Ustica 40 anni dopo

Full Version   Print   Search   Utenti   Join     Share : FaceboolTwitter
pliskiss
10Friday, June 26, 2020 9:54 PM
Ha lasciato non poco sconcertati il fatto che personaggi come Valter Veltroni, Franco di Mare e l’incolpevole Paolo Mieli (cui è toccata la sola contestualizzazione storica), si siano prestati a dare voce alle tante mistificazioni che hanno contraddistinto i 40 anni della tragedia di Ustica, mistificazioni finora appannaggio di giornalisti privi di deontologia professionale o pigri nell’approfondimento, o di altri soggetti interessati per finalità non nobili a spacciare per verità, evidenti e provate menzogne.

Lo speciale su Ustica andato in onda su Rai 3 la sera dello scorso venerdì 19 ha riproposto, in una cornice solitamente riservata a racconti di alto giornalismo, l’intera sequela di fandonie che giorno dopo giorno hanno intossicato ed incrostato l’opinione pubblica, fino a divenire, nel sentire comune, la verità accertata.

Mai che nel corso della trasmissione durata circa un’ora sia stata citata l’unica verità incontrovertibile, quella contenuta nella sentenza penale pronunciata nel 2005 e confermata in Cassazione nel 2007, quella emersa dopo verifiche accurate e scrupolose affidate ai massimi esperti al mondo e che non lascia dubbi circa la dinamica dell’incidente, quella che individua senza ombra di dubbio in una bomba collocata nella toilette posteriore del velivolo la causa della caduta del DC9.

Eppure Veltroni e Di Mare non sembrano persone cui sfugga l’inoppugnabilità della giustizia, sopratutto quando questa si occupi di un caso di strage con il massimo del rigore, con il coinvolgimento degli esperti più accreditati, sostenuta da una solidità probatoria certificata in numerose perizie tutte concordanti, e confluente in una sentenza limpida quanto inconfutabile, confermata poi in Cassazione.

Invece essi hanno preferito mettere la propria immagine al servizio di una giustizia fasulla, quella di Rosario Priore, impietosamente demolita dai giudici di secondo grado, fondata su ipotesi rivelatesi poi non sostenute da alcun elemento di prova che sia uno, tutte impacchettate in buon ordine nella sentenza ordinanza di Priore.

Forse per i non addetti ai lavori conviene ricordare che la “sentenza ordinanza”, secondo il vecchio codice di procedura penale altro non era che il rinvio a giudizio, niente più che l’impianto accusatorio che i tifosi di Priore, giocando sulle parole, hanno spacciato per verità processuale.

Per inciso, le stesse argomentazioni di Priore hanno poi formato l’impalcatura su cui si sono fondate le sentenze civili pronunciate dai tribunali siciliani, quelle che hanno dato il via libera agli indennizzi milionari, e che, proprio perché basate su presupposti non veri, meriterebbero a pieno titolo la patente di nullità.

Tornando alla parte penale, forse la citazione di qualche passaggio della sentenza del 2005, ripeto l’unica pronunciata e mai messa in discussione, aiuterà a mettere bene a fuoco il senso e la validità dei fatti narrati da Franco Di Mare e benedetti da Veltroni, unitisi, come detto, al coro di giornalisti senza scrupoli.

Innanzitutto lo scenario di guerra all’interno del quale sarebbe stato abbattuto il DC9 viene bollato come inesistente: “accertamenti e comunicati da cui risulta che tutti gli aerei militari italiani erano a terra, che i missili in dotazione italiana erano nei loro depositi, che gli aerei militari alleati non si trovavano nella zona del disastro e che nell’ora e nel luogo del disastro non vi erano velivoli di alcun genere”(Pag115). Chiaro?

Per proseguire a pag. 116: “tutto il resto è fantapolitica o romanzo che potrebbero risultare interessanti se non vi fossero coinvolte 81 vittime innocenti”.

Nel caso fosse sfuggita la gravità della valutazione sull’operato del magistrato, a pag 114 il giudice di secondo grado, impietoso, rincara la dose: “l’accusa non è altrimenti dimostrabile se non affermando come certo quanto sopra ipotizzato ma non è chi non veda in esso la trama di un libro di spionaggio ma non un argomento degno di una pronuncia giudiziale”.

Insomma, tutto il lavoro di Priore buono solo per un libro di spionaggio o di fantascienza.

Non riesco ad immaginare nulla di più offensivo e denigratorio per un magistrato che il veder rubricato il proprio lavoro come la sceneggiatura di un film o la trama di un libro; eppure Priore non è corso a nascondersi come un minimo di dignità avrebbe consigliato, anzi imperterrito ha continuato a difendere le sue fantasie senza battere ciglio, tenendo in vita una narrativa fasulla, che venerdì 19 la Rai, (ci sarebbe molto da dire anche sul servizio pubblico) ha ancora una volta mandato in onda, spacciandola per un pezzo di vero giornalismo.

Le colpe di Priore non finiscono qui.

Se oggi vi è certezza sulla dinamica dell’attentato ma buio pesto sugli autori, è perché non si è voluto indagare in nessun’altra direzione che non fosse quella della battaglia aerea e del missile fantasma.

Se già da allora invece si fossero esplorate altre piste forse oggi una verità la avremmo e la memoria della tragedia sarebbe condivisa anziché affogata nella trama di un film giallo.

E concludo con l’ultima anomalia di un mistero ancora tutto da spiegare.

Accidentalmente qualcuno, senza seguire alcuna pista investigativa, è venuto a sapere che presso i nostri Servizi di Informazione e Sicurezza sono custoditi circa 200 documenti tuttora coperti da Segreto e riguardanti la corrispondenza intercorsa alla fine degli anni 70, e fino a pochi giorni prima della caduta del DC9 Itavia, tra il nostro centro dei Servizi Segreti a Beirut e la casa madre di allora, il Sismi.

Alcuni parlamentari che hanno letto quelle carte, il cui contenuto non è loro consentito divulgare, sono convinti che esse contengano una possibile, anzi verosimile chiave di lettura dell’attentato del 27 giugno 1980.

Nonostante questo, - e qui sta la stranezza- il Presidente del Consiglio, sollecitato più di una volta dal Parlamento, si ostina ancora oggi a non autorizzare a distanza di 40 anni la declassifica e la divulgazione dei documenti, pur avendo nel 2014 il governo Renzi autorizzato a rendere pubblici tutti i documenti relativi a stragi e terrorismo, Ustica compresa.

Questa al momento è l’unica verità che in tutti questi anni non ha mai visto la luce nella sua interezza. Questa è la verità, oggi purtroppo dimezzata ma pur sempre verità, con cui si possa rendere omaggio alle 81 vittime di quel 27 giugno del 1980.




Zampino Americano ?



Milano 24 Dicembre – E’ la USS- Saratoga. Il nome che da anni gli investigatori italiani andavano cercando.

La Saratoga è la portaerei da cui, nella notte del 27 giugno 1980, si alzarono in volo due caccia da combattimento la cui presenza era stata notata dai radaristi della difesa aerea vicino al DC9 Itavia prima che esplodesse con 81 persone a bordo a largo di Ustica.

Per anni era stato impossibile conoscere da dove questi aerei fossero decollati.

Solo nel 1999 la Nato comunicò la presenza di una portaerei di uno Stato del Patto Atlantico al largo di Napoli al giudice istruttore Rosario Priore che stava indagando sulla strage senza però indicarne la nazionalità.

Grazie alle dichiarazioni rilasciate al giornalista Andrea Purgatori da Brian Sandlin, un militare che nell’estate del 1980 faceva parte dell’equipaggio di quella portaerei americana, dall’altro giorno quel nome è stato svelato.

“Dalla Saratoga – ha affermato Sandlin – decollarono la sera del 27 giugno 1980 due Phantom F-4 completamente armati. E al loro ritorno non avevano più l’armamento… il capitano Flatley (comandante della Saratoga), attraverso gli altoparlanti disse che durante le operazioni di volo due MIG libici erano venuti incontro in assetto aggressivo ed erano stati abbattuti”.

Sandlin, che è in pensione e vive in Texas, è pronto a ripetere tutto davanti ai magistrati della Procura di Roma che indagano ancora sulla strage.



battaglia aerea con mig libici e l'F4 Americano ha toccato dentro il DC 9 poi esploso in volo

dopo 20 giorni viene ritrovato un mig libico nella Sila

i documenti segreti ci sono, basta aprirli

in 40 anni di Governi nessuno ha dato ordine di aprirli

roba che scotta e gatta da pelare con Mamma America


Etrusco
10Friday, June 26, 2020 11:36 PM
Re:
pliskiss, 26/06/2020 21:54:


battaglia aerea con mig libici e l'F4 Americano ha toccato dentro il DC 9 poi esploso in volo

dopo 20 giorni viene ritrovato un mig libico nella Sila

i documenti segreti ci sono, basta aprirli

in 40 anni di Governi nessuno ha dato ordine di aprirli

roba che scotta e gatta da pelare con Mamma America






Capisco che l'Italia perse l'ultima guerra e che gli Usa 70 anni si sentivano in diritto di spadroneggiare per tutta Europa,
anche in virtù del fatto che si sentivano una sorta di liberatori, ma ormai sono passati più di 70 anni
e le famiglie di tutte le vittime civili hanno anche loro qualche diritto, come ad esempio conoscere la verità.

Una cosa che non ho mai capito è la faccia di bronzo che le autorità seppero fare dichiarando che di quel che avvenne nei cieli italiani in quelle lunghe ore non rimase alcun tracciato radar, incredibile.
pliskiss
00Saturday, June 27, 2020 12:39 AM
Re: Re:
Etrusco, 26/06/2020 23:36:




Capisco che l'Italia perse l'ultima guerra e che gli Usa 70 anni si sentivano in diritto di spadroneggiare per tutta Europa,
anche in virtù del fatto che si sentivano una sorta di liberatori, ma ormai sono passati più di 70 anni
e le famiglie di tutte le vittime civili hanno anche loro qualche diritto, come ad esempio conoscere la verità.

Una cosa che non ho mai capito è la faccia di bronzo che le autorità seppero fare dichiarando che di quel che avvenne nei cieli italiani in quelle lunghe ore non rimase alcun tracciato radar, incredibile.



tracciato radar ??

si ma c'erano un sacco di testimoni tanti morti in cause misteriose


tipo quello delle Frecce Tricolori


Secondo un'inchiesta interna condotta dall'aeronautica militare italiana, la strage dell'Airshow Flugtag fu causata da un errore umano. L'archivio storico Stragi80 ha pubblicato l'anno scorso il rapporto ufficiale rimasto segreto per 25 anni che imputava il disastro ad una manovra errata compiuta dal solista, il caccia Pony 10 comandato dal pilota Ivo Nutarelli, durante il "cardioide", una figura complessa ma ripetuta centinaia di volte dai Top Gun delle Frecce.
Ora, l'indagine che da un anno e mezzo è stata condotta da Giancarlo Nutarelli, fratello di Ivo, affiancato da avvocati, giornalisti e tecnici con la consulenza del legale dei familiari delle vittime Daniele Osnato, smentirebbe quel rapporto.

“Voglio solo che il nome di mio fratello sia riabilitato. Ivo non causò la morte di tutte quelle persone, era un bravo pilota e non avrebbe mai commesso un errore del genere. Cerco la verità da anni e il sospetto che la sua morte sia legata alle 81 vittime del Dc9 è maturato dopo aver visto con quanta fretta e superficialità l’Aeronautica indagò sull’incidente”, ha dichiarato Nutarelli al Fatto.

Mario Naldini e Ivo Nutarelli erano in volo sullo stesso aereo la sera del 27 giugno 1980. Partito dalla base aerea di Grosseto per un'esercitazione, tra le 20:30 e le 20:45 l'F-104 con i due ufficiali a bordo "squocca" per ben due volte un segnale di pericolo, il codice 7700, "emergenza generale confermata". Pochi minuti dopo, la torre di controllo perde il contatto del DC-9 Itavia in rotta da Bologna a Palermo, che esplode e si schianta in mare. Cosa hanno visto Naldini e Nutarelli? Nessuno lo sa.

Nella sentenza-ordinanza Priore scrive che "di certo i due erano a conoscenza di molteplici circostanze attinenti al DC9 e a quei velivoli che volavano in prossimità di esso". "Ma, prosegue il giudice, "non v’era stato nel corso degli anni alcun segno di cedimento da parte dei due, se non qualche battuta, pronunciata in ambienti ristretti e che in breve tempo s’era estinta senza alcun seguito".

Il giudice istruttore esclude che la strage di Ramstein sia stata compiuta al fine di mettere a tacere i due piloti che avrebbero dovuto testimoniare al processo su Ustica: "Quello che non convince è la sproporzione tra fini e mezzi, e cioè che si dovesse cagionare una catastrofe – con modalità peraltro incerte nel conseguimento dell’obbiettivo, cioè l’eliminazione di quei due testimoni per impedirne rivelazioni". Compiere, cioè, una strage per coprire un’altra strage.

Nel capitolo cui abbiamo fatto riferimento all'inizio, Priore distingue fra "i casi risultati non collegati alla vicenda di Ustica" - tra i quali inserisce l'incidente di Ramstein, così come la morte di Sandro Marcucci - e "i decessi per i quali permangono indizi di collegamento con il disastro del DC-9 e la caduta del Mig".


"""""Compiere, cioè, una strage per coprire un’altra strage."""""


a parte lo scandalo internazionale di una guerra aerea in tempi di pace

ma tanti a livello politico e dei servizi segreti erano inguaiati, a questo punto cerchi di eliminare il più possibile, quello che succede succede

per spostare l'attenzione esplose pure la Stazione di Bologna un mese circa dopo

fai una mega strage e l'occhio va a finire tutto li

si tirano fuori Fascisti e Palestinesi e Ustica passa in secondo piano come incidente aereo

non ci rompiamo il cazzo con gli Americani e ci ripuliamo imboscando tutto

Quella notte nei cieli viaggiava Gheddafi e volevano tirarlo giù

che c'è di meglio che sbrigare una faccenda nei cieli di notte dove nessuno vede, si sarebbe detto che l'aereo di Gheddafi sarebbe caduto, invece è caduto il DC 9 dell'Itavia perchè ci fù una battaglia in cielo


In qualità di territorio Italiano tu l'hai ospitata e a livello Internazionale non sarebbe stata buona


a questo punto si eliminano tutte le prove e chi sapeva piano piano






pliskiss
00Saturday, June 27, 2020 12:55 AM
a mattina del 28 giugno 1980 Mario Alberto Dettori torna a casa inquieto. Se ne accorge subito, la moglie Carla, perché sono da poco passate le otto e trenta e il marito, in casa da dieci minuti, è ancora in divisa militare, accanto ai fornelli nella penombra della cucina. «Albe’, togliti la divisa» chiede Carla con amorevole accortezza, ma Dettori resta fermo, impalato e, soprattutto, zitto. Parlerà, nei giorni successivi, ma mai con franchezza: «Abbiamo sfiorato la terza guerra mondiale» dirà alla cognata. Già, perché la sera del 27 giugno 1980, alle 20:59, il segnale radar del volo IH870 sparisce nel nulla. Il DC-9 dell’Itavia, con a bordo ottantuno persone, si perde misteriosamente sull’aerovia Ambra 13, dopo aver da poco superato Ponza. È partito da Bologna con 113 minuti di ritardo, ma nulla, durante il volo, ha lasciato presagire ulteriori disguidi: eppure, all’aeroporto di Palermo, non arriva. Il DC-9 non si è perso nel nulla, è caduto. Come?


L’ipotesi più plausibile
Sono passati quarant’anni esatti dal più grande disastro aereo, dopo Linate, della storia italiana, ma mancano ancora dei tasselli per chiudere un puzzle irrisolto. C’è quella sentenza della Cassazione del 2013 e del 2018 che conferma in parte civile le accuse ai ministeri di Difesa e Trasporti e obbliga al risarcimento di più di 300 milioni di euro per le famiglie delle vittime e la ditta Itavia. C’è, ma più che definire parte delle responsabilità sullo svolgimento dell’inchiesta, non dice. Forse, chi avrebbe potuto dire qualcosa, è Alberto Dettori.



No, non la mattina seguente, era troppo scosso. Certo, avrebbe potuto parlare qualche anno più tardi, quando da Cap Martin in Francia, chiama la moglie nel cuore della notte per avvertirla delle sue preoccupazioni. «Il silenzio è d’oro e uccide» ripete alla cornetta, «ho visto questa frase sui muri» conclude tra lo sbigottimento e la paranoia: tornerà in Italia, a casa con la moglie Carla, ma non sarà più lo stesso. C’erano due caccia italiani in volo, testimoni dell’attacco nella notte del 27 giugno 1980? Dettori potrebbe saperlo, d’altronde il suo compito di radarista alla base di Poggio Ballese era quello: avvistare i caccia. Avrebbe potuto saperlo e anche dirlo, ma il 30 marzo del 1987, Alberto Dettori, si è impiccato.


La morte di tredici potenziali testimoni
Come un cassetto dei calzini abbandonato a se stesso, il disastro del DC-9 dell’Itavia vive di connessioni spaiate. Vive e sopravvive nel mistero e, facile da capire, nel complottismo. L’unico modo per mettere fuori gioco le illazioni è la verità, ma questa tarda ad arrivare, da almeno quarant’anni. Escono le carte, si conoscono pezzi di storia, smentite e rivelazioni scottanti, ma si fatica a mettere un punto alla vicenda.



Il 19 luglio successivo, tra i monti della Sila in Calabria, venne ritrovato lo scheletro di un MiG-23 libico: si disse che cadde quella sera stessa, ma l’autopsia sul pilota rivelò come lo stato di decomposizione fosse troppo avanzato. Il cadavere era tale da almeno venti giorni. Erano anni difficili, di Guerra Fredda sempre più tiepida, e l’Italia, con la sua posizione geografica e la sua conformazione, si prestava benissimo ad essere la portaerei NATO sul Mediterraneo. Cinque anni più tardi, a Sigonella, ne avremmo avuto una dimostrazione.


Lo scontro USA-Libia mette l’Italia nell'angolo
Un incidente militare o un attacco voluto, una bomba interna o un missile esterno. Sono solo dubbi che persistono alla luce di un processo lungo e che resteranno, probabilmente, irrisolti. Brian Sanglin, militare americano che la notte della strage prestava servizio sulla portaerei Saratoga (ancorata a largo di Napoli), ha parlato non meno di due anni fa, durante la trasmissione Atlantide (La7) di Andrea Purgatori, affermando di aver visto due Phantom americani decollare carichi e riatterrare ore dopo senza più armamenti.




Dettori stesso, prima di impiccarsi, avrebbe dovuto fare chiarezza sui due caccia italiani in volo durante la sera del 27 giugno. Così avrebbero dovuto fare anche i due piloti dei suddetti aerei, Ivo Nutarelli e Mario Naldini, se non fossero rimasti coinvolti in un’altra strage, quella di Ramstein (Germania) del 28 agosto 1988.


Durante l’esibizione delle Frecce Tricolori, infatti, i due piloti entrarono in collisione eseguendo la manovra “cardioide”: l’incidente, sul quale mancano ancora spiegazioni, costò la vita ad altre sessantasette persone. Sono ben tredici le morti sospette di altrettanto sospetti testimoni di Ustica. Potremmo chiamarli “danni collaterali”, ma dovremmo allora dare per scontato che, la notte del 27 giugno 1980, i cieli italiani siano stati teatro di guerra. Calda, caldissima guerra.


Etrù quello dei tracciati radar o l'hanno impiccato o l'hanno fatto impiccare


e mi sembra che ce nè degli altri che hanno fatto sparire
pliskiss
00Saturday, June 27, 2020 1:17 AM
Coloro che poi completano l’elenco stilato dal giudice Priore sono il colonnello Pierangelo Tedoldi (morto il 3 agosto 1980 in un incidente stradale sull’Aurelia), il capitano Maurizio Gari (infarto, 8 maggio 1981), il sindaco di Grosseto nel 1980 Giovanni Battista Finetti (23 gennaio 1983, incidente a Istia d’Ombrone), il maresciallo Ugo Zammarelli (12 agosto 1988, incidente stradale a Lamezia Terme), il suo parigrado Antonio Muzio (1 febbraio 1991, vittima di omicidio a Vibo Valentia), il tenente colonnello Sandro Marcucci (2 febbraio 1992, incidente aereo mentre era in servizio antincendio), il maresciallo Antonio Pagliara (morì lo stesso giorno di Marcucci in un incidente stradale a Lecce), il generale Roberto Boemio (12 gennaio 1983, omicidio a Bruxelles) e il maggiore medico Gian Paolo Totaro (2 novembre 1994, suicidio per impiccagione).

Tutti i militari appartenevano all’aeronautica e gravitano intorno a missioni di volo o a centri radiristici, soprattutto quello del grossetano, zona che ha avuto un ruolo particolare nell’inchiesta per via della quantità di persone che qui si concentravano e che non avrebbero detto tutto agli inquirenti. Sulle circostanze di queste morti e sull’inchiesta su Ustica, allo stato attuale delle conoscenze, ci sarebbero solo coincidenze.


coincidenze stò cazzo


Il signor Conte dovrebbe dare libero accesso ai documenti segreti custoditi

domani passano i 40 anni e non se ne parla più, magari il prossimo Governo

chi ci ha messo la faccia più di tutti a quei tempi ??

Cossiga

LERICI (LA SPEZIA) - "C'era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio". Il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha ripetuto la sua verità sul caso Ustica,

che è i francesi stavano con gli americani ??

qualche hanno dopo confesserà pure Bologna

la valigia trasportata da una palestinese dell'OLP è esplosa per errore

proprio un Democristiano DOC


Uno solo sapeva tutto per filo e per segno di quei giorni estivi anni 80

questo si chiamava Licio Gelli

si è portato tutto sottoterra

pliskiss
00Saturday, June 27, 2020 4:18 PM
AlcibiadeR
00Sunday, June 28, 2020 12:33 AM
Re:
pliskiss, 27/06/2020 01:17:

Coloro che poi completano l’elenco stilato dal giudice Priore sono il colonnello Pierangelo Tedoldi (morto il 3 agosto 1980 in un incidente stradale sull’Aurelia), il capitano Maurizio Gari (infarto, 8 maggio 1981), il sindaco di Grosseto nel 1980 Giovanni Battista Finetti (23 gennaio 1983, incidente a Istia d’Ombrone), il maresciallo Ugo Zammarelli (12 agosto 1988, incidente stradale a Lamezia Terme), il suo parigrado Antonio Muzio (1 febbraio 1991, vittima di omicidio a Vibo Valentia), il tenente colonnello Sandro Marcucci (2 febbraio 1992, incidente aereo mentre era in servizio antincendio), il maresciallo Antonio Pagliara (morì lo stesso giorno di Marcucci in un incidente stradale a Lecce), il generale Roberto Boemio (12 gennaio 1983, omicidio a Bruxelles) e il maggiore medico Gian Paolo Totaro (2 novembre 1994, suicidio per impiccagione).

Tutti i militari appartenevano all’aeronautica e gravitano intorno a missioni di volo o a centri radiristici, soprattutto quello del grossetano, zona che ha avuto un ruolo particolare nell’inchiesta per via della quantità di persone che qui si concentravano e che non avrebbero detto tutto agli inquirenti. Sulle circostanze di queste morti e sull’inchiesta su Ustica, allo stato attuale delle conoscenze, ci sarebbero solo coincidenze.


coincidenze stò cazzo


Il signor Conte dovrebbe dare libero accesso ai documenti segreti custoditi

domani passano i 40 anni e non se ne parla più, magari il prossimo Governo

chi ci ha messo la faccia più di tutti a quei tempi ??

Cossiga

LERICI (LA SPEZIA) - "C'era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio". Il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha ripetuto la sua verità sul caso Ustica,

che è i francesi stavano con gli americani ??

qualche hanno dopo confesserà pure Bologna

la valigia trasportata da una palestinese dell'OLP è esplosa per errore

proprio un Democristiano DOC


Uno solo sapeva tutto per filo e per segno di quei giorni estivi anni 80

questo si chiamava Licio Gelli

si è portato tutto sottoterra





cmq de saver tuta eà verità ghe ne parlemo minimo fra n'altri 50anni, visto tute e scenegiate fate per i 40anni del disastro, a cominziar da matarea, fico, ea caseati e tuta eà zavora che continua a tor par el cuio i soiti italioti ...
... despiase soeo par e vitime e i parenti che i sembra tandi don chisssiote contro i muini a vento!

vergogneve, stato, avocati, poitici, burocrati e responsabii de sta strage ... vergogneve!!!

pliskiss
00Sunday, June 28, 2020 3:31 AM
Re: Re:
AlcibiadeR, 28/06/2020 00:33:




cmq de saver tuta eà verità ghe ne parlemo minimo fra n'altri 50anni, visto tute e scenegiate fate per i 40anni del disastro, a cominziar da matarea, fico, ea caseati e tuta eà zavora che continua a tor par el cuio i soiti italioti ...
... despiase soeo par e vitime e i parenti che i sembra tandi don chisssiote contro i muini a vento!

vergogneve, stato, avocati, poitici, burocrati e responsabii de sta strage ... vergogneve!!!





tra un mesetto arriviamo a Bologna sempre per i 40 anni

85 morti 200 feriti

gente che sà è ancora in giro nella politica

per i 40 anni un bel dossier, nessuno risponderà ma io metto tutto

e ce nè da mettere
AlcibiadeR
00Sunday, June 28, 2020 12:36 PM
Re: Re: Re:
pliskiss, 28/06/2020 03:31:




tra un mesetto arriviamo a Bologna sempre per i 40 anni

85 morti 200 feriti

gente che sà è ancora in giro nella politica

per i 40 anni un bel dossier, nessuno risponderà ma io metto tutto

e ce nè da mettere




... come mai ci vai? [SM=x44466]

pliskiss
00Sunday, June 28, 2020 12:54 PM
Re: Re: Re: Re:
AlcibiadeR, 28/06/2020 12:36:




... come mai ci vai? [SM=x44466]





e chi è che ci va ??

se intendi per arrivare

arriviamo nel senso che il 2 Agosto è l'anniversario pure della strage alla stazione, 40 anni pure quella

5 settimane dopo Ustica


pure li' tutto irrisolto
AlcibiadeR
00Sunday, June 28, 2020 2:06 PM
Re: Re: Re: Re: Re:
pliskiss, 28/06/2020 12:54:




e chi è che ci va ??

se intendi per arrivare

arriviamo nel senso che il 2 Agosto è l'anniversario pure della strage alla stazione, 40 anni pure quella

5 settimane dopo Ustica


pure li' tutto irrisolto




… ah ho capito, intendevi “arriviamo” in senso lato e, appunto, sull’altra strage di cui pure lì non si sa quasi nulla con vari insabbiamenti e sul continuare da parte dei vertici dello stato e dei tanti governi di destra e di sinistra a prendere in giro parenti e italiani … maledetti schifosi, prima i responsabili, ma in egual misura, siano stramaledetti quanti sanno perfettamente chi sono i mandanti ma tacciono e li coprono continuando a depistare con apertura di inchieste sopra inchieste per aggiungere altra confusione a quella che da subito avevano già creato …


pliskiss
00Monday, June 29, 2020 1:22 AM
Re: Re: Re: Re: Re: Re:
AlcibiadeR, 28/06/2020 14:06:




… ah ho capito, intendevi “arriviamo” in senso lato e, appunto, sull’altra strage di cui pure lì non si sa quasi nulla con vari insabbiamenti e sul continuare da parte dei vertici dello stato e dei tanti governi di destra e di sinistra a prendere in giro parenti e italiani … maledetti schifosi, prima i responsabili, ma in egual misura, siano stramaledetti quanti sanno perfettamente chi sono i mandanti ma tacciono e li coprono continuando a depistare con apertura di inchieste sopra inchieste per aggiungere altra confusione a quella che da subito avevano già creato …






si può dire

sono passati 40 anni che cazzo te ne frega

a parte che io ero un ragazzino e quei momenti li, li ho vissuti e mi sono rimasti impressi

il punto quale è ?

appunto che dopo 40 anni continuano a prendere per il culo l'opinione pubblica con inchieste e mica inchieste


quando si sà tutto


USTICA CRASH BACK IN THE HEADLINES: REQUEST FOR INFO
Date:2003 July 14, 12:37 (Monday) Canonical ID:03ROME3199_a
Original Classification:SECRET Current Classification:SECRET
Handling Restrictions-- Not Assigned --
Character Count:3820
Executive Order:-- Not Assigned -- Locator:TEXT ONLINE
TAGS:AVIATION | FAA - Federal Aviation Administration; Foreign Assitance Act | IT - Italy | PINR - Political Affairs--Intelligence | PREL - Political Affairs--External Political Relations Concepts:-- Not Assigned --
Enclosure:-- Not Assigned -- Type:TE - Telegram (cable)
Office Origin:-- N/A or Blank --
Office Action:-- N/A or Blank -- Archive Status:-- Not Assigned --
From:Italy Rome Markings:-- Not Assigned --
To:-- N/A or Blank --
Arcanna Jones
00Tuesday, June 30, 2020 12:05 AM
Re:
pliskiss, 27/06/2020 01:17:




Il signor Conte dovrebbe dare libero accesso ai documenti segreti custoditi

domani passano i 40 anni e non se ne parla più, magari il prossimo Governo

chi ci ha messo la faccia più di tutti a quei tempi ??

Cossiga




Se hanno lasciato una scia di cadaveri per mettere tutti a tacere dubito che possa esserci qualche documento segreto in possesso dello Stato,
anche Cossiga, come gli altri politici dell'epoca, avranno ricevuto l'ordine di tacere, insabbiare, senza però che nessuno gli andasse a spiegare tutto quello che era successo, d'altra parte gli americani non hanno mai tenuto gli italiani in alta considerazione, non si fidano e non hanno nulla da guadagnarci a condividere con noi segreti inconfessabili, tanto noi abbiamo sempre fatto tutto quello che ci hanno ordinato, con l'unica eccezione di Sigonella...
their
00Tuesday, June 30, 2020 12:21 AM
nessuno ha mai capito niente di questa storia
pliskiss
00Tuesday, June 30, 2020 2:54 AM
Re: Re:
Arcanna Jones, 30/06/2020 00:05:




Se hanno lasciato una scia di cadaveri per mettere tutti a tacere dubito che possa esserci qualche documento segreto in possesso dello Stato,
anche Cossiga, come gli altri politici dell'epoca, avranno ricevuto l'ordine di tacere, insabbiare, senza però che nessuno gli andasse a spiegare tutto quello che era successo, d'altra parte gli americani non hanno mai tenuto gli italiani in alta considerazione, non si fidano e non hanno nulla da guadagnarci a condividere con noi segreti inconfessabili, tanto noi abbiamo sempre fatto tutto quello che ci hanno ordinato, con l'unica eccezione di Sigonella...




rufusexc
00Wednesday, July 1, 2020 1:50 PM
Interessante come ricostruzione, ma non si tiene conto di alcuni aspetti, che come al solito vengono scordati o taciuti.

L'Aeronautica Libica all'epoca era dotata dei seguenti tipi di caccia Mikoyan-Gurevich:
- MIG-21, dotato di un'autonomia di circa 1.320 km, 1.800-1.900 km con serbatoi esterni;
- MIG-23, dotato di un'autonomia di 1.650 km, 2.820 km con serbatoi esterni;
- MIG-25, dotato di un'autonomia di 860 km.
Dovete poi dividere per 2 per avere l'autonomia per andare e tornare.
La distanza tra la Libia e Ustica è di 1.420 km e, quella tra la Libia e le Isole Pontine di 1.665 km.
Siccome, anche se viene chiamata la Strage di Ustica, in realtà è avvenuta più vicino a Ponza che a Ustica. Anche volendo stimare che avvenne a metà strada, ossia a circa 1.542 km dalla Libia.
Nessuno degli aerei libici sarebbe potuto arrivare fino al punto in cui venne colpito il DC-9 dell'Itavia e, fare ritorno in Libia. Tra le altre cose la Libia non aveva aerei per il rifornimento in volo all'epoca. Anche se fossero stati dotati di serbatoi sganciabili, per un eventuale combattimento avrebbero dovuto sganciarli, eliminando la sola molto flebile possibilità di tornare a casa. A meno che non si voglia considerare che erano in missione suicida!!!!
I MIG poi dovevano sorvolare la Sicilia e, a Trapani-Birgi c'è una base dell'Aeronautica Militare da cui potrebbero essere fatti partire su allarme (scramble) degli F-104 Starfighter.

Strano che dopo tanti anni questo marinaio parli e, diriga le indagini verso la pista USA, mentre per tanti anni si era parlato di aerei partiti da una portaerei francese. [SM=x44473]
Così com'è strano che si parli di combattimento aereo tra F-4J Phantom II e Mig libici, visto che si era ipotizzato che l'obiettivo eventuale di questo combattimento aereo, in realtà fosse un attacco a un aereo governativo libico, dove si ipotizza che ci potesse essere Gheddafi.
Ripeto, questa nuova pista è strana, non molto plausibile.
rufusexc
00Wednesday, July 1, 2020 2:25 PM
Altra cosa importante da sapere sulla pista "Portaerei Saratoga", le indagini del giudice Priore hanno accertato senza ombra di dubbio che, la nave la sera della Strage di Ustica si trovava nel porto di Napoli. Nessun aereo sarebbe potuto decollare dalla nave in quella situazione.
pliskiss
00Thursday, July 2, 2020 2:05 AM
Re:
rufusexc, 01/07/2020 14:25:

Altra cosa importante da sapere sulla pista "Portaerei Saratoga", le indagini del giudice Priore hanno accertato senza ombra di dubbio che, la nave la sera della Strage di Ustica si trovava nel porto di Napoli. Nessun aereo sarebbe potuto decollare dalla nave in quella situazione.




ok carburante o mica carburante

ma il mig libico ritrovato dopo in Sila che cazzo ce l'hanno portato con il carro attrezzi?

quelli sono supersonici in 20 minuti ti vanno da una parte all'altra della penisola, di certo non girano senza carburante

questa non è gente di un teatro, questa è gente di Ciampino quella sera

pliskiss
00Thursday, July 2, 2020 2:48 AM
Questa per me è una tesi da prendere in considerazione

l'aereo non è scoppiato in cielo, anche perchè non sarebbe li quasi tutto ricostruito

se veniva c'entrato da un missile in cielo sarebbe scoppiato, che cmq sia bisogna sempre vedere il missile che parte prende dell'aereo

c'era in ballo qualche cosa nei cieli e c'è stata una battaglia aerea, il DC 9 è diventato scudo ed è stato toccato dentro probabilmente da un Panthom americano


Questa sezione dell'inchiesta sulla strage di Ustica è stata inserita negli atti giudiziari che compongono il processo d'appello. Per meglio spiegare cosa successe pochi minuti dopo la collisione del DC9 I-TIGI nelle acque del tirreno, ecco un ulteriore quadro della vicenda: sono passate poche ore dalll'incidente e dall'ammaraggio del DC9 ITAVIA. Sul posto giunge il Colonnello Sergio Bonifacio il quale vede riaffiorare 40 cadaveri uno dopo l'altro e questo significa che l'aereo stava affondando in quel momento.

Oggi il Colonnello in congedo dell'Aeronautica della Marina Militare, Sergio Bonifacio, nel 1980 era Tenente di Vascello e comandava un Bréguet Atlantic, un aereo sofisticatissimo usato dalla Marina Militare per la caccia ai sommergibili. La notte del 27 Giugno 1980 si alzò in volo alle 3 del mattino dalla base di Cagliari Elmas con il suo vice Alessandro Bigazzi e altri 12 uomini d'equipaggio. Sergio Bonifacio fu il primo a giungere sul luogo del disastro perchè tutti i velivoli di soccorso erano stati fatti confluire sulla rotta Ponza-Palermo. L'unico a dover perlustrare l'area dell'ultimo punto di riporto, un terzo sopra il "Punto Condor" e due terzi sotto; <>

Il DC9 I-TIGI in quel momento stava affondando. Non era oltre i 50-70 metri di profondita altrimenti quei corpi sarebbero finiti sul fondale marino e non sarebbero tornati a galla. Quindi l'aereo ITAVIA stava affondando lentamente ancora 12 ore dopo la caduta. Vuol dire che era rimasto a galla per tutta la notte. Al massimo poteva avere una falla. Se fosse stato colpito da un missile o fosse esploso a 7 mila metri di altezza tutto questo non sarebbe potuto succedere. Ed ecco che Cossiga, pochi anni prima della morte, ribadisce come il DC9 è stato abbattuto da un missile a risonanza e non ad impatto. Un missile che non ha fatto espoldere l'aereo ma che può aver provocato una grave avaria con danni irreparabili a tutti i circuiti elettrici, consentendo al pilota di governarlo e di farlo planare. Certo l'ammaraggio non è stato morbido. Se si impatta a 270 km. all'ora, l'acqua è come una lastra di cemento. Ecco perchè tutti i corpi recuperati avevano una profonda ferita al ventre provocata dalla cintura di sicurezza. Ecco perchè erano tutti senza scarpe: il Comandande li aveva avvertiti che stavano ammarando. Molti passeggeri, secondo me, sono morti dissanguati dopo ore di agonia. Non dimentichiamo il corpo di quel Carabiniere con un piede tranciato e la camicia stretta attorno alla caviglia per frenare l'emoraggia. O quella mamma stretta alla sua bambina. Se fosse morta all'istante avrebbe allentato la presa. Molti, se il DC9 fosse stato individuato subito, potevano esere salvati.

Il rapporto di volo numero 113/80 redatto e consegnato da Bonifacio lo stesso 28 Giungno al Comando del 30° Stormo di base a Elmas, è stato ignorato per nove anni. << Mi chiedevo: come mai colui che è giunto per primo sul luogo del disastro e che ha visto riaffiorare i cadaveri, non viene sentito? Forse del mio rapporto non sanno nulla, pensavo>> Ne parlai con l'ammiraglio Pizzarelli, membro della Commissione Pratis. Mi fece capire che il mio rapporto non era fra i documenti in loro possesso. L'Ammiraglio lo verificò parlandone con il mio co-pilota che gli confermò tutto. Fui interrogato per la prima volta il 25 Ottobre 1989 dal Procuratore militare di Cagliari. Due mesi dopo mi convocò il Giudice Bucarelli che mi congedò dicendomi: "tutto torna, Bonifacio"

Poi l'Ufficiale è stato interrogato anche dal Giudice Rosario Priore e dai membri di diverse commissioni d'inchiesta. E lui e gli altri 13 membri dell'equipaggio hanno sempre ripetuto le stesse cose. Non c'è una sbavatura nelle 14 dichiarazioni. 28 occhi hanno visto riaffiorare i primi cadaveri dell'aereo ITAVIA dopo le 9 del mattino. E prima dei corpi, aggiunge Bonifacio, avevamo notato una chiazza di cherosene che ci aveva segnalato un elicottero, poi le parti leggere del DC9 come i cuscini dei sedili, i salvagente sgonfi, le valige e altri oggetti.


dopo un pò di tempo



Ma su quel Phantom c' erano due grossi fori
GAETA - E se fosse l' aereo di Ustica? Se quel Phantom F4J, pescato casualmente a sud di Ponza, avesse a che fare con la strage del Dc9 dell' Itavia? Il caso del relitto, portato a galla nella notte tra il 20 e il 21 gennaio scorso, sta assumendo i contorni di un giallo internazionale. L' ambasciata degli Stati Uniti e gli alti vertici della Nato in Italia si sono affrettati a smentire qualsiasi coinvolgimento tra il loro caccia militare e la controversa vicenda del velivolo civile, esploso in volo il 27 giugno del 1980 con 81 persone a bordo. "Sapevamo di due nostri caccia", hanno dichiarato laconicamente i portavoce Usa, "che erano precipitati nel Tirreno al termine di una missione. Sulla zona eran calata una fitta nebbia e i velivoli avevano avuto difficoltà a ritrovare la Saratoga, la portaerei da cui erano decollati. Erano a corto di carburante e i piloti non hanno avuta altra scelta che lanciarsi e abbandonare i caccia". Tutto questo avveniva nel 1974. Secondo la versione ufficiale delle autorità militari Usa. L' anno è stato indicato confrontando il numero impresso sulla carlinga del caccia, 157303, con la data in cui è stato denunciato l' incidente. Lascia quantomeno perplessi il fatto che nessuno, autorità militari Nato o americane in testa, non si siano preoccupate di ripescare i relitti di due caccia, perfettamente operativi all' epoca, impiegati sulla Saratoga e utilizzati nella guerra del Vietnam. Ci sono voluti ben ventisei anni e una pura casualità per fare ciò che sarebbe stato logico facessero i responsabili militari statunitensi. Due caccia non si perdono come aghi in un pagliaio e non si lasciano corrodere dalla salsedine a un centinaio di metri di profondità. A meno che si tratti di relitti che possono nascondere scomode verità. "Io non so cosa nasconda quell' aereo", ci dice, brontolando, confuso e un po' infastidito Nicola Mitrano, 35 anni, sposato, comandante del peschereccio Bartolomeo I, il marinaio che è incappato in un reperto davvero scottante. "So soltanto che mi stava rovinando una rete. E i danni sarebbero stati per decine di milioni". Ma dove e quando ha raccolto il relitto? Interrogato più volte dalla Capitaneria di Porto di Gaeta, costretto dagli inquirenti a restare in banchina perché non ha denunciato subito il ritrovamento del caccia, Mitrano sbuffa insofferente. "A largo di Mondragone. Circa dieci miglia. Ma, credo, che inizialmente stesse molto più al largo". Dove? "Guardi, noi pescatori, quel relitto, lo chiamavamo yoyo. Sa, quel gioco che si fa da bambini. Lo chiavavamo così perché ognuno lo trascinava in lungo e in largo. Noi verso sud e i napoletani verso nord. Lo tiravano su con la rete. Ma poi, era così pesante che lo lasciavano di nuovo sul fondo. Io, ho avuto sfortuna. Il cavo della rete si è incastrato sull' attaccatura del timone di coda. Non c' è stato verso di disincagliarlo. Alla fine sono stato costretto a tirarlo a galla. Altrimenti, avrei distrutto o peggio perso la rete. Non so a quando risalga quel relitto. Ne ho sentito parlare da moltissimo tempo. Forse, da prima del 1980. Ma chi può dirlo? Ero partito giovedì notte e avevo messo la prua verso il largo. Andavo a caccia di pescespada. Lavoro tutta la notte e metà del giorno dopo. Lungo la rotta di ritorno, la rete a strascico si blocca. Saranno state le due del pomeriggio. Sento un forte strattone. Insisto e scruto sul fondo con il radar di bordo. Sapevo che nella zona c' erano alcuni relitti. Resti di aerei dell' ultimo conflitto. Ma anche navi e barche. Molti di noi, abituati a incrociare in zona, si sono segnati quei punti sulle carte. Ma non tutti ci facevano caso". Nicola Mitrano non si rende conto subito di cosa ha pescato. Crede a qualche residuo bellico. "Mi sembrava una specie di siluro", racconta sorridendo. "Lo trascino fino al porto. Poi, lo ancoro ad una bitta e lo lascio sotto la banchina". La voce sulla strana pescata fa presto il giro della città. Luciano Di Nucci, proprietario di una famosa pizzeria che si affaccia sul porto dei pescatori, è anche un appassionato videoamatore. Prende la sua cinepresa e filma il relitto, immerso in un metro d' acqua. Abbiamo visto le immagini. Si notano due grossi fori sulla carlinga del jet. Il primo all' altezza del timone di coda, quasi tranciato di netto. Il secondo subito dietro l' attaccatura dell' ala, anche questa staccata, dove si presume c' è lo scarico della turbina dei motori. Lesioni anomale, hanno dichiarato gli esperti ad un primo, sommario esame del relitto. Il caccia è sprovvisto del serbatorio supplementare. Non si sa ancora se quello recuperato sui fondali di Ustica, tra i rottami del Dc 9 Itavia, sia dello stesso tipo. Ma se dovesse appartenere ad un Phantom F4J, l' accostamento tra i due ritrovamenti non sarebbe più così casuale. Il relitto sparisce due giorni dopo, cioè il 25. Capitaneria, Carabinieri e Polizia lo cercano in lungo e in largo. Interrogano Mitrano, gli chiedono che fine abbia fatto. Lui prende tempo. Dice e non dice. Gli fanno capire che si tratta di una storia seria. Che quel relitto può anche avere a che fare con l' aero di Ustica. Il comandante si spaventa e ammette: "L' ha preso un mio amico. Compra e vende ferro". Il relitto viene rintracciato nel giro di poche ore. Era parcheggiato in un magazzino a pochi chilometri da Gaeta. Adesso è nascosto in un cantiere navale. Guardato a vista da militari armati. Fino a martedì prossimo, quando sarà trasferito probabilmente a Pratica di mare.


camilllo mandrilllo
00Friday, July 3, 2020 1:10 AM
Re:
rufusexc, 01/07/2020 13:50:

Interessante come ricostruzione, ma non si tiene conto di alcuni aspetti, che come al solito vengono scordati o taciuti.

L'Aeronautica Libica all'epoca era dotata dei seguenti tipi di caccia Mikoyan-Gurevich:
- MIG-21, dotato di un'autonomia di circa 1.320 km, 1.800-1.900 km con serbatoi esterni;
- MIG-23, dotato di un'autonomia di 1.650 km, 2.820 km con serbatoi esterni;
- MIG-25, dotato di un'autonomia di 860 km.
Dovete poi dividere per 2 per avere l'autonomia per andare e tornare.
La distanza tra la Libia e Ustica è di 1.420 km e, quella tra la Libia e le Isole Pontine di 1.665 km.
Siccome, anche se viene chiamata la Strage di Ustica, in realtà è avvenuta più vicino a Ponza che a Ustica. Anche volendo stimare che avvenne a metà strada, ossia a circa 1.542 km dalla Libia.
Nessuno degli aerei libici sarebbe potuto arrivare fino al punto in cui venne colpito il DC-9 dell'Itavia e, fare ritorno in Libia. Tra le altre cose la Libia non aveva aerei per il rifornimento in volo all'epoca. Anche se fossero stati dotati di serbatoi sganciabili, per un eventuale combattimento avrebbero dovuto sganciarli, eliminando la sola molto flebile possibilità di tornare a casa. A meno che non si voglia considerare che erano in missione suicida!!!!
I MIG poi dovevano sorvolare la Sicilia e, a Trapani-Birgi c'è una base dell'Aeronautica Militare da cui potrebbero essere fatti partire su allarme (scramble) degli F-104 Starfighter.

Strano che dopo tanti anni questo marinaio parli e, diriga le indagini verso la pista USA, mentre per tanti anni si era parlato di aerei partiti da una portaerei francese. [SM=x44473]
Così com'è strano che si parli di combattimento aereo tra F-4J Phantom II e Mig libici, visto che si era ipotizzato che l'obiettivo eventuale di questo combattimento aereo, in realtà fosse un attacco a un aereo governativo libico, dove si ipotizza che ci potesse essere Gheddafi.
Ripeto, questa nuova pista è strana, non molto plausibile.


Mainfatti!
Poi ti pare possibile che un pazzo come Gheddafi non avesse mai spifferato qualcosa sulla vicenda se ci fosse rimasto coinvolto qualche libico?

Ma la domanda più inquietante è come mai i francesi erano in mezzo a questo mistero e qualcuno ha fatto di tutto per non far venire fuori la verità? Cosa potrebbe esserci di tanto pericoloso che ancora ignoriamo?

AlcibiadeR
00Thursday, July 30, 2020 3:28 PM



Il Presidente Mattarella commemora le vittime delle stragi di Ustica e di Bologna.


Mattarella ai familiari delle stragi di Bologna e Ustica:


“Dolore e verità piena”.


Appello del cardinal Zuppi: “Chi sa parli”



Il Capo dello Stato a Bologna per il 40° anniversario:
«Il dovere del ricordo e la solidarietà come reazione».
La corona deposta di fronte alla lapide che ricorda l’eccidio alla stazione del 2 agosto 1980


ROMA. «Dolore, ricordo, verità piena. Sono queste le sollecitazioni che raccolgo ed esprimo, per solidarietà nei vostri confronti e nei confronti di Bologna, città ferita e che non dimentica questa ferita e che ha reagito in maniera esemplare», il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver deposto una corona di fronte alla lapide che ricorda la strage nella stazione di Bologna del 2 agosto del 1980

Il significato di una presenza
«La mia presenza qui -ha aggiunto il Capo dello Stato- ha questo significato: partecipazione al dolore che rimane per quanto avvenuto; solidarietà della Repubblica per questo dolore, dovere del ricordo della memoria, perché non si smarrisca mai la consapevolezza di quanto avvenuto e della gravità di quanto avvenuto e di quanto va impedito per il futuro. E ribadire l'esortazione, la sollecitazione, a sviluppare ogni impegno per la verità, con ogni elemento, documentale o non documentale, che possa contribuire a raggiungere pienamente la verità».

Museo
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha visitato anche il Museo per la Memoria di Ustica, nel quartiere della Bolognina, terza tappa della sua visita nel capoluogo emiliano, dopo la partecipazione alla messa celebrata in suffragio delle vittime dal cardinale di Bologna, Matteo Zuppi nella Cattedrale di San Pietro e l'incontro con i familiari delle vittime dell'attentato del 2 agosto del 1980 nella sala d'attesa della stazione. Al museo (dove sono custoditi i resti del Dc9 abbattuto nei cieli della cittadina siciliana il 27 giugno del 198) il Capo dello Stato si è intrattenuto con i familiari delle 81 vittime della strage.

Monito
«Chiediamo ancora che chi sa qualcosa, trovi i modi per comunicare tutto ciò che può aiutare la verità, perché anche se scappiamo dal giudizio degli uomini non scappiamo dalla nostra coscienza e soprattutto dal giudizio di Dio», ha detto l'arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Zuppi, in un passaggio della sua omelia pronunciata nel 40° anniversario delle stragi della stazione di Bologna e di Ustica. «Da questa memoria di due tra le ferite più profonde della storia recente del nostro Paese, vorrei sorgesse un impegno rinnovato, personale e comunitario, per l'Italia e per l'Europa tutta, in un momento così grave per tutti che richiede ad ognuno rigore e serietà- ha aggiunto il porporato-. Preghiamo perché cresca il contrario degli interessi individuali e dei poteri occulti che è il bene comune. Preghiamo perché siano sconfitte le mafie di ogni genere e provenienza con i loro interessi spaventosi e la terribile capacità corruttiva e distruttiva, e cresca la comunità di destino che ci unisce. Preghiamo perché il grido di dolore che sale dal sangue delle vittime e che è ascoltato da Dio lo sia anche dagli uomini e diventi pratica di giustizia e umile impegno di onestà. Preghiamo perché sappiamo essere fratelli per il nostro fratello come Cristo ci ha insegnato. In Lui i nostri cari vivono e sono nella luce. Anche per loro scegliamo la via dell'amore».

Il ringraziamento del cardinale
«La presenza così autorevole, per il ruolo e per la persona, del Presidente della Repubblica dona a questo ricordo un significato tutto particolare, una solennità emozionante e profonda. Era atteso. Credo di esprimere a nome di tutti i parenti e di tutti noi un ringraziamento commosso a Lei, Signor Presidente, per questo gesto che completa le tante e importanti parole con cui in questi anni Lei ha sempre accompagnato la memoria di queste come di ogni strage», ha evidenziato Zuppi «Grazie, Signor Presidente. E con lei ringrazio i rappresentanti tutti delle istituzioni, che sono come le pareti portanti di questa nostra casa comune, per la quale vale la pena sacrificare la vita, difendendola con l'onestà e il lavoro anche perché ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta (quindi in piena libertà personale) una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società».


Fonte



[SM=x44499] [SM=x44515]


pliskiss
00Sunday, August 23, 2020 1:17 AM
Roma, 22 ago – La verità su Ustica “potrebbe fare male all’Italia”. E’ questa in sostanza la risposta di Palazzo Chigi a Giuliana Cavazza, presidente onoraria del comitato “Verità per Ustica” e figlia di una delle 81 vittime del Dc9 dell’Itavia Bologna-Palermo precipitato sul Tirreno il 27 giugno del 1980. Motivo per cui il segreto di Stato sui documenti del Sismi provenienti dal Libano dovrà permanere per altri 8 anni.

Il dossier del colonnello del Sismi Giovannone
La Cavazza aveva scritto a Palazzo Chigi affinché fosse tolto il segreto di Stato su alcuni documenti relativi alla strage, che dopo numerose ipotesi resta a tutt’oggi un mistero. In particolare, si trattava di un dossier con gli avvertimenti giunti da Beirut poco prima della strage da parte del colonnello Stefano Giovannone. Quest’ultimo è stato capocentro del Sismi in Libano dal 1973 al 1982 e nei giorni precedenti all’abbattimento dell’aereo avrebbe più volte avvertito di pericoli riguardanti l’Italia. Ebbene, il segreto di Stato dovrebbe durare al massimo 30 anni, tuttavia per i documenti in questione gli omissis sono parecchi. E anzi, come sottolineato dalla risposta data dalla presidenza del Consiglio alla rappresentante delle vittime di Ustica, il segreto continuerà almeno fino al 2029: “Rendere pubbliche le carte arrecherebbe un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica”.

Cavazza: “Me l’aspettavo. Ma non ci diamo per vinti”
Dal canto suo, la Cavazza non è certo sorpresa: “Me l’aspettavo, ma in sostanza, visto che il segreto scadrebbe nel 2029 – ha dichiarato Cavazza alla Stampa – e poi basterà mettere una firma per rinviare ancora di quinquennio in quinquennio, bisognerebbe vivere come degli Highlander. Ma non ci diamo per vinti”.

FdI: “Desecretare i documenti, come richiesto anche dal Copasir”
Intanto, dal fronte dell’opposizione Fratelli d’Italia chiede che il governo giallofucsia di desecretare i documenti. “‘La verità sulle stragi di Ustica e di Bologna farebbe male all’Italia’. La giustificazione con cui il presidente del Consiglio avrebbe risposto ai familiari delle vittime che chiedono verità e quindi giustizia non può in alcun modo essere condivisa. E’ solo la menzogna che fa male all’Italia!”, scrive su Facebook il senatore FdI Adolfo Urso, vicepresidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. “Anche il Copasir ha chiesto, con una deliberazione assunta alla unanimità e dopo aver letto quei documenti, di desecretare le note di Giovannone dal Libano inerenti nello specifico l’assassinio di Aldo Moro e le stragi di Ustica e Bologna. Tutti coloro che hanno letto quelle carte sono convinti che possano contribuire a svelare la verità e quindi a fare vera giustizia. Attendiamo la risposta ufficiale del presidente del Consiglio per giudicare”, conclude Urso.




[SM=x44457]
pliskiss
00Sunday, August 23, 2020 1:37 AM
cazzo commemori che le verità ce le avete li'!!!

Vergogna!!!!!!!!!!!!!

ghigliottina!!!!!!!!!!!!!




Ignazzio
00Monday, August 24, 2020 4:32 PM
Se la verità si è scelto di tenerla nascosta sin da subito... ormai dopo tutti questi anni non la si può più rivelare, sarebbe pure peggio!

Ma intanto ognuno un'idea se l'è potuta fare da quel che è comunque trapelato...
Questa è la versione 'lo-fi' del Forum Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 8:05 PM.
Copyright © 2000-2020 FFZ srl - www.freeforumzone.com