico,
in quel particolare luogo, nel lago di Bolsena, nasce un pensiero sacro, nelle popolazioni che vi abitavano, una specie di forma primordiale di venerazione dell’elemento acqua. Testimonianza è stata data dalla creazione proprio sulle rive del lago di Bolsena di alcune strutture ciclopiche chiamate localmente “aiole”. Perché l’uomo nel dell’età del rame, intorno al III millennio (periodo Eneolitico) costruì tale opere? Sono strutture senza nessun significato, oppure ci trasmettono qualcosa? Fino a oggi non esiste una interpretazione ufficiale del mondo accademico, niente è stato divulgato sulla funzione delle “aiole”, anzi, oltre alle varie pubblicazioni dell’Ing. Alessandro Fioravanti (scopritore delle “aiole”), la loro epoca storica, si aggiunge inoltre uno scritto riguardante la loro datazione, è dovuto all’archeologo Carlo Persiani nel libro “Sul filo della corrente”- pubblicato dalla Arx Società Cooperativa 2009- esattamente a pagina 61 descrivendo l’abitato del Gran Carro ci dice:“…l’abbandono dell’abitato palafitticolo del Gran Carro avvenne nella fase più antica del periodo villanoviano. All’epoca dell’insediamento, il livello del lago si dovrebbe attestare a quota 293, e la riva coincideva con un’antica linea di costa….L’abitato sorgeva quindi al centro di una piana di molti ettari, non lontano dal grande tumulo noto localmente come “Aiola” del Gran Carro, che doveva già esistere al momento della nascita dell’abitato, e dal quale sgorgava una sorgente idrotermale e varie emissioni gassose…”. Già questo passaggio del Persiani ci dice che il grande tumulo del Gran Carro esisteva prima dell’innalzamento del livello delle acque del lago e della nascita del villaggio, quindi attesterebbe la sua datazione della costruzione del tumulo verso l’età del periodo eneolitico. Così con una datazione simile, è il tumulo di pietre sotto Gradoli in località chiamata “aiola di monte senano sub” e località “ragnatoro”, dove sono stati rivenuti reperti del periodo fine eneolitico e bronzo antico, (tra la fine del III millennio e l’inizio del II millennio). Allora che cosa potrebbero significare questi grandi tumuli di pietre ora sotto il livello del lago? Un elemento significativo c’è lo indica il nome attribuitogli, “aiola” o”aiuola”, tale definizione , quando fu detta? In prima istanza la indicazione è precisa, ma è un sostantivo coniato dal dialetto locale e diffuso solamente dal mondo da chi praticava la pesca nel lago. Vale a dire potrebbe risalire al periodo pre-etrusco, perché con la continua frequentazione di questo luogo, non vedere più questi enormi tumuli, oramai coperti dall’acqua, perché chiamarli “aiole”? Sicuramente questi tumuli di pietre, sono rimasti nella tradizione cultuale popolare come qualcosa di importante, in “illo tempore”, che purtroppo per una causa sicuramente tellurica il livello delle acque del lago l’ha sommerse. Periodo ancora non si praticava la scrittura, però i rituali con le varie pratiche agricole, religiose e tutte le altre attività dell’uomo, si tramandavano per via orale praticando l’esercizio della tradizione. Nella fattispecie queste strutture-tumulo, simboli di un esercizio di culto, rimasero nella mente delle popolazione tramite la loro definizione con il nome di “aiola”. Si trattava mantenere in vita, dentro un pensiero di un popolo una ritualità relativa alla funzionalità di queste determinate strutture, non era altro indicarne con il nome “aiola”, cioè delimitazione di uno spazio particolare rispetto all’area circostante. La fertilità della terra faceva parte delle diverse motivazioni di ritualità le più diffuse in antichità, in diverse parti del mondo. Esempio la festa di “Pachamama”, che si svolge tutt’ora in diverse parti dell’America Latina, tradotto significa “Madre Terra”, era una divinità affine al valore sacro della terra, dell’agricoltura e fertilità. Così oggi intorno al lago di Bolsena si svolgono delle diverse attività legate proprio al valore sacro della terra, in chiave cristiana sono la Barabbata di Marta e i diversi riti legati al solco dritto, una volta molto diffuso nei diversi comuni lacuali. Quindi si può delineare che le “aiole” non sono altro dei simboli sacri di età protostorica, tutti legati al grande culto dell’acqua e della fertilità della terra. Erano strutture che rappresentavano la sede e la pratica di certi rituali sacri. La costruzione di questi manufatti ci indicano una particolarità precisa, non solo erano tutte edificate sopra a delle sorgenti di acqua calda e minerale, ma esprimevano una chiara funzionalità, vale a dire esaltavano, circoscrivevano, delineavano e proteggevano questi elementi sacri: “l’acqua e la fertilità della terra”. Strutture sorte e realizzate verso la fine dell’età del rame e inizi del bronzo antico, in pieno periodo protostorico, dove la scrittura era assente, ma stavano proprio a indicare e comunicare, attraverso la tradizione orale lo svolgimento dei riti e la comunicazione attraverso i simboli. L’esempio più marcato del sacro di questo territorio e in quel periodo storico, sono le diverse e particolari manifestazioni religiose (oggi cristiane) distribuite intorno al territorio del lago di Bolsena. Tutte legate ad attività cultuali, in gran parte ancorate alla fertilità della terra e al grande culto dell’acqua. Le aiole non sono altro il “SIMBOLO SACRO” “dell’homo religiosus” che ha vissuto nel periodo pre-etrusco intorno al lago di Bolsena. Luogo identificato come “centro sacro” e punto primordiale di spiritualità, ricco di vitalità ed energia , espressione ierofanica. Le aiole bolsenesi non sono state altro delle strutture con una duplice funzione proprio legate alla forte bivalenza che assumevano certi elementi naturali e peculiari di un determinato territorio vulcanico, come l’acqua e la terra. Cioè, come scriveva, Gaston Bacheland (filosofo 1884-1962) il quale ci insegna a definire, che ogni simbolo legato a ogni elemento (acqua, fuoco, aria, terra), porta con se una certa “bivalenza”. Lo stesso concetto lo esprimeva Mircea Eliade (1907-1986 uno dei massimi storici delle Religioni) a pagina 186 nel libro “ Trattato di Storia delle Religioni”-Bollati Boringhieri Einaudi Torino 1954-, scriveva così : “…Ma persiste soprattutto il sentimento ambivalente di paura e di attrazione verso le acque, che insieme disintegrano ( il fascino porta alla pazzia, all’abolizione della personalità) e germinano, che uccidono e che facilitano la nascita…”. Così come è regolato dal nostro “sistema terrestre”, vita-morte-rinascita, cioè come c’è un inizio di una vita c’è anche una fine. Questa bivalenza viene fortemente marcata nel simbolismo apotropaico racchiuso nelle “aiole” del lago di Bolsena. Il quale già portato a conoscenza dal grande studioso e ricercatore Giovanni Feo (1949-2019), vedi il video “I 4 incantesimi del lago di Bolsena”, il libro “Il tempio perduto degli Etruschi”-Effigi 2014 e la pubblicazione sui quaderni di "Tages" Le aiole del lago del 21 settembre 2015.
Le “aiole” non sono altro dei simboli terrestri, così come scriveva Alexander H. krappe (Folclorista 1894-1947) nel libro “Les genèse des mythes”, il quale elaborò in due ordini i simboli e i miti: celesti e terrestri. I primi legati alla volta , al sole, alla luna e alle costellazioni, gli altri legati ai fenomeni atmosferici, vulcanici, acquatici, ctonici e ai cataclismi. Così come ripreso e indicato dall’antropologo Gilbert Durant (1921-2012) nel suo libro “Le strutture antropologiche dell’immaginario –edizioni dedalo 2009”, a pagina 30, poi indica un altro grande studioso di antropologia di questi fenomeni prof. Mircea Eliade (1907-1986) nel suo libro già segnalato sopra, il quale sottolinea con una certa sintesi, essi sono tutti miti legati a fenomeni che ci portano alla individuazione di ierofanaie. Allora si può dedurre che le “aiole”, non avendo altre funzioni interpretative come strutture né difensive, tantomeno con funzioni di contenere delle eventuali frane, non rimane altro un solo scopo, quello sacro. Per concludere, si può dedurre le “aiole” del lago di Bolsena, sono delle prime forme strutturali atte a esercitare pratiche tutte legate al grande culto della madre terra, alla sua fertilità, all’acqua e a tutte quelle attività vulcaniche secondarie che un territorio può manifestare (vapori caldi, mofete, sorgenti calde, minerali e solfuree). Quindi si può dedurre la popolazione che ha vissuto intorno al lago di Bolsena è stata una civiltà fortemente legata alle attività agricole, di allevamento, pastorizia, di caccia e pesca, essenzialmente predisposte ai diversi riti legati all’acqua e alla fertilità della terra. Esempio c’è lo scrive Gilbert Durant nel suo libro già citato precedentemente, dove a pagina 283 tratta le diverse riflessioni sulla Terra Madre e scrive : “…le acque si troverebbero , mentre la terra sarebbe all’origine e alla fine di ogni vita…..le acque precedono ogni creazione e ogni forma, la terra produce forme viventi …”, Durant prosegue nel suo pensiero continuando a scrivere così: “…le acque sarebbero le madri del mondo, mentre la terra sarebbe la madre dei viventi e degli uomini…”, (vedi gli scritti anche a pagina 289). Sempre indicando il libro di J. Ries , nelle sue ampie e documentate osservazioni ci aiuta a capire la sostanza sacra racchiusa nella terra, nel preciso capitolo quando ci parla di Simbolo e Simbolismo. Egli in sintesi scrive a pagina 71 e successive: “…Il segno e il simbolo sono elementi identificativi naturali del fenomeno sacro primordiale, esempio fumo (segno), fuoco (simbolo primordiale); vapore (segno), acqua (simbolo primordiale); saetta (segno),temporale (segno primordiale). Nel caso delle “aiole” del lago di Bolsena, esse possono essere “il segno”, invece il “simbolo primordiale”, sono tutti quei fenomeni vulcanici secondari. Il segno, “l’aiola” come indicato, è la struttura costruita sopra il “simbolo primordiale”, ma alla fine i due momenti si uniscono e tutti diventano espressioni di un significato sacro unico. Il “segno” può essere anche una indicazione concreta, un metodo rituale, una manifestazione sacra che l’occhio umano intuisce, oppure un esercizio pratico di venerazione fortemente legato al significato di un’espressione di un contenuto (simbolo) sacro. Quindi “ le aiole” non sono altro il simbolo e il segno di una entità sacra che l’homo religiosus aveva individuato e delimitato intorno al Lago di Bolsena. Questa testimonianza protostorica, è anche una testimonianza antropologica, e sta a significare che il sacro non si “sposta”, è inamovibile. Esso nasce e si manifesta nella vita terrena , proprio nel momento della sua individuazione e lì rimane.
PARTE FINALE

Poi se andiamo a rileggere il libro già citato di Julien Ries, nel capitolo “Simbolismo, simboli e ambiente”, troviamo a pagina 101 una spiegazione specifica sul simbolo dell’acqua e scriveva così: “..con la montagna e l’albero, l’acqua costituiscono una trilogia sacra. Essa è fonte di vita. Purifica e fa rinascere. E’ fonte e origine, matrice e fondamento del mondo, essenza di vegetazione, elesir d’immortalità, principio di purificazione e di guarigione. Nella tradizione vedica, egiziana, ebrea e cristiana. Nei miti,nei rituali, nelle cosmogonie, l’acqua precede le forme che saranno create. E’ il supporto della creazione…”, prosegue il Reis con diversi esempi del grande culto dell’acqua in diversi luoghi e periodi nel mondo, tra questi traccia un esempio di venerazione di questo elemento così: “….. La simbolica dell’acqua spiega l’importanza dei culti di cui abbiamo tracce fin dal neolitico. Omero conosceva il culto dei fiumi. Per i Greci le ninfe erano divinità delle acque correnti, delle sorgenti e delle fontane. Il numero di sorgenti e di fontane benefiche e miracolose è impressionante. Questo culto popolare era talmente radicato nel subcosciente che la Chiesa ha permesso queste devozioni, volgendo lo sguardo dei cristiani verso la simbologia dell’acqua del battesimo….”. Il cardinale antropologo e storico delle religioni avviandosi alle conclusioni in merito questo capitolo sul simbolo e simbolismo relativo all’acqua scriveva così: “….La nostra riflessione sul sacro e l’ambiente ci ha condotti a presentare due trilogie che sono strutture cosmiche raddoppiate in un simbolismo sacrale molto ricco per l’uomo. Nella prima trilogia troviamo la volta celeste, la terra e la luce, tre componenti universali dell’ambiente. La seconda trilogia è più limitata nel suo contesto geografico ma essa di una grande ricchezza simbolica: la montagna, l’albero e l’acqua. Queste due trilogie sono rapporti di ierofanie, cioè dei mezzi attraverso i quali si realizzano le manifestazioni del sacro. In altre parole, i sei grandi simboli che abbiamo appena passato in rassegna intervengono nell’esperienza del sacro e giocano un ruolo eminente nella vita religiosa….”. L’homo religiosus che viveva sulle sponde del lago di Bolsena è stato il creatore e l’artefice delle “aiole”, non è altro quell’uomo che viveva di pulsioni atte a esternare le sue emozioni sacre, tutte legate all’acqua e alla fertilità del territorio. Così come scriveva Gaston Bachelard (18814-1962), nel libro “Psicanalisi delle acque” Redazioni.it prima ediz.2006, emerito professore di storia e filosofia. Il prof. Bachelard ci porta a farci conoscere in maniera più profonda e diversa sul valore della sacralità dell’acqua. Concetto non nuovo, ma ripetutamente esercitato dall’uomo in “illo tempore”, e a pagina 148 c’è lo spiega così, esattamente nel capitolo “L’acqua materna e l’acqua femminile”; “…Qual’è la vera materia che trascina il sognatore? Non sono le nuvole,né il soffice prato, ma l’acqua. Nuvole e prato sono espressioni; l’acqua è l’impressione… “ poi continua “Dei quattro elementi l’acqua può cullare..”Questo termine del verbo transitivo “cullare”, il Bachelard intendeva anche sviluppare qualcos’altro come: “distendere”, “armonizzare”,”rilassare”, “curare”, “sognare”. Tant’è vero che nelle pagine successive sviluppa e cita queste affermazioni: “…L’acqua ci porta. L’acqua ci culla. L’acqua ci addormenta. L’acqua ci restituisce la madre..”, oppure “..L’acqua ci invita in un viaggio immaginario. Lamartine esprime anche questa continuità materiale dell’acqua e del cielo, <..quando gli occhi vaganti sull’immensità luminosa delle acque che si confondeva con la luminosità immensa del cielo…>, non sa più dove cominci il cielo e dove finisca il lago….”. Sono tutte esternazioni e sensazioni che si ripetono nel tempo e non invecchiano mai, anzi saranno sicuramente le stesse che hanno avuto chi ha vissuto sulle sponde del lago di Bolsena nei millenni precedenti. Rileggendo nuovamente Mircea Eliade il libro già indicato, egli ha trattato molte pagine riferite al culto dell’acqua, tra cui cita il forte legame sacro tra fecondità delle acque, la luna, la donna e la fertilità. Egli sottolinea e indica in maniera esaustiva indicando che il sacro nasce soprattutto in quei luoghi dove maggiormente sono evidenti una complessità di ierofanie. Sono quei luoghi ricchi di acqua e fertlità, territori utili non solo per poterci vivere ma anche per esercitare una vita spirituale a contatto con diverse divinità. “Le aiole” o “aiuole” costruite sulle rive del lago di Bolsena, non sono altro la testimonianza storica e antropologica del grande culto legato in questo meraviglioso territorio. Lo sguardo, misterioso e affascinante dell’homo religiosus verso il sacro, attuato in “illo tempore”, perché lo individuava, lo percepiva, lo esaltava e lo circoscriveva. Concetto spirituale che è rimasto nel tempo, è stata la base principe per il popolo Etrusco continuando la “tradizione religiosa”, da cui poi nascerà qualche secolo successivo il suo centro sacro più importante dell’intera Etruria: il Fanum Voltumnae sul lago di Bolsena.

Luigi Catena 07.08.2019


foto 1,2,3, l'aiola in località gran carro (dimensioni forma ellittica 80 metri per 60 alta 5 metri), l'ing. A.Fioravanti nell'agosto del 1959, scoprì quella del gran carro in seguito in tutto furono ben 4 tutte scoperte da Fioravanti

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Non condivido le tue idee, ma darei la vita per vederti sperculeggiare quando le esporrai.
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