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Il caso Mario Balotelli

Ultimo Aggiornamento: 02/12/2009 20:17
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28/11/2009 12:16

Ciclicità della storia: John Douglas Walker, Leone Jacovacci...
Già un secolo fa in Italia si presentò la questione del colore della pelle e di come esso possa integrarsi coi colori dello sport.
Quella di Leone Jacovacci fu già una storia all'italiana di una possibilità mancata. Di come il nostro paese abbia rifiutato l'occasione di diventare più aperto, più giusto, più multiculturale.
Di come non abbia usato lo sport per emanciparsi da una cultura incivile, che ancor oggi sopravvive in alcuni stadi.

Il Nero continua ad essere uno straniero per forza, perché alcuni sono convinti, più o meno inconsciamente, che è la pelle e non la cittadinanza burocratica a determinare le appartenenze;
che i Neri non possano essere italiani. O meglio, non possono essere "italiani veri", soprattutto se hanno la stoffa del grande campione.
Al campione Nero attribuiamo una colpa irrevocabile: non ha "la pelle giusta", per dirla con Paola Tabet, anzichè coi beceri cori da stadio che abbiamo esportato persino in Francia (dove invece sarebbe riconosciuto come "fuoriclasse").
Tutto si può nascondere, ma non il colore della pelle, che resta un marchio indelebile. [SM=x44472]

Oggi Mario Balotelli come allora Leone si ritrovano, loro malgrado, a dover prendere a calci e pugni la vita sin da piccoli,
ritrovandosi ad aderire a qualche stereotipo che nemmeno avrebbero mai pensato. Oggi alle prese con stupide tifoserie, allora col PNF.
Ma lo sport e la vita sono due realtà differenti:
se nel primo si riesce facilmente ad affermarsi col le genuine qualità da campione, fuori ci si ritrova in un'impari lotta contro pregiudizi razziali e razzisti che rendono difficile la carriera ma anche la vita.

Oggi la storia di John Douglas Walker - Leone Jacovacci assume un valore particolare,
perché ci permette di scoprire un’Italia multirazziale anche in anni nei quali invece le testimonianze sono assai scarse(quelle dell'Istituto Luce inesistenti persino quando diviene campione italiano e europeo, nel 1928).
E ci permette di comprendere meglio anche quanto il razzismo possa incidere sulle carriere sportive e sulle esistenze, come purtroppo accade ancora oggi.

[Modificato da Etrusco 28/11/2009 12:18]

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Non condivido le tue idee, ma darei la vita per vederti sperculeggiare quando le esporrai.
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28/11/2009 12:33

Premettendo che a me dell'italianità non me ne può sbattere di meno, piuttosto che quella sega di Iaquinta in nazionale ci vedrei benissimo pure un batusso [SM=g1700000]
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28/11/2009 12:54

Il colore della pelle è solo un pretesto per colpire il giocatore solo che quando usi questo tipo di insulti vengono offese anche migliaia e migliaia di altre persone.

Il problema è che a nessuno di coloro preposti a risolvere certi problemi frega un cazzo.
Negli stadi ci sono telecamere che ci mostrano anche quando il quarto uomo scorreggia, cosa ci vuole a mettere telecamere e microfoni puntati su certe curve?
Poi a fine partita li prendi e li porti in caserma.

Sembra che i cori li facciano misteriosi terroristi a volto coperto che chissa dove vivono......

Poi oltretutto si aggiungono pezzi di merda come certi palloni d'oro che minimizzano così gli ultras coglioni si sentono pure legittimati.

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Grazie all'umorismo si può sdrammatizzare ogni cosa.
Voi direte che non è vero, su certe cose non si può ridere... per esempio lo stupro.
Ah no? Allora sentite qua: immaginate Stanlio che stupra Ollio! (Daniele Luttazzi)

Qui non si fanno distinzioni razziali.
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29/11/2009 09:12

Basta non darci peso.

Innanzitutto mi sembra che ci siano al mondo problemi più seri che 3000 tifosi che cantano " se saltelli muore Balotelli " perchè fa rima e solo con fine di slogan.

Voglio vedere se qualcuno di quelli pensa sul serio che muoia Balotelli con dei saltelli. Caso mai alla peggio, può nascere un nuovo Balotelli ... magari anche ancora interista ( o milanista ) :

Basta che saltelli con una Balotelli ... e che prenda il cognome dalla madre ... ! E nasce un nuovo Balotelli.

Se saltelli nasce un nuovo Balotelli.

Poi ... tutti a chiedersi perchè Balotelli e non Eto-o o Muntari ad esempio.
Quindi non si tratta di razzismo, no ?

( ... e come faceva Eto-o a far rima con " saltelli " ... ? E Muntari ? )

Se saltelli muore Eto-o ... no ... non funge.
Se saltelli muore Muntari ... ah, nemmeno.

IDEA : prossimo slogan :

Bevi un campari e fa autogol Muntari ...

( però ... con Eto-o, cosa cavolo fa rima ? )

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29/11/2009 17:58

Re:
sbandieratore-solitario, 29/11/2009 9.12:

...Innanzitutto mi sembra che ci siano al mondo problemi più seri che 3000 tifosi che cantano " se saltelli muore Balotelli " ...
Voglio vedere se qualcuno di quelli pensa sul serio che muoia ...


Ma per il fatto che ci son problemi più importanti si devon prendere sottogamba questi fenomeni.
Ricordati poi che contro Pessotto c'erano cori del tipo "muoia sul cruscotto" e sappiamo poi com'è finito...

sbandieratore-solitario, 29/11/2009 9.12:


Poi ... tutti a chiedersi perchè Balotelli e non Eto-o o Muntari ad esempio.
Quindi non si tratta di razzismo, no ?
...



Spero che non si tratti anche di razzismo,
magari alimentato dal fatto che Balotelli rischia di entrare in Nazionale.

Tornando ai cori quello che mi sembra più inquietante non è quello dei "saltelli",
quanto invece quello più volte ripetuto, anche in assenza dell'Inter in campo: "Non esistono neXri italiani" [SM=x44466]
ed è questo che potrebbe rischiare di far riaprire quella piaga di 90 anni fa, seppur limitatamente nella testa di pochi, forse insufflati dall'odio xenofobo di certi ambienti... [SM=x44473]

[Modificato da Etrusco 29/11/2009 18:01]
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29/11/2009 23:51

Re: Re:
Etrusco, 29/11/2009 17.58:



Spero che non si tratti anche di razzismo,
magari alimentato dal fatto che Balotelli rischia di entrare in Nazionale.

Tornando ai cori quello che mi sembra più inquietante non è quello dei "saltelli",
quanto invece quello più volte ripetuto, anche in assenza dell'Inter in campo: "Non esistono neXri italiani" [SM=x44466]
ed è questo che potrebbe rischiare di far riaprire quella piaga di 90 anni fa, seppur limitatamente nella testa di pochi, forse insufflati dall'odio xenofobo di certi ambienti... [SM=x44473]




Si, ma allora non esistono neanche italiani come Camoranesi, ed Amauri ( non mi sembra di pura razza bianca, no ? )

Ma chi se ne frega !
( è il mio punto di vista. Questi qui vanno la per fare un po' di cagnara, non certo perchè vogliono che muore Balotelli. Oh, magari sbaglio, ma mi sembra così ).

Quando andavo a skuolla avevamo progettato una macchina per eliminare i professori. Ma se fossimo riusciti a realizzarla, mica ci avremmo messo dentro i professori veramente, no ? [SM=x44457]

Solo che tutti i Mass Media, hanno fatto risaltare l'accaduto.

Risultato ?

Bordeaux. Ovvio. Voglio vedere adesso cosa succederà a Torino per il Derby d'Italia ... [SM=x44463]


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30/11/2009 10:22

Re:
il tobas, 28/11/2009 12.54:

Il colore della pelle è solo un pretesto per colpire il giocatore solo che quando usi questo tipo di insulti vengono offese anche migliaia e migliaia di altre persone.

.



La cosa più assurda stà nel fatto che buona parte della curva juventina è composta da gente di origine meridionale, che dovrebbe aver capito sulla propria pelle cos'è il razzismo.


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30/11/2009 21:08

secondo me il razzizmo non c'entra,tutto dipende dal fatto che è uno dei calciatori più scorretti e antipatici,se non lo espellono tutte le volte è solo perchè gioca nell'inter,in europa tra champions e under 21 lo sbattono fuori spesso
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Re:
alf.redo, 30/11/2009 21.08:

secondo me il razzizmo non c'entra,tutto dipende dal fatto che è uno dei calciatori più scorretti e antipatici,se non lo espellono tutte le volte è solo perchè gioca nell'inter,in europa tra champions e under 21 lo sbattono fuori spesso




Due espulsioni tra champions e nazionale significa spesso?

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01/12/2009 11:23


Il caso Super-Mario è il simbolo del passaggio dal Paese di ieri a quello di domani

I fischi in campo a Balotelli
e la colpa di sentirsi italiano

Sogna la maglia azzurra e manda fuori gioco i razzisti


«Mangiabanane schifoso!».

Provateci voi, a giocare a calcio davanti a decine di migliaia di tifosi, mentre dagli spalti si le­vano certi cori infami.
Provateci voi, a tene­re i nervi saldi e sorridere dei teppisti e se­guire i consigli di chi raccomanda una bri­tannica compostezza mentre ti urlano «Se saltelli / muore Balotelli!» e «Ne-gro / di-mer-da!» e «Non ci sono italiani ne­gri! ».
Provateci voi, a vivere portando il pe­so che si porta addosso super-Mario. Ob­bligato, e Dio sa quanto ne farebbe volen­tieri a meno, a essere un simbolo: quello del passaggio dall’Italia di ieri a quella di domani.


Mario Balotelli

Ma certo, il ragazzo qualche volta rove­scia la sua timidezza, che dicono superiore perfino alle qualità tecniche, in provocazio­ni da bullo.
Come quando, dopo un gol alla Roma, andò a fare le linguacce ai tifosi gial­lorossi spingendo Francesco Totti a dire che: «Se a diciotto anni mi fossi io compor­tato così mi sarei preso calci nel sedere da Giannini, due schiaffi da Mazzone e il re­sto me lo avrebbero dato a casa».

Troppo facile, però, dire che ha un caratteraccio. Dietro le sue intemperanze, le sue ribellio­ni, i suoi sfoghi, c’è qualcosa di più. Dico­no: non c’entra il razzismo, tanto è vero che George Weah, Frank Rijkaard, Patrick Vieira, Marcel Desailly, Clarence Seedorf e tanti altri giocatori di colore hanno avuto pochi problemi.
Ed è vero, in parte.
Come spiegò Ruud Gullit: «Se sei miliardario e giochi nel Milan sei un po’ meno negro».

Come accade dai tempi in cui Sesostris III, quattro millenni fa, fece mettere nel pro­fondo sud del paese un cippo: «Frontiera sud. Questo confine è stato posto nell’an­no VIII del regno di Sesostris III, re dell’Al­to e Basso Egitto, che vive da sempre e per l’eternità. L’attraversamento di questa frontiera via terra o via fiume, in barca o con mandrie, è proibita a qualsiasi negro, con la sola eccezione di coloro che deside­rano oltrepassarla per vendere o acquista­re in qualche magazzino». Insomma: nien­te neri, se però vengono a far girare i sol­di...

Qual è allora la differenza tra Balotelli e, per esempio, Lilian Thuram?

Non ha gli oc­chialetti da professorino? Non fa le stesse buone letture? Non mostra lo stesso garbo davanti ai microfoni?
No. Ciò che non vie­ne perdonato al giovane campione interi­sta è di non essere uno dei tanti campioni di colore («vabbè, puzzano, ma se ci fanno vincere...») che arrivano, aiutano a conqui­stare gli scudetti o una medaglia olimpica e a fine carriera se ne tornano a casa.
Balo­telli è nero ma parla bresciano ed è italia­no. Peggio, rivendica la sua identità italia­na: «Sogno la maglia azzurra come l’ha so­gnata ogni bambino italiano».
È questo che manda in corto circuito i razzisti.

Come ha scritto sul manifesto lo storico inglese John Foot, troppi abitanti della pe­nisola «trovano semplicemente impossibi­le accettare che Mario Balotelli sia di fatto italiano.
Per loro, non esistono black ita­lian.
Gli immigrati vanno bene fintanto che restano invisibili, non camminano per strada, non danno fastidio e non hanno di­ritti.

Sono buoni a nulla, non possono esse­re 'uno di noi'.

Balotelli fa cadere il velo su queste spaventose contraddizioni».
La reazione la vedi sugli spalti.
Dove ad esempio i tifosi della Juve, per smuovere le autorità calcistiche e far guadagnare mesi fa al­la loro squadra la condanna a giocare a por­te chiuse, dovettero insistere e insistere nei loro barriti razzisti fino al punto di fare scrivere al giudice sportivo Gianpaolo To­sel che i cori erano stato intonati «in molte­plici occasioni» («ai minuti 4’, 26’, 35’, 41’, 42’ del primo tempo e 11’, 19’, 22’, 25’, 30’ del secondo tempo») e «in vari settori del­lo stadio» e in assenza «di qualsiasi manifestazione dissociativa da par­te di altri sostenitori ovvero di in­terventi dissuasivi da parte della so­cietà ».

E la vedi in internet.
Dove i blog sono infestati di messaggi di anonimi suprematisti bianchi come uno che si fir­ma «Baronva1» e manda Mario a «fanculo ai gorilla nella foresta ghanese» o un altro che sul sito neonazista stormfront.org si firma Once Were White Warriors («una vol­ta eravamo guerrieri bianchi») e impreca contro «la velina bionda paparazzata col negro Balotelli»: «Mi vengono i conati quando si vede un negro abbracciato ad una bianca». E sempre lì si torna, all’urlo «non esisto­no italiani neri».
Lo stesso lanciato contro Leone Jacovacci,
il giovane e formidabile pugile figlio di un laziale e una congolese che, dopo essere cresciuto nel viterbese ed essersene andato dall’Italia per sottrarsi ai pregiudizi razziali guadagnando la fama sul ring col nome di Jack Walker, ebbe il fegato di sfidare il Duce nel 1928 tornando a Roma per strappare il titolo tricolore al campione in carica nazionale ed europeo Mario Bosisio.
Una vicenda straordinaria, raccontata dallo storico Mauro Valeri nel li­bro «Nero di Roma» e conclusa da una pro­gressiva emarginazione voluta da un regi­me che spingeva le mamme a cantare ai piccoli «ninna nanna la tua razza / bimbo bello non è pazza / mentre altrove la fami­glia / si finisce in gozzoviglia». Lo stesso ripetuto per decenni alle centi­naia di figli di italiani che negli anni ’50 e ’60 dell’Amministrazione fiduciaria in So­malia, avevano approfittato («Non esagero dicendo che la maggior parte ha la mada­ma, qualcuno anche sposato», scrisse l’arci­vescovo di Mogadiscio Venanzio Filippini nel 1951) delle ragazze locali. Bimbi strap­pati alle madri, rinchiusi nei collegi locali, trasferiti a forza negli istituti della penisola e qui diventati adulti tra le occhiate di di­sprezzo per la pelle nera nonostante la car­ta d’identità italiana senza mai avere le scu­se ottenute da altre «generazioni rubate», come gli aborigeni australiani, gli inuit ca­nadesi o i rom jenische svizzeri.

Lo stesso urlo ribadito in questi anni a giovani come Matteo Fraschini che, dopo essere stato adottato in fasce da un profes­sionista milanese ed essere cresciuto sot­to la Madonnina fino ad avere un per­fetto accento meneghino, ha deci­so che non ne poteva più del­l’aria fetida che tirava e ha deciso di trasferirsi in quell’Africa do­ve mai aveva vissu­to.
Ha spiegato a La Stampa Franco Rossi, uno che orga­nizza tornei giovanili di calcio, che l’Italia è piena di «pulcini» come superMario: «Ti accorgi che quei ragazzi di origine africana sono in real­tà italianissimi quando li senti parlare con i compagni in dialetto veneto, romano, na­poletano, piemontese...». Per loro forse, domani, sarà un po’ più facile. Forse. Ma se piglieranno qualche fischio in meno, al­l’uscita dagli spogliatoi, sarà perché molti se li sta prendendo oggi Balotelli. Il quale, decida o no Marcello Lippi di convocarlo, la sua maglia azzurra se l’è già conquistata. Con quell’amore verso un paese che qual­che volta tanto amore non se lo merita af­fatto.

Gian Antonio Stella
01 dicembre 2009

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a me starebbe sulle palle anche da bianco quindi che non si monti la testa... ;)

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Re: Re:
il tobas, 01/12/2009 8.59:




Due espulsioni tra champions e nazionale significa spesso?




in 2 mesi si
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02/12/2009 09:16

La cosa più divertente, sentire Totti dargli lezioni di sobrietà: parla quello buono..., chissa, tra 15 anni Balotelli farà altrettanto con un giovane.

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Re: Re: Re:
alf.redo, 01/12/2009 17.05:




in 2 mesi si




Balotelli gioca da 2 anni, non da due mesi.

Camoranesi che è un nazionale ne ha collezionate 5 in 3 anni

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02/12/2009 12:06

Da quando frequento gli stadi ho sentito fare buuu e cori razzisti a molti giocatori neri. Ma guai a toccare Paul Ince o Taribo West: venivi picchiato dagli stessi "fascistirazzistixenofobi" che avevano appena insultato Weah ! (tranne poi insultare West quando è andato dagli altri).
Ho sentito gridare zingaro ad ogni giocatore nato più a est di trieste, ma niente contro Stankovic.
Ho sentito cantare "non ci sono negri italiani" dagli stessi che difendevano ieri Ferrari e oggi Balotelli.

Io penso che tutta questa storia del razzismo contro balotelli sia un eccesso: a un nero si dà dalla Scimmia, a uno dell'est dello Zingaro, a Ferrara del Terrone, a Totti solo del figlio di puttana perchè non c'è molta fantasia. Ma non vedo la differenza di motivazioni da parte di chi insulta.

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02/12/2009 12:57

Re:
paperino73, 02/12/2009 12.06:

Da quando frequento gli stadi ho sentito fare buuu e cori razzisti a molti giocatori neri. Ma guai a toccare Paul Ince o Taribo West: venivi picchiato dagli stessi "fascistirazzistixenofobi" che avevano appena insultato Weah ! (tranne poi insultare West quando è andato dagli altri).
Ho sentito gridare zingaro ad ogni giocatore nato più a est di trieste, ma niente contro Stankovic.
Ho sentito cantare "non ci sono negri italiani" dagli stessi che difendevano ieri Ferrari e oggi Balotelli.

Io penso che tutta questa storia del razzismo contro balotelli sia un eccesso: a un nero si dà dalla Scimmia, a uno dell'est dello Zingaro, a Ferrara del Terrone, a Totti solo del figlio di puttana perchè non c'è molta fantasia. Ma non vedo la differenza di motivazioni da parte di chi insulta.




Concordo sulla tua anilisi però ciò non toglie che sia un comportamento da idioti.
E sentire in maniera così tonante la voce di idioti da fastidio.

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02/12/2009 20:17

Re:
paperino73, 02/12/2009 12.06:

Da quando frequento gli stadi ho sentito fare buuu e cori razzisti a molti giocatori neri. Ma guai a toccare Paul Ince o Taribo West: venivi picchiato dagli stessi "fascistirazzistixenofobi" che avevano appena insultato Weah ! (tranne poi insultare West quando è andato dagli altri).
Ho sentito gridare zingaro ad ogni giocatore nato più a est di trieste, ma niente contro Stankovic.
Ho sentito cantare "non ci sono negri italiani" dagli stessi che difendevano ieri Ferrari e oggi Balotelli.

Io penso che tutta questa storia del razzismo contro balotelli sia un eccesso: a un nero si dà dalla Scimmia, a uno dell'est dello Zingaro, a Ferrara del Terrone, a Totti solo del figlio di puttana perchè non c'è molta fantasia. Ma non vedo la differenza di motivazioni da parte di chi insulta.




D'accordissimo

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